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Scenari | AXA Investment Managers

Utili forti, ma rimangono le preoccupazioni per il 2022

«Se ci sarà una normalizzazione sui tassi, l’attuale forte interesse per i segmenti più rischiosi del mercato potrebbe calare. Ci sembra quindi preferibile mantenere una buona diversificazione e limitare l'esposizione a un fattore in particolare». Il commento di Gilles Guibout

Utili forti, ma rimangono le preoccupazioni per il 2022

Le rassicurazioni delle banche centrali hanno fatto il loro dovere, e ora i mercati azionari ritrovano il gusto del rischio, prima inibito dalle preoccupazioni per l’inflazione duratura e la lenta crescita economica. Gli utili delle società, ancora una volta positivi, hanno spinto i rialzi. 

Le utility hanno registrato la crescita più forte (sono state responsabili di oltre il 20% della performance), trainate in parte dal forte rialzo dei prezzi dell'energia, ma soprattutto dal ritiro di un progetto di legge spagnolo, che prevedeva tasse complementari per contenere l'aumento dei prezzi dell'elettricità per il consumatore finale. Solo un mese prima questo progetto aveva penalizzato le utility. «Ora il quadro è cambiato», commenta Gilles Guibout, gestore del fondo Axa Wf Framlington Italy di Axa Investment Managers (nella foto a lato), «e il dietrofront del governo spagnolo non è banale: mostra che la transizione energetica ha messo il settore in una posizione di forza. La conversione green dell’economia ha fatto diventare interessante il settore delle utility, che in questo momento hanno molta più forza contrattuale, come ha dimostrato il ritiro del progetto di legge di tassazione del governo di Madrid. Enel, che è ben esposta al mercato spagnolo, vale da sola un 20% del rialzo del mercato italiano». Risultati positivi anche per tecnologici, auto, finanziari e beni di consumo, anch’essi spinti al rialzo generalmente dalla pubblicazione degli utili.


Meglio però non cantare vittoria troppo presto: il 2022 si profila più complicato del previsto. «Nelle prossime settimane», continua Guibout, «i mercati azionari dovrebbero rimanere in territorio positivo perché non ci sono alternative all’azionario per chi cerca rendimento, tenuto conto dei livelli dei tassi d’interesse reali ancora molto negativi, e il recente rialzo dei tassi a lungo termine che si mantiene al di sotto dell'impennata dell'inflazione. Inoltre, la stagione delle trimestrali, nel complesso molto buona, ha consentito ancora una volta di rivedere al rialzo le aspettative sugli utili per l’anno e di comprimere i multipli di valutazione a livelli appena sopra la media di lungo periodo. Tuttavia, cominciano a manifestarsi segnali di pressione sui margini e la crescita dovrebbe continuare a normalizzarsi, suggerendo un 2022 più complicato in vista di un graduale inasprimento da parte delle banche centrali. Restano quindi i timori a causa di politiche meno accomodanti e scenario d’inflazione incerto».

Sembra dunque che la tranquillità ritrovata non sia destinata a durare, e i timori che le banche centrali aspettino troppo prima di alzare i tassi e che l’inflazione si riveli meno transitoria del previsto, tornano a fare capolino. «Vista quest’incertezza, preferiamo mantenere un approccio bilanciato tra società di maggiore qualità e più costose e altre più a buon mercato e tra titoli value e growth, anche se il portafoglio è prevalentemente growth», continua il gestore. «Se ci sarà una normalizzazione sui tassi, l’attuale forte interesse per i segmenti più rischiosi del mercato potrebbe calare. Ci sembra quindi preferibile mantenere una buona diversificazione e limitare l'esposizione a un fattore in particolare, per essere invece in grado di affrontare scenari differenti». E conclude: «Continuiamo ad essere selettivi nella scelta dei titoli e privilegiamo sempre le aziende che offrono un reale potenziale di crescita del fatturato e/o dei margini, unica garanzia della capacità di generare risultati e pagare dividendi nel tempo».

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