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Scenari | Schroders

Delude la CoP26: nessuna rivoluzione per gli investimenti

«Nei prossimi mesi vedremo se gli Stati Uniti riusciranno ad approvare la loro legge sul clima. Se lo faranno, questo sarà il più grande catalizzatore a breve termine per gli investimenti nel cambiamento climatico». Il commento di Simon Webber e Isabella Hervey-Bathurst

Delude la CoP26: nessuna rivoluzione per gli investimenti

Ora che la tanto chiacchierata CoP26 si è conclusa, possiamo tirare le somme. Per alcuni deludente, troppo poco concreta e non abbastanza d’impatto, per altri rivoluzionaria, un passo cruciale nella lotta al cambiamento climatico: i pareri sono contrastanti. Secondo Schroders, anche se dal punto di vista degli investimenti non è cambiato molto, la conferenza si è conclusa con alcuni risvolti positivi.

«In primo luogo», commentano Simon Webber (nella foto a lato) e Isabella Hervey-Bathurst, rispettivamente lead portfolio manager e global sector specialist di Schroders, «sono stati siglati alcuni accordi tangibili incoraggianti. L’India si è impegnata a raggiungere l’obiettivo Net Zero per la prima volta, anche se entro il 2070; e sempre per la prima volta sono stati menzionati direttamente combustibili fossili e carbone, con i vari Paesi che si sono impegnati a eliminare gradualmente il carbone e i sussidi inefficienti per i combustibili fossili. Inoltre, più di 100 Paesi hanno firmato l'iniziativa guidata da Stati Uniti e Ue per ridurre le emissioni di metano del 30% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2020, e si sono impegnati a fermare la deforestazione entro il 2030. Sono poi state approvate le linee guida per un mercato globale delle emissioni di carbonio, uno sviluppo che era in sospeso dalla CoP21 di Parigi. Le regole riguardano standardizzazione e chiarezza».

Ulteriori accordi fanno ben sperare per i progressi futuri: i Paesi d’ora in poi dovranno regolarmente aggiornare i loro obiettivi di riduzione delle emissioni e le loro strategie. Cosa che li manterrà sotto pressione permettendo un miglioramento più tempestivo, il che è estremamente necessario. «Se preso seriamente, questo potrebbe implicare che nel 2022 vedremo un recupero dello slancio politico, se la Cina e altri Paesi coglieranno l'opportunità di rafforzare i loro impegni», continua il team. «Ci sarà anche una migliore comparabilità degli obiettivi climatici e un maggiore controllo su di essi». Sorprende poi che Usa e Cina stiano cercando di collaborare sulle questioni climatiche, nonostante le loro tensioni geopolitiche.

Ma la CoP26 non ha riguardato solo i governi: sul fronte privato è scesa in capo la formazione della Glasgow Financial Alliance for Net Zero (Gfanz), guidata da Mark Carney e Michael Bloomberg. Un’iniziativa che comprende 130.000 miliardi di asset impegnati verso l’obiettivo Net Zero.

Tuttavia, non mancano i motivi di pessimismo. A deludere è stato il fatto che gli impegni presi finora continuano a non essere sufficienti per raggiungere gli obiettivi climatici. «Diverse valutazioni, anche dopo gli ultimi annunci alla CoP26, mostrano un aumento della temperatura tra i 2,4°C e i 2,7°C, invece della soglia prevista ben al di sotto dei 2°C», spiegano Webber e Hervey-Bathurst. «Le emissioni continueranno ad aumentare nel breve periodo, mentre dovranno necessariamente diminuire. Si tratta di un punto cruciale perché l’incertezza sugli effetti e i circoli viziosi in questa fascia di aumento delle temperature sono ancora molto significativi».

Altro fattore di delusione è l’ambiguità di India e Cina, intervenute per attenuare gli impegni, nella formulazione scritta, sull'eliminazione del carbone e dei sussidi per i combustibili fossili. Il testo finale fa riferimento alla "riduzione graduale dell'energia da carbone non consumata ed eliminazione graduale dei sussidi inefficienti per i combustibili fossili". Questo tipo di ambiguità costruttiva è spesso necessaria per riuscire a raggiungere un accordo internazionale, ma vista la portata dell’emergenza climatica è molto deludente che i Paesi non siano riusciti ad adottare una linea più rigida.

«I Paesi più ricchi ancora una volta non hanno raggiunto un accordo nel mobilitare 100 miliardi di dollari all’anno per aiutare i Paesi più poveri a gestire le emissioni e adattarsi al cambiamento climatico», dice il team. «E sul fronte del mercato delle emissioni di carbonio, ci sono state preoccupazioni sul fatto che le regole sembrano permettere l'ingresso nel sistema di vecchie unità di scarsa qualità, indebolendo la sua efficacia. Nel frattempo, la fiducia sul fatto che alcuni degli impegni annunciati saranno mantenuti (per esempio sulla deforestazione) non è molta».

Il Congresso Usa poi, non ha ancora approvato alcuna legislazione per guidare la transizione climatica ed energetica, minando gli obiettivi e le dichiarazioni d'intenti del governo statunitense. «Sul fronte privato Gfanz non rappresenta un nuovo pool di capitale che potrebbe essere impiegato in soluzioni climatiche. Comprende anche alcune banche che continuano a finanziare nuovi progetti di esplorazione e produzione di petrolio», commentano Webber e Hervey-Bathurst.

La CoP di Glasgow era stata etichettata come l’ultima possibilità per limitare l’aumento delle temperature entro 1,5°C. Questa possibilità continua a esistere, ma c’è il rischio che si possa iniziare a pensare che questo target sia ormai irraggiungibile. Tale eventualità potrebbe ostacolare lo slancio: «Le aziende continueranno a impegnarsi ad apportare i cambiamenti necessari per limitare il riscaldamento globale entro 1,5°C (con un taglio del 45% delle emissioni entro il 2030) se i governi non lo faranno?», si chiede il team.

Un’altra conseguenza potrebbe essere un’insoddisfazione riguardo alla mancanza di leadership politica da parte dei cittadini. «Crediamo», proseguono, «ci sia anche il rischio che i Paesi particolarmente vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico possano giungere alla conclusione che è meglio conservare le proprie risorse per l'adattamento, piuttosto che per la mitigazione, se le grandi economie non stanno facendo abbastanza. Il mercato dello scambio delle emissioni di carbonio richiederà del tempo per l’implementazione ma siamo curiosi di vedere come verrà sviluppato e quali segnali saranno percepiti dai mercati. Sarà importante che tale iniziativa non delegittimi la necessità di ridurre le emissioni. In generale, riteniamo che la CoP26 abbia smosso qualcosa ma che comunque non sia stato fatto un grande passo avanti. È quindi improbabile che si riveli significativa per i mercati finanziari nel breve termine. Lo spostamento ormai consolidato verso l’energia rinnovabile e i veicoli elettrici continuerà a un ritmo più veloce ma la CoP non ha rivoluzionato tale cambiamento. Ciò significa che torneremo a concentrarci sugli sviluppi politici. Nei prossimi mesi vedremo se gli Stati Uniti riusciranno ad approvare la loro legge sul clima. Se lo faranno, questo sarà il più grande catalizzatore a breve termine per gli investimenti nel cambiamento climatico».

 

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