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Covid-19: come la digitalizzazione sta cambiando l’economia

«Lo spostamento forzato delle abitudini lavorative e di consumo sta cambiando strutturalmente l’equilibrio tra diversi settori, e impatta sulla relazione tra città, zone suburbane, paesi di medie dimensioni e aree rurali». Il commento di Pierre Schoeffle e Philippe Depoux

Covid-19: come la digitalizzazione sta cambiando l’economia

Il 2020 è stato un anno abbastanza tragico sotto ogni punto di vista, ma come spesso succede i grandi stravolgimenti si portano dietro nuove opportunità. È il caso del mondo digital, completamente esploso durante la pandemia. I Paesi rimasti indietro nel processo di digitalizzazione (primo fra tutti, l’Italia), sono stati in un certo senso ‘costretti’ dal virus a colmare quel vuoto digitale che li distanziava dal resto del mondo. Viceversa, laddove la rivoluzione digitale era già ampiamente arrivata e diffusa, diventando la norma, adattarsi alla nuova vita priva di contatto fisico è risultato molto più semplice e tutto sommato neanche troppo stravolgente.

In ambito lavorativo, lo smart working sta via via smettendo di essere una necessità, diventando però un’opportunità sempre più apprezzata dai lavoratori. Secondo Dares, durante il lockdown della primavera del 2020, il 25% degli impiegati in Francia lavorava da casa full-time, mentre prima della pandemia era solo il 3%, tra l’altro come parte di uno schema di telelavoro parziale. Il mondo degli affari ha improvvisamente realizzato la portata della trasformazione in atto quando Insee ha stimato che il 40% dei lavori in Francia poteva essere svolto, almeno parzialmente, lavorando da remoto.

Secondo Adecco, società di lavoro temporaneo, il 12% degli impieghi in Europa a metà 2021 fa riferimento al telelavoro parziale, un bel contrasto col 3% dell’anno precedente. Tuttavia, il livello del lavoro da remoto varia in grande misura di Paese in Paese e di settore in settore. «Le nazioni del Nord Europa sono tradizionalmente più inclini a sviluppare questa tipologia di lavoro, ed è più comune nei ruoli altamente qualificati ad alta intensità di competenze, come i servizi professionali o di informazione e i servizi di tecnologia delle comunicazioni (Ict)», spiegano Pierre Schoeffler, senior advisor di La Française Group, e Philippe Depoux, presidente di La Française Real Estate Managers (nella foto a lato). «È meno frequente nel manifatturiero e nei servizi di mercato, e in generale nei lavori che richiedono una presenza fisica per svolgere diversi compiti. Peraltro, è emerso un nuovo tipo di disuguaglianza nel mercato del lavoro, come risultato di una eleggibilità o non-eleggibilità per il telelavoro a seconda dell’impiego».

Per il mercato immobiliare degli uffici, il telelavoro va di pari passo con meno posti di lavoro da ufficio. «Nella regione dell’Île-de-France, la più grande in Europa con circa 50 milioni di mq di spazio occupato, nelle sedi aziendali a fine 2020 lavoravano 2,5 milioni di persone», continuano gli esperti. «Se il 40% dei lavori venisse effettivamente svolto da remoto, come immaginato da Insee, e considerando che due giorni di telelavoro diventeranno la norma per questi impieghi, il numero di posti di lavoro in ufficio diminuirà di circa 400.000. Dal momento che la superficie per un lavoro di ufficio è di 20 mq, ciò comporterebbe una sparizione, in termini di domanda, di circa 8 milioni di mq. Ciò nonostante, l’aumento nella produttività dovuto al telelavoro, insieme all’aumento di lavori da ufficio dovuti alla demografia positiva e alla terziarizzazione dell’economia francese, dovrebbero compensare questo impatto negativo negli anni a venire». Con il telelavoro, il mercato degli uffici si ritrova quindi ad affrontare un cambiamento strutturale nel suo equilibrio tra domanda e offerta, il quale avrà un forte impatto sul design degli spazi lavorativi, sulla costruzione e sulla struttura del mercato degli uffici, così come sulla natura in evoluzione delle relazioni tra proprietari e affittuari a causa della maggior necessità di flessibilità da parte delle aziende.

Altri settori immobiliari commerciali in Francia hanno affrontato cambiamenti significativi negli ultimi vent’anni: una diminuzione di aree per gli edifici industriali, un forte aumento di magazzini, una trasformazione delle aree commerciali e delle strutture ricettive, un emergere di nuovi segmenti di investimento immobiliare come i data center. Questi cambiamenti su larga scala sono dovuti in gran parte alla crescente digitalizzazione dell’economia (e-commerce, piattaforme digitali, servizi cloud), oltre che a un cambiamento nelle dinamiche economiche delle aree precedentemente focalizzate sulla creazione di valore aggiunto grazie alla competizione industriale e ora sostenute dalla generazione di rendimento che viene speso in loco. Questo cambiamento comporta in egual misura sfide e opportunità. 

«Il mercato degli uffici è di fronte a un cambiamento senza precedenti, sia per portata sia per il suo arrivo inaspettato», concludono gli esperti. «Lo spostamento forzato verso la digitalizzazione delle abitudini lavorative e di consumo sta cambiando strutturalmente l’equilibrio fondamentale esistente tra diversi settori dell’immobiliare, come gli uffici, gli alloggi, la logistica e il commercio, senza contare l’impatto sulla relazione tra le diverse aree: città, zone suburbane, paesi di medie dimensioni e aree rurali, rendendo dunque necessario effettuare una valutazione trasversale tra i segmenti e i luoghi piuttosto che una valutazione verticale per segmento. La trasformazione in atto favorirà la nascita di edifici che combinano l'esperienza dell'utente, la flessibilità e la versatilità d'uso, la capacità di sviluppare servizi e di svolgere un ruolo inclusivo nella città, offrire valore ai suoi occupanti e fornire efficienza energetica. Inoltre, come emerge dal report Blanchard-Tirole, il telelavoro è anche un modo per mitigare il cambiamento climatico e un mezzo per adattarcisi».

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