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LARGO AI CONSULENTI

Educazione finanziaria, giovani
ed Esg, la partita ora è decisiva

La quinta puntata del video-magazine di Investire e Anasf dedicata sul convegno di Catania in cui si è dibattuto di temi cruciali per il futuro degli investimenti, presente tutta l’industria del risparmio gestito

La puntata di Largo ai Consulenti del 18 dicembre è stata dedicato a un bellissimo convegno organizzato a Catania lo scorso 8 dicembre dalla consulente finanziaria Teresa Calabrese, coordinatrice del gruppo di lavoro Formazione e Università di Anasf e componente del Tavolo Assoreti-Anasf in collaborazione con l’Università di Catania. La giornata è stata dedicata al tema “Educazione finanziaria, giovani e sostenibilità. I nuovi paradigmi per distributori e produttori tra risparmi e investimenti” ed è stata introdotta dai saluti di  Irene Tinagli, presidente della Commissione problemi economici e monetari del Parlamento europeo, Caterina Chinnici, vicepresidente della Commissione per il controllo dei bilanci del Parlamento europeo, e Francesco Priolo, rettore dell’Università degli studi di Catania e di Teresa Calabrese, con l’intervento di Maurizio Caserta, docente ordinario di economia politica all’Università di Catania. Alla tavola rotonda hanno poi partecipato Lorenzo Alfieri, country head di JP Morgan AM e vicepresidente di Assogestioni; Luigi Conte, presidente di Anasf; Marco De Roma, presidente di Efpa Italia; Marco Tofanelli, vice presidente di Ocf e segretario generale di Assoreti; Gianfranco Torriero, vice direttore generale di Abi. L’intera giornata è stata moderata da chi scrive. Proprio alla tavola rotonda è dedicato questo articolo. 


Cosa possono fare le banche per dare il loro contributo al tema della maggiore consapevolezza in campo finanziario dei risparmiatori italiani?

Torriero. Partirei da due aspetti, con la premessa che lo statuto dall’Associazione bancaria italiana all’articolo 1 tra i vari temi tocca proprio quello dell’educazione finanziaria e l’educazione al risparmio. Il primo aspetto è stato di aver promosso la FEduF, la Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio nel 2014, che offre concretezza nella realizzazione di tantissime iniziative. Questa scelta comporta un tema importante quello di metodo, perché sull’educazione finanziaria non bisogna essere autoreferenziali, ma occorre un approccio che deve comprendere tutti i soggetti. In questo senso come Abi abbiamo un contatto continuo con le associazioni dei consumatori così una serie di guide per gli elementi base di conoscenza, però non basta. Il secondo aspetto è che durante la pandemia abbiamo assistito a un accumulo di risparmio, sotto forma di conti correnti. Creare maggiore liquidità in un periodo di difficoltà è stato un comportamento opportuno, oggi bisogna creare le condizioni perché questo risparmio sia utilizzato: se ci fossero incentivi, che possano indirizzare il risparmio verso uno sviluppo del Paese che è la finalità ultima del Pnrr, sarebbe meglio.  Ma per tutto questo la pre-condizione è quella di avere un’educazione finanziaria diffusa e in questa direzione il ruolo dei consulenti finanziari è importante.

A che punto siamo in merito all’educazione finanziaria a livello generale di industria del risparmio gestito?

Alfieri. L’educazione finanziaria in Italia è un problema rilevante perché non c’è una presa di coscienza sulla sua importanza. A questo tema è collegato quello della sostenibilità. C’è una sorta di grido di allarme e una richiesta da parte dei consulenti, banker e professionisti del risparmio ma anche degli investitori finali su “datemi una mano a capire di cosa stiamo parlando”. E’ necessario è ridurre il gap informativo e qui ha origine un ruolo molto importante dell’industria di prodotti finanziari, la nostra responsabilità è evidente, anche la Sfdr che è entrata in funzione a marzo, chiarisce che dobbiamo avere maggiori interlocuzioni con gli intermediari, con i collocatori, avvicinare i nostri prodotti, le nostre informazioni, l’attività formativa, semplificare i linguaggi, renderli più efficaci e soprattutto più semplici per consentire ai professionisti di avere gli strumenti adeguati per spiegare poi al cliente, che è al centro di questo sistema, cosa stiamo parlando o proponendo.


C’è un grande tema legato all’alfabetizzazione finanziaria che è quello dei docenti, secondo te i consulenti finanziari possono svolgere questo ruolo o è un ruolo accessorio alla loro attività?

