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Usa: tassi in crescita… ma non troppo

«Il mercato si attende un tasso sui Fed Fund intorno all’1,5% a fine 2024, uno scenario ancora fortemente espansivo». Il commento di Darrell Spence

Usa: tassi in crescita… ma non troppo

La Fed accelera il tapering, e il dot plot segna una previsione di tre aumenti dei tassi nel corso dell’anno. Una situazione diametralmente opposta a quella di settembre, in cui la metà dei membri del Fomc (Federal open market committee) si aspettava una situazione stabile per tutto il 2022. Nel mentre, Jerome Powell ha annunciato che il comitato avvierà il dibattito sulla riduzione del bilancio della banca centrale. Insomma, i cambiamenti di politica della Fed rappresentano un punto di inflessione che potrebbe scuotere i mercati, e sarà dunque importante valutarli in prospettiva.

«Nel nostro scenario di base», commenta Darrell Spence, economista di Capital Group (nella foto sotto), «prevediamo tre aumenti dei tassi di interesse da parte della Fed nel 2022, nonostante i toni aggressivi, azioni e Tips abbiano conseguito un andamento positivo dopo l’annuncio, e la curva dei rendimenti abbia registrato un irripidimento. Se gli asset rischiosi terranno e le condizioni finanziarie resteranno accomodanti, la Fed avrà il via libera per intervenire in modo ancora più aggressivo per contrastare l’inflazione».

Omicron intanto rappresenta un impulso all’inflazione, ma la Fed non sembra esserne troppo preoccupata. Secondo le parole di Powell, le persone stanno imparando a convivere con il virus nonostante le ondate ricorrenti, e le implicazioni economiche potrebbero essere limitate. La presidente della Fed di San Francisco Mary Daly, tra i membri più accomodanti del Federal open market committee, è stata tra i primi a sostenere la necessità di accelerare la riduzione degli acquisti di titoli obbligazionari. E anche altre colombe, come Lael Brainard, nuova vicepresidente della Fed, e John Williams, presidente della Fed di New York, hanno dichiarato che se l’inflazione sarà superiore all’obiettivo, faranno quanto necessario per tenerla sotto controllo. Questo timore sull’inflazione è bipartisan e, di conseguenza, la resistenza politica a un aumento dei tassi per contrastare l’inflazione sarà probabilmente scarsa.

Nonostante tutto però, secondo Spence nel prossimo futuro tassi e rendimenti non saranno alti. «Le previsioni a lungo termine emerse dal dot plot sono rimaste invariate», dice, «e secondo i calcoli della Fed di Atlanta, il mercato si attende un tasso sui Fed Fund intorno all’1,5% a fine 2024, uno scenario ancora fortemente espansivo. Tuttavia, prevediamo una crescita moderata per gli Stati Uniti nel 2022, poiché gli stimoli fiscali verranno meno e la Fed abbandonerà progressivamente la sua politica espansiva. Nel nostro scenario di base stimiamo una crescita del Pil compresa tra il 2,5 e il 3%, un tasso ancora del tutto rispettabile. E sebbene i periodi di stretta monetaria possano causare una maggiore volatilità sui mercati, riteniamo che gli asset rischiosi continueranno a essere sostenuti da utili solidi. Le valutazioni sono elevate rispetto ai dati storici, ma non eccessive, considerando il livello attuale e previsto dei tassi di interesse. Non escludiamo una leggera correzione, ma non ci attendiamo una flessione sistemica del mercato. Detto questo, nel 2022 l’economia probabilmente dovrà affrontare maggiori ostacoli – in particolare l’inflazione – rispetto al 2021».

Di Omicron non si sa ancora molto, ma sicuramente ci farà compagnia per un po’. Ed ecco allora che il periodo transitorio – ovvero il periodo in cui il Covid produce un impatto sull’offerta generando pressioni inflazionistiche – si protrarrà per altri 6-12 mesi, con il conseguente rischio che l’inflazione produca un impatto più negativo sull'attività economica durante tale periodo. «Sfortunatamente», dice Spence, «la Fed può fare molto poco per aumentare l’offerta. Piuttosto, per ridurre l’inflazione, sarebbe necessario reprimere la domanda, che sostanzialmente significa aprire una fase di rallentamento o recessione dell’economia. Tuttavia, non sappiamo ancora quanto la banca centrale sia propensa a frenare un'economia che – a suo giudizio – potrebbe non aver ancora raggiunto la massima occupazione, soltanto per bloccare il ritorno dell’inflazione».

Detto questo, in un’ottica pluriennale, il fenomeno transitorio continua ad apparire una possibilità reale. Molti dei fattori che hanno causato un’inflazione bassa negli ultimi decenni, soprattutto la globalizzazione e i progressi tecnologici, sono ancora presenti. Questi fattori potrebbero contribuire a ridurre l’inflazione a lungo termine, ma nel breve termine il Covid e i problemi che ne derivano probabilmente domineranno le prospettive sull’inflazione.

«In questa fase riteniamo che i mercati azionari riusciranno a superare la situazione nel 2022, poiché la crescita economica, lenta ma positiva, dovrebbe sostenere gli utili societari», conclude l’esperto. «Comprensibilmente, le valutazioni destano molti timori, poiché il rapporto P/E appare elevato rispetto ai dati storici. Tuttavia, è così da molti anni e, nonostante ciò, il mercato ha continuato a crescere. Chi è rimasto fuori dal mercato per i timori sulle valutazioni ha perso molte opportunità».

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