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Case History: Nordea AM

Le nostre azioni concrete per le emissioni zero

Cerone, head of advisory distribution Italy, spiega a Investire le mosse del colosso della regione nordica nell’ambito di Cop26

Le nostre azioni concrete per le emissioni zero

Gianluca Cerone


C'è chi parla di finanza sostenibile e chi la pratica. Nordea Asset Management, pioniere dell’investimento responsabile con 274 miliardi di euro di Aum, fa parte della seconda categoria. Un paio di esempi concreti lo dimostrano. La sospensione dell’acquisto di titoli di stato brasiliani per il dissenso sulla politica di deforestazione condotta dal presidente Jair Bolsonaro in Amazzonia. E la campagna condotta in Vietnam per ostacolare la costruzione della seconda centrale a carbone a Vung Ang. NAM ha guidato un consorzio di 25 investitori da quasi 5 miliardi di euro in Aum, che ha invitato proprietari, finanziatori e costruttori coinvolti a ritirarsi dal progetto e a porre fine a tutte le forme di coinvolgimento in nuovi progetti sul carbone a livello mondiale, citando i rischi finanziari e reputazionali connessi al clima. Un impegno che è valso a NAM il PRI Award 2021. In questa fase segnata dal grande evento Cop26, Investire ha intervistato Gianluca Cerone, head of advisory distribution Italy di Nordea Asset Management.


Dottor Cerone, perché Cop26 è così importante?

È chiara a tutti la necessità di passare dalle parole ai fatti. Dopo che sono trascorsi 6 anni da Parigi, questo incontro è particolarmente importante dal nostro punto di vista, soprattutto per 3 motivi. Primo, con Joe Biden gli Stati Uniti tornano nell’accordo dopo l’uscita di Donald Trump, ed è quindi lecito attendersi iniziative sul clima a livello globale e un maggior committment su queste tematiche. Secondo, il contesto pandemico ha aumentato il senso di vulnerabilità delle persone, rendendole più sensibili a tutte le tematiche connesse con il rapporto con il nostro pianeta. Terzo, veniamo da un contesto in cui la Commissione europea ha implementato l’Sfdr (Sustainable finance disclosure regulation, ndr) che impone obblighi sull’Esg per asset manager e altri operatori finanziari; è interessante vedere se ci saranno nuovi obblighi per altri attori allo scopo di raggiungere il target di non superare l’aumento di 1,5 gradi, stabilito dagli accordi di Parigi. Sono queste le tre tematiche per le quali investitori e addetti ai lavori hanno gli occhi puntati su Cop26.


Quali sono le aspettative di Nordea?

Cop26 prende le mosse dalla conferenza svolta a Madrid nel 2019. Allora Cop25 si concluse praticamente con un nulla di fatto, le negoziazioni si prolungarono a lungo ma non si riuscì a trovare un accordo, specie sui temi dei mercati di carbonio. Ma guardiamo ai fatti: veniamo dai 7 anni più caldi mai registrati, con un innalzamento record del livello dei mari. Nordea da un lato ha una forte aspettativa su azioni concrete da intraprendere in tre direzioni: tagli delle emissioni, decarbonizzazione, deforestazione; dall’altro si aspetta un maggiore committment da parte dei governi nel raggiungere nel 2050 il target di zero emissioni, ma soprattutto una road map chiara di medio lungo termine su come completare questa carbonizzazione nei diversi settori, che a oggi non c’è. Inoltre speriamo in un maggiore impegno anche nell’implementazione di azioni obbligatorie a tutela del clima, allineate con le raccomandazioni della task force sulle Climate-related financial disclosures.


Quali le azioni concrete di Nordea a favore dell’obiettivo zero emissioni?

Nel 2020 per cementare il nostro committment con l’accordo di Parigi siamo stati tra i fondatori della Net Zero Asset managers initiative, insieme ad alcuni altri leader globali che si impegnano a sostenere l’obiettivo zero emissioni per il 2050. Oltre a ciò, le nostre azioni sanno essere estremamente concrete. Per fare un esempio, Nordea ha deciso di sospendere l’acquisto di bond brasiliani perché totalmente in contrasto con la gestione della tematica amazzonica. Ancora, si è recentemente conclusa l’azione con cui Nordea ha guidato un pool di 25 investitori da quasi 5 miliardi di asset nell’appello a istituzioni finanziarie e società coinvolte a ritirarsi dal progetto della costruzione di una seconda centrale a carbone a Vung Ang, in Vietnam. Un appello che è stato ascoltato, e che è stato premiato come una delle migliori attività di engagement a livello globale. Portiamo inoltre avanti la Climate record strategy, con lo sviluppo di soluzioni dedicate al climate change e alle politiche di disinvestimento legate al clima, nonché l’integrazione della gestione del rischio climatico in tutti i nostri processi di investimento. Ancora, la Fossil fuel policy, ovvero la nostra politica sui combustibili fossili allineata agli accordi di Parigi, consiste nel mantenere l’esposizione su aziende che aiutano ad accelerare la transizione verso l’energia pulita e parallelamente nel ridurla su quelle che vanno contro questa transizione energetica, uscendo quindi dal nostro radar degli investimenti.


Ci descrive qualcuna delle vostre strategie che supportano gli obiettivi di Cop26?

La prima si chiama Global climate and social impact. È stata creata pensando proprio alla Cop26, focalizzandosi da un lato sul mondo della green economy, dall’altro su tutte quelle soluzioni concrete legate ad alcuni temi sociali. Si cercano aziende che investano su 4 temi di investimento: salute e benessere, inclusione e pari opportunità, decarbonizzazione, sostenibilità a 360 gradi. La seconda, Global gender diversity, è una strategia focalizzata su aziende che dimostrano un alto livello di gender diversity e di uguaglianza nel management. Ricordo che l’uguaglianza di genere è uno degli obiettivi dell’Onu. Queste aziende hanno sovraperformato il mercato e dato così il via al lancio della strategia. Infine la nostra gamma core Star, che permette in maniera concreta di raggiungere il cosiddetto doppio obiettivo: finanziario e di ambiente e sostenibilità. La gamma Star punta proprio a un’azione di decarbonizzazione del portafoglio con un forte committment su aziende che seriamente percorrono la strada del net zero emission, sia lato bond che equity. Queste strategie, incorporando climate record strategy e fossil fuel policy, mirano a una sostenibilità di medio - lungo periodo, in linea con la net zero emission.


A Nordea ritenete che l’aspetto ambientale e quello sociale vadano di pari passo?

Abbiamo notato due aspetti. Da un lato a causa della pandemia si è scoperto che ecosistemi più forti si traducono in società molto più resilienti e viceversa. Dall’altro con una serie di survey condotte a livello europeo abbiamo visto che investitori, risparmiatori e asset manager sono convinti che il clima rimarrà un tema di investimento nel medio-lungo periodo, ma anche che la variabile sociale, e quindi l’attenzione all’uguaglianza e all’inclusione, è un possibile futuro megatrend. Questo soprattutto perché sono le fasce di popolazione più giovane, la cosiddetta generazione Z, che saranno gli investitori di domani, a prestare una fortissima attenzione a queste variabili. L’idea del Global climate social impact nasce dall’evidenza di avere davanti agli occhi questo legame, ma anche da queste connessioni di tipo finanziario, che creano legami tra le variabili ambientale e sociale, un po’ messi da parte fin qui. Esg è un acronimo che racchiude elementi più interconnessi di quanto non si pensi.

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