Conte. I consulenti finanziari possono essere certamente i primi testimoni di questa attività di formazione specialmente nell’ambito del tessuto delle famiglie italiane. Lo sono perché per quante soluzioni strutturali o di sistema si possano attuare è chiaro che tutto ciò che viene determinato da un’azione quotidiana ha un valore molto più solido.  Rilevo che siamo gli unici professionisti a frequentare le case degli italiani e questo aiuta moltissimo i nostri clienti in scelte consapevoli e distintive rispetto alle scelte medie. Pensiamo al tema della consistente liquidità presente sui conti correnti oggi superiore ai duemila miliardi di euro: i clienti dei consulenti finanziari hanno una percentuale di liquidità e depositi molto più bassa e questo vuol dire che sono più virtuosi e che il processo educativo e il successivo processo di determinazione delle scelte è stato ben compreso.


Avere conseguito una certificazione determina che il consulente finanziario certificato sia anche un buon educatore finanziario?

Deroma.  Efpa Italia è una fondazione che accoglie tanti consulenti finanziari che hanno deciso di certificarsi e che hanno una forte sensibilità rispetto ai temi della conoscenza e competenza. Ricordo che nel 2013 a Riva del Garda abbiamo svolto un meeting sul tema dell’educazione finanziaria e questo dimostra che ci siamo mossi con un certo anticipo su questo tema. Per rispondere: chi è un bravo professionista non è necessariamente un bravo educatore finanziario, e per essere un buon educatore finanziario bisogna prepararsi con corsi ad hoc. Anasf per esempio ha predisposto un percorso di preparazione per tutte quelle persone che volevano svolgere l’educazione finanziaria diretta ai ragazzi che si stanno preparando alla vita.


C’è scadente alfabetizzazione finanziaria in Italia come riporta l’Ocse (penultimo posto, precediamo solo Malta), cosa può fare il sistema delle reti per aumentare questo livello di consapevolezza finanziaria, e in cosa potete aiutare e come?

Tofanelli. Siamo collocati al penultimo posto, sappiamo che le ricerche ovviamente in funzione di alcuni aspetti possono variare, da questo punto di vista sono ottimista e spero che l’Italia non sia effettivamente in questa posizione. Ormai però da qualche anno si sta veramente cercando di sistematizzare il tema dell’educazione finanziaria, prima c’erano tante iniziative sparse ora grazie al Comitato per l’educazione finanziaria stiamo cercando di dare una voce forte e univoca alla crescita di consapevolezza. Dal punto di vista del sistema reti consulenti credo che l’attività formativa compiuta sia anche un’attività di educazione finanziaria nel senso che quanto più sei formato più sei capace di educare il cliente.


Giovani, innovazione tecnologica e sensibilità verso la sostenibilità: quanto di questo futuro è già presente e quanto ancora è da delineare?

Conte. Questi punti congiungono un ideale triangolo che noi abbiamo cercato come associazione di proporre attraverso le nostre iniziative di ConsulenTia che abbiamo organizzato quest’anno in versione in digitale con tre eventi dedicati appunto a giovani, innovazione e Esg. L’idea è di mettere insieme questi tre elementi che rappresentano la forza motrice che potrebbe portare ad un cambio di passo importante in un Paese come l’Italia per tanti anni fermo e dove sono mancate le riforme. Oggi abbiamo una grandissima possibilità, grazie all’enorme disponibilità di fondi attraverso il Pnrr, che speriamo siano utilizzati in strategie che porteranno d un’inversione di tendenza, attraverso la possibilità di investire sui giovani, i quali potranno così rimanere in italia senza per forza dover spostarsi all’estero. Andare in questa direzione sarà possibile investendo in Innovazione tecnologica e favorendo l’ingresso della sostenibilità nell’economia.

Parliamo dei giovani nella professione di consulente finanziario, l’1,8% è una percentuale irrisoria sul totale degli iscritti all’albo. E nel caso di Efpa Italia?

Deroma. Nel nostro caso il numero delle persone sotto i 30 anni raggiunge il 7%, a ottobre 2021, e anche nella fascia tra i 30 e 39 abbiamo un 15 contro un 9,3%. Quindi  i dati testimoniano che una maggiore presenza dei giovani tra i certificati. Anche in merito all’età media Efpa si scontra con quella dell’albo collocandosi sui 46 anni di età media (contro 52, ndr).

Come spiega questi dati?

Deroma. Da parte dei giovani c’è sempre più consapevolezza del bisogno di essere sempre più preparati per affrontare un mercato sempre più competitivo. La certificazione è uno strumento che ha a disposizione il giovane per attestare, non in modo autoreferenziale, la propria preparazione così da approcciarsi con più possibilità a questo mercato.

Il ricambio generazionale potrebbe essere favorito dai miliardi di euro gestiti dai consulenti finanziari più anziani che usciranno dal sistema nei prossimi anni?

Tofanelli. Sì è una possibilità concreta perché il 7% di ultra 65enni con un portafoglio medio di circa 30 milioni, significa 60 miliardi che si libereranno nel sistema. conseguentemente all’interno delle reti una delle modalità organizzative che si affermerà, e in parte è già visibile, sarà l’affiancamento dei giovani da parte dei consulenti senior e questo porterà forze fresche per la professione consapevoli dell’importanza del loro ruolo. Importante sarà anche il ruolo dell’Università per la formazione dei nuovi cf. 

