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Il Podcast di Schroders

Oltre il Pil: perché il capitale naturale è vitale per l’economia globale

La corsa verso il Net Zero tra ripristino degli ecosistemi e opportunità d’investimento

Oltre il Più: perché il capitale naturale è vitale per l’economia globale

I mercati considerano la decarbonizzazione dei processi industriali e la promozione dell'efficienza energetica come essenziali per combattere il cambiamento climatico, ma siamo convinti che stiano sottovalutando il ruolo fondamentale che la conservazione dei beni naturali gioca nella corsa verso un mondo a zero emissioni.  Il capitale naturale è vitale per l'economia globale. Secondo il World Economic Forum, più della metà del Più mondiale dipende dalle risorse naturali. Esse giocano un ruolo importante nel migliorare la prosperità umana, poiché ecosistemi sani e biodiversità ci forniscono diversi beni fondamentali come cibo, acqua, un ambiente salubre e vivibile, e questo ha implicazioni sul nostro benessere fisico e psicologico.

Uno studio recente, Changes in the global value of ecosystem services, stima che il totale dei servizi forniti dagli ecosistemi globali ha generato benefici per 125 trilioni di dollari nel 2011, cioè più di una volta e mezza il Più globale. Le nostre economie sono intrinsecamente legate alla natura e la sostenibilità dello sviluppo economico dipende strettamente dalla protezione degli ecosistemi. Ma fino ad ora, economisti, politici e mercati finanziari si sono concentrati solo su misure di performance economica, sottovalutando i costi di produzione a scapito dell'ambiente.

Nella più ampia area di quello che viene definito “capitale naturale”, le foreste svolgono un ruolo essenziale, fornendo gran parte dei servizi ecosistemici, come lo stoccaggio dell’anidride carbonica, la prevenzione dell'erosione, il controllo dell'inquinamento, l'habitat della biodiversità e la purificazione dell'acqua. Eppure, il prezioso valore di questi benefici deve ancora essere incorporato nelle transazioni finanziarie. Secondo il Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti, le foreste nazionali sono la più importante fonte di acqua nel Paese, fornendo acqua potabile a 180 milioni di americani in 68.000 comunità. Più in generale nel mondo, le foreste di mangrovie riducono le inondazioni annuali di oltre il 39%, fornendo protezione a più di 18 milioni di persone ogni anno, facendo risparmiare oltre 82 miliardi di dollari grazie alla loro prevenzione naturale. Una recente ricerca, Natural climate solutions, mostra come foreste, zone umide e praterie possono contribuire fino al 37% nella riduzione di CO2 necessaria entro il 2030 per mantenere l'aumento della temperatura globale sotto i 2°C.

Dato il ruolo fondamentale che le foreste hanno nel combattere un problema pressante come il riscaldamento globale, è ancora più importante dal punto di vista degli investitori capire quali sono i paesi che stanno crescendo proteggendo, piuttosto che esaurendo, questa preziosa risorsa. A oggi le foreste coprono circa il 30% della superficie mondiale. I dati dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO) hanno mostrato come questo immenso patrimonio boschivo abbia contribuito significativamente alla riduzione della CO2 negli ultimi decenni. Nel solo 2020 le foreste hanno assorbito 2,6 giga tonnellate di CO2, un terzo della CO2 rilasciata dalla combustione dei combustibili fossili. Russia, Stati Uniti e Cina, data anche la loro estensione geografica, sono stati i più grandi riduttori di anidride carbonica, con le loro foreste che hanno assorbito rispettivamente 636, 454 e 448 tonnellate di CO2 all'anno.

Dall’altro lato, a partire dal 1990, il mondo ha però perso più di 400 milioni di ettari di foresta a causa della conversione ad altri usi del terreno. Come risultato, la quantità di emissioni che le foreste possono ora assorbire, seppur di notevoli dimensioni, si è ridotta di un quarto nel corso degli ultimi tre decenni. Di più, quando le foreste vengono disboscate o bruciate, il carbonio immagazzinato viene rilasciato nell'atmosfera, principalmente come anidride carbonica, e così facendo la deforestazione è diventata la seconda fonte antropogenica di anidride carbonica, dopo la combustione dei combustibili fossili. A causa di ciò, negli ultimi 10 anni, le foreste in Brasile, Indonesia, Canada e Argentina stanno rilasciando più carbonio nell'aria di quanto ne stiano immagazzinando, contribuendo ad accelerare la crisi del cambiamento climatico.

I rischi e le opportunità derivanti dalla lotta al cambiamento climatico sono in cima all'agenda degli investitori. Il Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC) suggerisce che gli obiettivi globali di mitigazione non possono essere raggiunti senza includere le foreste. Affrontare il degrado della terra e ripristinare gli ecosistemi forestali è quindi la chiave per ridurre le emissioni di gas serra. Inoltre, nuove opportunità di investimento sorgeranno  dall'aiutare i paesi e le aziende a raggiungere una crescita più sostenibile. Il World Economic Forum ha recentemente osservato che la transizione di tre grandi settori dell'economia come cibo, sfruttamento di suolo terra e acqua, comparto energetico e infrastrutture, verso un business rispettoso della natura, potrebbe creare 10.000 miliardi di dollari di crescita economica e 395 milioni di posti di lavoro entro il 2030. Nella nostra corsa verso il Net Zero,  le aziende dovrebbero iniziare quindi a incorporare l'impatto che il loro business ha sull'ambiente naturale, poiché è sempre più evidente come l'integrazione del capitale naturale nelle valutazioni degli investimenti sarà un pilastro fondamentale nel passaggio verso un'economia più sostenibile.

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*Economista

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