Quantcast

Scenari | WisdomTree

Gli asset digitali come le ferrovie: vince l’interoperabilità

«Sono in fase di realizzazione una serie di ‘ponti’ tra reti diverse che permettono al traffico e alle risorse di muoversi liberamente avanti e indietro, consentendo di effettuare su una rete delle transazioni che vengono riconosciute su un’altra rete». Il commento di Benjamin Dean

Gli asset digitali come le ferrovie: vince l’interoperabilità

L’interoperabilità sta diventando sempre più necessaria negli asset digitali. Immaginiamo una linea ferroviaria: ha bisogno di essere costruita in modo tale che tutti i vagoni di tutti i treni possano spostarsi facilmente da una linea all’altra, senza bisogno di dover trasferire passeggeri e merci ogni volta. La stessa cosa vale per gli asset digitali: hanno bisogno di reti in grado di creare ‘ponti’ per farli ‘parlare’ tra loro, così che gli utenti possano trarne beneficio.

Gli sviluppatori stanno lavorando per trovare delle soluzioni, perché attualmente il codice di ogni rete è scritto in un determinato linguaggio per conseguire quel determinato obiettivo. Questo impedisce la comunicazione tra le reti, comportando attriti e ulteriori costi per chi intende operare in multitasking tra una rete e l’altra. «Tuttavia», dice Benjamin Dean, director digital assets di WisdomTree (nella foto a lato), «questo spazio si sta evolvendo: da alcuni anni sono in fase di realizzazione una serie di ‘ponti’ tra reti diverse, per collegare comunità o luoghi distinti, permettendo al traffico e alle risorse di muoversi liberamente avanti e indietro. Questi ponti consentono di effettuare su una rete delle transazioni che vengono riconosciute su un’altra rete;  in termini più tecnici, si effettua il wrapping delle monete o dei token in modo da poterli utilizzare in altre reti. Ne è un esempio il Wbtc (wrapped bitcoin), ossia un bitcoin in un wrapper compatibile con la rete Ethereum; questa soluzione ha funzionato egregiamente (attualmente circolano 13 miliardi circa di dollari in wrapped bitcoin) ed è solo uno degli esempi possibili».

Un altro settore in cui è possibile apprezzare una maggiore connettività, è la creazione di protocolli interoperabili: anziché cercare di costruire uno spazio esclusivo che limiti gli utenti, alcuni dei progetti in più rapida crescita hanno deciso di scrivere il loro software in modo da rendere il loro servizio compatibile tra varie reti. Le maggiori piattaforme di scambio decentralizzate si sono accorte con ampio anticipo quanto l’interoperabilità fosse necessaria. «Curve, la più grande piattaforma decentralizzata, attualmente con un Total Value Locked di 17 miliardi di dollari, è interoperabile con sette protocolli diversi, mentre Sushi swap è la migliore realtà in tal senso, poiché è interoperabile con tredici protocolli», spiega Dean. «Questo aspetto, però, non si limita ai soli scambi: Aave, che mette a disposizione pool di liquidità per l'assunzione/erogazione di prestiti e perciò richiede quanta più liquidità possibile, ha reso il relativo protocollo utilizzabile sulle reti Ethereum, Polygon e Avalanche».

L’ecosistema degli asset digitali continua a crescere e a svilupparsi proprio come le linee ferroviarie, che sono state costruite separatamente per poi evolversi nelle reti attualmente esistenti. La buona notizia è che per le reti degli asset digitali è molto meno dispendioso attuare retroattivamente l’interoperabilità (sia per mezzo di ponti che tramite aggiornamenti di protocollo) di quanto non lo sia per quelle ferroviarie. «Ci aspettiamo», conclude l’esperto, «che l’interoperabilità svolga un ruolo importante in quelle parti dell’ecosistema che raggiungono e mantengono la massa critica e conferiscono un valore maggiore all’utente».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400

I più letti

Articolo successivo