Parliamo di giovani clienti, come valuta questa fascia di giovani tra i 25 e 35 sono più preparati rispetto alle generazioni precedenti in termini finanziari?

il rischio per l’industria finanziaria è di creare un gap tra le richieste dei giovani e quello che noi possiamo dare. Un rischio di aree grigie negli investimenti, con le possibilità offerte dai canali digitali, dove i giovani si riconoscono meglio che nel mondo regolamentato, che invece rimane un presupposto di solidità, di coerenza e di trasparenza informativa necessario per far funzionare un sistema finanziario globale come quello in cui noi viviamo. La responsabilità di noi produttori è quella di essere più vicini sia agli intermediari che agli investitori finali attraverso attività, iniziative, trasparenza e facilità di comprensione, investendo di più per esempio in borse di studio, favorendo partecipazioni ai corsi universitari attraverso collaborazioni che ci sono ad hoc.

Sempre a proposito del rapporto dei giovani con gli istituti di credito, cosa stanno facendo le banche per conquistare i clienti di domani e in parte di oggi?

Torriero. I giovani utilizzano la banca principalmente a distanza, tramite internet e in modalità mobile, ma la cosa importante è che comunque continuano ad utilizzare le agenzie e questo significa la presenza di un rapporto diretto. Diventa fondamentale identificare qual è il bisogno, una delle domande che abbiamo posto al nostro campione di riferimento è quale servizio a distanza volete. La richiesta dei giovani è la pianificazione delle attività, una agenda prospettica che può rivelarsi molto utile in chiave previdenziale. Inoltre  c’è una domanda potenziale di prodotti semplici, facilmente percepibili nei loro potenziali benefici.

Parliamo di Esg…

Alfieri. La trasformazione che l’industria sta subendo è epocale e richiede tempo sia per adeguare la nostra cultura, la nostra organizzazione, gli strumenti di analisi e anche le modalità con cui analizziamo le società e per consentire alle aziende di potersi trasformare. Faccio un esempio, trasformare un impianto per un azienda è molto semplice si cambia il vecchio con uno più sostenibile, ovviamente ci sono costi da affrontare ma è il meno: quando guardiamo ai fattori della governance o a quelli legati al sociale ci vuole molto per cambiare di un’azienda che ha 150 anni di storia.

Il sistema bancario come si sta preparando all’avvento della sostenibilità?

Torriero. C’è una grandissima spinta sulla sostenibilità e il sistema bancario su questo si sta adoperando per mettere in campo i migliori specialisti. Un elemento che verifichiamo è che la sostenibilità va declinata in tutte e tre le parole che compongono l’acronimo Esg, e cioè negli aspetti ambientali, sociali e di buon governo. Abbiamo costruito in sede associativa un comitato che mette insieme il mondo industriale, dell’artigianato, le associazioni dei consumatori e tutto il mondo delle imprese per cercare di capire come queste norme dovranno essere declinate all’interno di banche e imprese.


La sostenibilità quali progetti sta ispirando al mondo delle reti?

Tofanelli. La premessa è che non dobbiamo tradire la fiducia del cliente proponendo qualcosa di sostenibile che invece ancora non lo è: il processo sarà lungo e complesso. Occorrono dati fondamentali per andare ad analizzare l’impresa, per comprendere quanto effettivamente sia sostenibile, declinata nei tre pilastri. Quindi è un momento di transizione obbligatoria ma molto complessa. Ciò che occorre in questo momento è la formazione, più tu riesci a formare le persone e sicuramente più queste saranno più sensibili e capaci nello spiegare le caratteristiche degli investimenti sostenibili.

Efpa Italia, quale ente di certificazione, che contributo sta dando per ridurre questo gap di consapevolezza sui prodotti sostenibili?

Deroma. Ill motore che ha dato un impulso importante al registro italiano delle certificazioni è la nuova certificazione europea, “Esg Advisor”, finalizzata a dare un contributo per migliorare la cultura dei consulenti finanziari in materia di sostenibilità. Siamo partiti con la prima sessione di esame a fine gennaio 2021 e il trend di crescita della partecipazione è stato straordinario per tutto l’anno.  Il nostro bilancio su questa nuova area di certificazione è estremamente positivo.

I consulenti finanziari stanno interpretando bene il tema Esg?

Conte. Evidenzio la rapidità di che ha contraddistinto Anasf e Efpa nel varare un accordo importantissimo a fine 2020 con la Bocconi rispetto al quale abbiamo realizzato il primo corso avanzato di formazione e la relativa prova di esame di certificazione. A testimoniare il nostro essere protagonisti nel cambiamento culturale in atto con grande senso di responsabilità verso i cittadini risparmiatori. L’obiettivo è molto più che ottenere un rendimento sul singolo investimento ma per tutta la società e qui si gioca la vera sfida.

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