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Emissioni zero: come raggiungerle?

Energie rinnovabili, veicoli elettrici e Ccs. Governi, aziende e utenti finali. Cosa dobbiamo fare per tentare di completare gli obiettivi della transizione? Il commento di Pierluigi Loner e Ophélie Mortier

Emissioni zero: come raggiungerle?

Siamo così sicuri che la CoP26 sita guidando la corsa verso le emissioni nette zero? L’obiettivo è lodevole, ma siamo già in ritardo sulle ambizioni di emissioni zero entro il 2050. L'esecuzione di progetti greenfield sulle rinnovabili richiede troppo tempo a causa della burocrazia. Inefficienze che dovranno essere eliminate se vogliamo davvero impegnarci in una rivoluzione sostenibile. Inoltre, il consumo in termini assoluti è solo aumentato negli ultimi decenni e probabilmente continuerà a farlo. Sicuramente c’è bisogno che le aziende passino da una logica di volumi a una strategia basata su valore e qualità, ma anche i consumatori dovrebbero tagliare i consumi inutili. Un completo cambiamento di paradigma che produrrebbe un significativo effetto a catena nei nostri attuali mercati ad alta intensità di risorse. Ricapitolando: le impronte delle risorse energetiche, dei trasporti, della produzione, dell'edilizia, dell'agricoltura e del sistema alimentare devono essere affrontati.

In tutto ciò, servirà anche affrontare direttamente il problema del carbonio alla fonte. «Per riformare efficacemente la nostra industria energetica basata sui combustibili fossili, le energie rinnovabili saltano all’occhio come una valida alternativa», spiegano Pierluigi Lonero, buy-side equity analyst, e Ophélie Mortier, responsible investment strategist di Dpam. «L'energia idroelettrica ed eolica sono già impiegate su larga scala. Il solare potrebbe essere la prossima fonte rinnovabile a ricevere ulteriore attenzione specialmente grazie alle sostanziali riduzioni dei costi di cui ha beneficiato nell'ultimo decennio, che l’hanno resa probabilmente la fonte energetica più economica. Un'altra alternativa rinnovabile è rappresentata dall'idrogeno, il cui processo di estrazione è notevolmente migliorato negli ultimi tempi. Diverse multinazionali dei settori industriale, della telefonia mobile e del riscaldamento sono infatti particolarmente entusiaste del potenziale dell'idrogeno che vanta anche alcune applicazioni promettenti nell’aviazione».

Da non sottovalutare è poi la selezione di fonti di trasporto più verdi. I veicoli elettrici (Electric vehicles) sono la soluzione più comunemente citata. «Le vendite di veicoli elettrici in Europa dovrebbero incrementare nel prossimo futuro. Anche la crescita cinese è significativa, sostenuta principalmente dalla regolamentazione, così come quella dell'India che ha intrapreso alcune misure per promuovere la diffusione dei veicoli elettrici», continuano i due esperti. «Nonostante queste promettenti prospettive, ci sono ancora diverse questioni da affrontare per far sì che questa soluzione possa fornire un contributo significativo per i nostri obiettivi di emissioni nette zero. La sfida più grande rimane il processo di produzione delle batterie, l'origine dell'energia per alimentarle e le dimensioni dei veicoli. Inoltre, c'è un rischio reale di scarsità di risorse. Il nichel e il litio, entrambi elementi chiave nelle batterie Ev, dovrebbero già esaurirsi entro il 2024. Il riciclo e l’elaborazione di prodotti a ciclo di vita sono essenziali per guidarci verso un'elettrificazione di successo della mobilità. Il biocarburante è un'altra opzione per aiutarci a sostituire il diesel e la benzina in settori come l'aviazione e può giocare un ruolo importante nel futuro mix energetico. Come l'idrogeno, però, l'uso del biocarburante è ancora limitato, anche se ci si aspetta che aumenti fino a rappresentare il 4% dei carburanti per il trasporto globale entro il 2030».

Rimane da affrontare il problema della cattura e dello stoccaggio del carbonio (Ccs). «Anche se un po’ controverso, il Ccs rimane l'unico modo per catturare le emissioni associate alle industrie difficili da decarbonizzare come quella dell'acciaio, del cemento e dei prodotti chimici», spiegano. «Se vogliamo rimanere al di sotto di un aumento della temperatura di 2°C, le stime dei requisiti in termini di investimenti variano, ma possono arrivare a 2,5 trilioni di dollari entro il 2050. Attualmente, i programmi di cattura e stoccaggio del carbonio sono limitati, con un tasso di implementazione lento. Questo ha portato alcuni a sostenere invece una tassazione del carbonio. La questione delle tasse transfrontaliere e il potenziale mercato globale del carbonio diventeranno sempre più rilevanti».

Per una corretta transizione verso un'economia a zero emissioni di carbonio, servirà però allineare gli interessi di tre entità chiave: governi, aziende e utenti finali. Nel lungo termine, la decarbonizzazione dovrebbe essere deflazionistica per i consumatori. Tuttavia, durante la transizione, i costi potrebbero salire, e si potrebbero verificare picchi di volatilità (i recenti picchi dei prezzi dell'elettricità ne sono un esempio). «È improbabile che i consumatori siano disposti o preparati a pagare un premio significativo per "soluzioni verdi", quindi i governi devono intervenire per facilitare la transizione. Questo dovrebbe alleviare le difficoltà sostenute da aziende e/o consumatori», concludono gli esperti. «Le società di servizi dovranno trovare un modo per evitare aumenti dei prezzi dell'elettricità nel medio termine, prima di un passaggio a un'economia basata completamente sulle energie rinnovabili. Infine, anche i prezzi del carbonio dovranno aumentare significativamente per incoraggiare ulteriormente la decarbonizzazione nei settori ad alta intensità energetica. In conclusione, è ancora possibile tracciare il cammino per un futuro più sostenibile. Tuttavia, dovremo destreggiarci tra molti fattori diversi in modo efficiente e tempestivo per assicurare una transizione efficace verso un futuro a zero emissioni di carbonio. Vediamo se la CoP26 può scaricare a terra alcuni di questi obiettivi».

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