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Scenari | Pimco

La crisi delle commodity spinge l’inflazione

«Anche se sosteniamo che sia necessario per affrontare il cambiamento climatico e motivare l'uso di ulteriori fonti di energia diverse dagli idrocarburi, il prezzo del carbonio è una potenziale fonte di ulteriore pressione al rialzo dei prezzi delle materie prime». Il commento di Greg Sharenow

La crisi di commodity spinge l’inflazione

Aumenta il gas naturale, aumenta tutto. Da agosto tutto il settore materie prime è sotto pressione: carbone, elettricità, petrolio. Il settore industriale è compresso, e la riduzione forzata delle attività non ha certo aiutato. Come se questo non fosse abbastanza, a dare il carico da novanta ci pensano i colli di bottiglia nei trasporti e nella produzione di chip per computer. Inutile dirlo, le preoccupazioni per l’inflazione aumentano, e il Fondo Monetario Internazionale in ottobre ha ridotto le sue previsioni per la crescita globale, citando i rischi che includono l'aumento dei costi del carburante e l'accelerazione dell’aumento dei prezzi. Purtroppo, la volatilità dei prezzi dell'energia potrebbe persistere nei prossimi mesi.

«Una confluenza di fattori una tantum e strutturali ha lasciato le scorte globali di gas naturale sul segmento basso dell'intervallo storico, spingendo i prezzi verso l'alto, con l'inverno alle porte», spiega Greg Sharenow, portfolio manager, real assets di Pimco (nella foto a lato). «Le temperature fredde in Europa e in Russia che sono durate per tutta la primavera di quest'anno hanno limitato il tipico accumulo stagionale delle scorte di gas. I problemi meteorologici hanno anche frenato la produzione di energia eolica e idroelettrica, aumentando la richiesta di produzione termoelettrica, compreso il gas naturale. Le manutenzioni rimandate a causa del Covid-19 e i sottoinvestimenti nella produzione a monte hanno limitato l'utilizzo della capacità degli impianti globali di gas naturale liquefatto a livelli non molto superiori al 2020, quando i prezzi bassi hanno spinto a ridurre la produzione. A peggiorare i problemi, le basse scorte di gas naturale e la forte domanda interna in Russia, nonché la preferenza del paese per le esportazioni attraverso il corridoio meridionale hanno contribuito a un calo delle importazioni di gas russo nel nord Europa. Inoltre, l'eccezionale crescita nell'ultimo anno della produzione industriale - e il conseguente fabbisogno di energia - dovuta alla domanda globale di beni legata alla pandemia, ha contribuito alle recenti carenze energetiche».

Gli effetti a catena possono essere avvertiti in tutto l'insieme delle materie prime, con una maggiore domanda e prezzi più alti per i combustibili alternativi. L'offerta di carbone è diminuita dopo anni di sottoinvestimenti in Cina e altrove con misure volte a contenere l'inquinamento. Con più carbone utilizzato per la produzione di energia, i prezzi del carbonio nel sistema europeo di scambio delle emissioni hanno iniziato un rally, poiché le centrali a carbone emettono più carbonio per megawattora (MWh) di produzione. «Questa spirale verso l'alto, con il gas, il carbonio e il carbone che aumentano di pari passo, alla fine ha contribuito ulteriormente all'aumento dei prezzi del petrolio, che erano già in aumento», continua Sharenow. «In poche parole, non c'era un posto dove potersi rifugiare nella catena energetica. Oltre ai portafogli dei consumatori globali, sono stati colpiti gli operatori industriali che sono stati limitati dalla politica statale (per esempio, Cina e India) o vincolati dai prezzi elevati (e questo è il caso dell'Europa)».

Gli eventi recenti hanno messo in luce quelle che riteniamo essere le condizioni chiave del settore energetico: carenza di investimenti sul lato dell'offerta dopo anni di prezzi bassi, ridotta flessibilità del sistema e interconnessione di tutti i mercati energetici, compreso il ruolo che i prezzi del carbonio svolgono nel definire punti di sostituzione tra mercati. «Sebbene l'OPEC+ - che comprende i membri dell'OPEC e diversi altri esportatori di petrolio - conservi una certa capacità di riserve petrolifere, e la Russia probabilmente nel gas naturale, la capacità di riserva sembra diminuire in tutta la catena di approvvigionamento energetico, lasciando probabilmente il mercato più vulnerabile alle calamità climatiche o agli eventi politici», spiega l’esperto. «Con gli investitori che chiedono un maggiore impegno alle aziende sulla transizione energetica e una maggiore remunerazione del capitale, gli investimenti upstream a pari livello di prezzo sono notevolmente inferiori a quelli che ci si sarebbe aspettati solo due anni fa».

Mentre le energie rinnovabili e le politiche ambientali hanno avuto in generale un impatto deflazionistico nell'ultimo decennio con la crescita delle capacità solari ed eoliche, l'esaurimento della generazione di energia da fonti inquinanti (carbone e nucleare) ha lasciato il lato della domanda meno reattivo ai cambiamenti di prezzo. «Mentre il mondo cerca di elettrificare le automobili e il riscaldamento e raffreddamento residenziale, saranno necessari investimenti nella produzione e stoccaggio di energia per compensare la natura intermittente delle energie prodotte da fonti rinnovabili», prosegue Sharenow. «Anche se sosteniamo che sia necessario per affrontare il cambiamento climatico e motivare l'uso di ulteriori fonti di energia diverse dagli idrocarburi, il prezzo del carbonio è una potenziale fonte di ulteriore pressione al rialzo dei prezzi delle materie prime. Stimiamo che l'aumento dei prezzi del carbonio nell'ultimo anno abbia alzato il livello al quale i prezzi del gas naturale motivano la sostituzione del carbone da 15 a 20 euro per MWh, una quantità non banale dato che il gas europeo veniva scambiato a 15 euro solo un anno fa».

Ci sono segni che la situazione potrebbe attenuarsi. La domanda di gas si è indebolita, coerentemente con la sostituzione del combustibile e la diminuzione della domanda industriale. Lo stoccaggio in Europa sta mostrando segni di miglioramento, così come le esportazioni globali di LNG. La Cina si sta concentrando sull'aumento delle forniture di carbone, che stanno mostrando guadagni nascenti. Tuttavia, il mondo post-Covid sembra essere caratterizzato da una maggiore volatilità e gli investitori potrebbero guardare ai mercati delle materie prime per coprire i rischi di inflazione. «Conserviamo», conclude l’esperto, «un atteggiamento positivo verso i prezzi del carbonio in generale, per i quali le materie prime possono anche essere utili come strumento di copertura da questo impulso inflazionistico indotto dalle politiche internazionali».

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