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Scenari | WisdomTree Europe

Materie prime scudo contro l’inflazione. Anche se l’oro…

«Questa asset class batte le attività che si suppone siano strutturalmente legate al rialzo dei prezzi, come i Tips, i titoli del Tesoro Usa». Il commento di Nitesh Shah

Materie prime scudo contro l’inflazione. Anche se l’oro…

Record di inflazione dal 1990 per gli Stati Uniti, dove l'indice dei prezzi al consumo (Cpi) è aumentato del 6,2% nel mese di ottobre 2021. Cifra che – rilasciata il 1° novembre – supera il consensus di Bloomberg del 5,9. Ci si potrebbe chiedere, a questo punto, con che coraggio si continui ad insistere sul mantra dell’inflazione transitoria. Ma si sa: “il coraggio è la virtù dei forti” (leggasi in questo caso ‘temporeggiatori’). Verrebbe quasi da chiedersi se non manchi qualcosa nelle aspettative di mercato; un dubbio a cui peraltro nemmeno gli investitori sono immuni.   

«Crediamo», commenta Nitesh Shah, head of commodities & macroeconomic research di WisdomTree Europe (nella foto a lato), «che gli shock dal lato dell'offerta siano più grandi e più persistenti di quanto il mercato si aspettasse. I segni rivelatori dei colli di bottiglia dell'offerta sono disseminati nei dettagli, compresi i prezzi elevati dell'energia e delle auto. Anche i servizi stanno mostrando aumenti di prezzo su larga scala che indicano una carenza di manodopera». Ricapitolando: il diavolo sta nei dettagli, ma il mercato è un fedelissimo devoto di nostro Signore. 

Che fare dunque, in uno scenario in cui l’inflazione è sempre meno transitoria ma in cui le Banche fanno finta di non vederlo? Prima mossa: individuare quelle attività che possono reggere l’urto di un contesto inflativo. «In questo caso», spiega Shah, «le materie prime si distinguono storicamente come vincitori. Questa asset class ha il beta dell'inflazione più forte di tutti gli asset che abbiamo analizzato. Batte le attività che si suppone siano strutturalmente legate all'inflazione, come i Tips, i titoli del Tesoro Usa protetti dall'inflazione. Le materie prime sono probabilmente lo strumento di copertura perfetto per il contesto attuale, data la natura di ciò che sta guidando l'inflazione. Il beta delle materie prime rispetto all'inflazione inattesa è ancora più forte del suo beta rispetto all'inflazione attesa. Se i driver dell'inflazione oggi sono inaspettati, allora le materie prime sono il posto dove dirigersi».

 

 

Eppure, il bene rifugio per eccellenza, l’oro, quest'anno ha un po’ deluso. Storicamente una grande copertura per l'inflazione, nell'ultimo anno avrebbe dovuto brillare come non mai. Invece, dopo la stima dell'inflazione Cpi statunitense del 6,2%, l'oro ha iniziato a muoversi fortemente al rialzo, sfondando i 1860 dollari l'oncia intraday il 10 novembre. Anche i rendimenti del Tesoro Usa a 10 anni sono saliti dall'1,46% all'1,56%, e il paniere del dollaro Usa (DXY) è salito da 93,96 a 94,84 lo stesso giorno, fermando l'ascesa dell'oro.

«Resta da vedere», conclude Shah, «se l'oro si è scrollato di dosso il cattivo umore ed è tornato al suo comportamento normale. I nostri modelli interni di previsione indicano che con questa forza dell'inflazione, l'oro dovrebbe essere scambiato più vicino a 2.300 dollari/l'oncia. Riconoscendo la potenziale forza del dollaro statunitense e l'aumento dei rendimenti del Tesoro che probabilmente deriveranno dal percorso di inasprimento della politica monetaria della Federal Reserve (sia in termini di riduzione degli acquisti di obbligazioni che di futuri segnali di aumento dei tassi), l'oro potrebbe non arrivare a 2.300 dollari/l'oncia, ma potrebbe ancora salire a 1.900 dollari/l'oncia entro la fine di quest'anno solare. Il 4° trimestre 2021 è un momento cruciale per l'oro per mettersi alla prova. Speriamo certamente che la rilevazione dell'inflazione al 6,2% funga da defibrillatore per riportare in vita il metallo».

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