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L'assurda vicenda Enasarco

Marzolla, novello Franceschiello, seduto su un trono non suo

Come Franceschiello a Gaeta – l’ultimo re Borbone, assediato dai piemontesi e in procinto di scappare – Antonello Marzolla continua ad autodefinirsi presidente di "un regno” che non ha mai ottenuto ma che ha tentato in tutti modi, fallendo, di usurpare: l’Enasarco. Peccato che il tribunale di Roma gli abbia dato torto quattro volte e che il prossimo 17 gennaio un giudice potrebbe mettere la parola fine su una querelle che ha dell'incredibile

Marzolla, novello Franceschiello, seduto su un trono non suo

Come Franceschiello a Gaeta – l’ultimo re Borbone, assediato dai piemontesi e in procinto di scappare – Antonello Marzolla continua ad autodefinirsi presidente di un “regno” che non ha mai ottenuto ma che ha tentato in tutti modi, fallendo, di usurpare: l’Enasarco.

E’ quel che ricorda, tra le altre cose, una nota dei difensori della cordata FarePresto! uscita legittima vincitrice dalle elezioni per il rinnovo del Consiglio dell’ente che gestisce le pensioni degli agenti di commercio ma bullizzata in ogni modo possibile e impossibile per essere tenuta fuori dal legittimo esercizio del potere. 

Peccato per Marzolla & C. che il tribunale di Roma gli abbia dato torto quattro volte. Intimando alla Commissione Elettorale che aveva gestito (tra virgolette) lo spoglio dei voti di ripristinare l’esito legale della consultazione dando la maggioranza in consiglio appunto a quelli di FarePresto!. Ebbene: per quanto la linea del giudice sia chiara, gli autonominati organi di vertice dell’ente continuano a non darsene per inteso e ad accampare pretesti procedurali per non fare quel che devono fare. Andarsene.

Questa incomprensibile melina – o meglio: comprensibile solo nella logica del “tanto peggio” messa in atto dal gruppo marzolliano: “Restiamo fino all’ultimo minuto possibile” – va avanti da mesi e cesserà il 17 gennaio, quando il giudice dovrà nuovamente pronunciarsi nel merito sulla condotta dilatoria della Commissione Elettorale e del Consiglio illegittimo, disponendo lui gli adempimenti omessi o nominando un commissario “ad acta”. 

Intanto, i leader della lista discriminata – FarePresto! - specificano, in una nota, tre punti chiave da tener presenti per capire l’andamento di quest’ultima, penosa fase della vicenda:

1) Del tutto illegittimamente Marzolla si firma come Presidente poichè a mente dei 4 provvedimenti emessi dal Tribunale di Roma lo stesso è decaduto da tale funzione, o meglio non vi è mai lecitamente entrato;

2) la Commissione Elettorale nell'ambito della riunione del 29 dicembre scorso, non avrebbe dovuto limitarsi a prendere atto del provvedimento d’interdizione, bensì ottemperare al provvedimento emesso dal Tribunale di Roma in data 14.10.2021 e reso esecutivo in sede di reclamo in data 15.12.2021.

3) con la sua ultima lettera al Tribunale, il sedicente Marzolla in realtà invoca provvedimenti (peraltro innominati) solo ed esclusivamente al fine di scongiurare in anticipo gli effetti dell'accoglimento del ricorso ex art. 669 duodecies cpc che peraltro a sua volta è stato instaurato perchè la Commissione Elettorale si era pervicacemente rifiutata di adempiere ai provvedimenti già in precedenza presi dall'Autorità Giudiziaria.

In trasparenza di questa vicenda surreale si può misurare l’impotenza dell’ordinamento a prevedere e sanzionare comportamenti incivili come questi messi in atto dai resistenti. Negare l’evidenza, ostinarsi a restare sulle proprie posizioni a dispetto di decisioni chiarissime, è un comportamento che va oltre i confini della dialettica politico-sindacale, per dura che possa essere. Non solo: ma quest’ostinazione sta perpetuando da mesi una situazione di non-gestione o, peggio, di cattiva gestione dell’ente che secondo molti osservatori potrebbe ormai essere già apertamente sfociata in comportamenti di rilevanza penale. Omissivi, se non altro.

A che pro? Nessun pro: soltanto nella convinzione che in un Paese dall’ordinamento sfibrato e caotico come il nostro e dalla giurisdizione debole, nei fatti sia concesso quel che il diritto nega. Oltretutto nella Commissione elettorale Enasarco seggono sei avvocati…Ma questo è un gioco pericolosissimo che potrebbe finir molto male per i suoi discutibili campioni.

 

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