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Scenari | Columbia Threadneedle

Il rally delle azioni incontrerà qualche ostacolo

«Non intravedo catalizzatori capaci di innescare un crollo delle quotazioni azionarie, ma ciò non significa necessariamente che raggiungeremo con facilità livelli più elevati rispetto a quelli di inizio anno». Il commento di Melda Mergen

Il rally delle azioni incontrerà qualche ostacolo

A inizio 2021 la prospettiva era quella dei vaccini: l’ottimismo nell’aria aveva portato ad un effetto trasformativo nei mercati sviluppati. Ora entriamo nel 2022 con le prove della buona riuscita delle campagne vaccinali e con un virus che sta man mano diventando endemico; ci sono buone probabilità che i riflettori quest’anno restino puntati sulla vita post-Covid e il ritorno alla normalità.

«Un aspetto importante della ricerca sarà misurare l’esposizione delle imprese ai persistenti effetti del virus, nonché i mutamenti a lungo termine da esso indotti», commenta Melda Mergen, responsabile azionario globale di Columbia Threadneedle Investments (nella foto a lato). «Un altro strascico significativo riguarda le aspettative di sovraperformance dei titoli ciclici nel primo semestre 2022, specialmente tenuto conto delle attese di un protrarsi delle riaperture economiche e di una crescita del Pil superiore alla media».

La pandemia ha causato l’interruzione di molte catene di produzione, costringendo alla chiusura di stabilimenti produttivi in tutto il mondo. In particolare per quei settori con una gestione delle scorte di tipo “just-in-time”, la situazione si è rivelata molto difficile, poiché la ricostituzione delle giacenze esaurite si è dimostrata quasi impossibile o, nel migliore dei casi, molto onerosa. «Prevediamo», continua Mergen, «un miglioramento di alcuni aspetti connessi alle filiere produttive nel corso del 2022, ma riscontriamo ancora una fitta lista di ordini inevasi e notevoli variazioni tra le imprese in termini di accesso ai materiali e capacità di trasferire i costi sui consumatori».

La paralisi delle catene di produzione ha spinto inoltre molti a ipotizzare che le aziende avrebbero trasferito in massa le proprie operazioni fuori dalla Cina, o addirittura rimpatriato le proprie attività produttive. Tuttavia, un cambiamento radicale sembra improbabile alla luce degli ingenti investimenti richiesti. «Ciò che invece presumibilmente cambierà», dice l’esperta, «è la quantità di scorte che le imprese decidono di mantenere. Ciò significa che, nell’ambito della ricerca fondamentale, aspetti come i livelli delle giacenze e il potere di prezzo assumeranno una grande importanza. In questo scenario vi saranno inevitabilmente vincitori e perdenti, e un posizionamento attivo indirizzerà gli investitori verso il successo, soprattutto nel contesto delle opportunità cicliche nel primo semestre dell’anno».

Storicamente si registra una correlazione tra rialzo dei tassi d’interesse e calo delle valutazioni azionarie. L’aumento dei tassi nel 2022 potrebbe mettere sotto pressione i multipli azionari, per cui è importante che gli investitori siano consapevoli di ciò per cui pagano. «Per chi ha un’esposizione value inferiore alla propria allocazione strategica», spiega Mergen, «il 2022 potrebbe offrire un contesto propizio per incrementarla. Ciò detto, puntare sui titoli sottovalutati non è una tesi d’investimento; in un contesto di accresciuta dispersione, è essenziale valutare i fondamentali di un’azienda rispetto al prezzo».

Per quanto riguarda la regione in cui investire, c’è da dire che le azioni sono costose nella maggior parte dei Paesi, ma secondo l’esperta su base relativa le valutazioni sono più interessanti in Europa e nei mercati emergenti rispetto agli Stati Uniti (nel grafico sotto). «Le notizie relative alla Cina e le pressioni inflazionistiche potrebbero innescare una certa irrequietezza rispetto ai mercati emergenti», dice, «ma un’allocazione strategica appare comunque sensata a condizione che sia in linea con la propria tolleranza al rischio».

A beneficiare di un flusso notevole di capitali sarà poi l’investimento responsabile. Negli ultimi anni l’interesse per questo tipo di investimenti infatti è cresciuto, e secondo l’economista questa tendenza dovrebbe accelerare nel 2022. Le sfide ambientali, come il riscaldamento globale, l’assottigliamento delle risorse idriche o gli incendi boschivi, si traducono in altrettanti rischi per le imprese, di cui è essenziale tener conto nel lavoro di ricerca fondamentale per proteggere il proprio portafoglio.

«Nel 2022 prevedo una serie di rischi connessi alle notizie, specialmente riguardo a inflazione, tassi d’interesse e prezzi dell’energia», conclude Mergen. «Non intravedo catalizzatori capaci di innescare un crollo delle quotazioni azionarie, ma ciò non significa necessariamente che raggiungeremo con facilità livelli più elevati rispetto a quelli di inizio anno. Mi aspetto una maggiore dispersione tra vincitori e perdenti in ragione delle tensioni lungo le filiere produttive, dell’inflazione e dei costi connessi all’attività d’impresa, nonché dell’aumento dei tassi. Un approccio selettivo agli investimenti è imprescindibile. I titoli in forte crescita andranno probabilmente incontro a una maggiore volatilità all’aumentare dei tassi d’interesse».

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