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Criptovalute

Conio: nel 2022 il bitcoin diventerà un’asset class

Per il fondatore Miccoli, il prezzo di bitcoin continuerà a crescere nel prossimo triennio

Ora si possono acquistare Bitcoin senza limiti: arriva Conio Prime

Christian Miccoli, Ceo di Conio

Cinque eventi dirompenti del 2021 hanno gettato le fondamenta della prossima rivoluzione: la quotazione di Coinbase, El Salvador, il primo Etf autorizzato dalla Sec, l’istituzione di un dipartimento dedicato presso l’OCC statunitense. Insieme al bando della Cina che non ha inciso sul corso della valuta. È la visione sulle criptovalute di Christian Miccoli, fondatore di Conio.

Ecco perché questi avvenimenti hanno cambiato per sempre il mondo di bitcoin.

Anno 2022: bitcoin diventa a tutti gli effetti una asset class di investimento. Praticamente un “titolo” che potrà essere comprato in banca, al pari di azioni e obbligazioni, anche in Italia. L’apripista sarà Banca Generali attraverso l’accordo con Conio.

“Riteniamo che il trend sia iniziato e che – come sempre – siano diversi gli elementi che stanno contribuendo a svilupparlo. Si tratta di una tendenza che nel prossimo triennio sarà in grado di dispiegare il suo effetto e nel frattempo il prezzo di bitcoin continuerà a crescere. Fino a un milione di euro il valore è sostenibile: a quell’importo il valore del mercato sarà simile a quello dell’oro e dunque l’effetto sarà neutro sui mercati finanziari” afferma il fondatore di Conio, che prosegue “I wallet in circolazione sono oggi 250 milioni e secondo le stime potrebbero toccare quota 2 miliardi nei prossimi tre anni: sempre più portafogli di investimento avranno il loro mattoncino – che noi continuiamo a raccomandare entro il 5% dell’intero portafoglio – in bitcoin”.

Le fondamenta di questo trend sono state gettate nel corso del 2021 grazie a una serie di eventi: cinque i più rilevanti.

Eccoli, in ordine cronologico:

14 aprile. Si quota a Wall Street Coinbase, la più grande piattaforma per l'acquisto e la vendita di criptovalute. L’exchange di San Francisco approda sul Nasdaq senza passare da un'IPO ma tramite la quotazione diretta. La valorizzazione complessiva della società in base al prezzo di apertura di 380 dollari è di 100 miliardi di dollari (la seduta si chiuderà a 328 dollari, per una valutazione complessiva del gruppo intorno agli 85 miliardi). Ma il valore dell’azione si colloca molto al di sopra di quello di diverse banche Usa: sopra i 104 dollari di Morgan Stanley, i 168 di Jp Morgan Chase, i 48 di Bank of America e i 64 di Citigroup (alla data del 4 gennaio 2021, con Coinbase a 247,7 dollari per azione). Il mercato è disposto ad attribuire a questo exchange di cripto un valore superiore a quello che di norma tributa ad alcune delle più antiche e prestigiose banche del mondo. La quotazione di Coinbase è di per sé un endorsement del mondo cripto: la Sec, autorizzandola, ha dichiarato di fatto che un exchange produce valore al pari di altre attività produttive di settori diversi.

7 settembre. El Salvador è il primo paese ad adottare il bitcoin come valuta a corso legale a fianco al dollaro. Il presidente Nayib Bukele ha assunto questa iniziativa ritenendo che bitcoin possa spingere lo sviluppo economico e l’inclusione finanziaria del Paese. Ma anche permettere ai cittadini di risparmiare i 400 milioni di dollari che spendono in commissioni sulle rimesse che versano dall’estero. Insomma bitcoin è più efficiente del dollaro per i salvadoregni che nel 2020, secondo Reuters, hanno inviato rimesse per un valore di 6 miliardi di dollari, pari al 23% del Pil. Il parlamento salvadoregno aveva approvato a giugno (con 62 voti a favore su 84) la legge che rende bitcoin istituzionale e obbliga esercenti e aziende ad accettarlo come valuta al pari del dollaro Usa (che è l’altra moneta con valore legale nello Stato del centro America). Diversi Paesi del sud America, e non solo, hanno espresso il loro interesse per seguire la stessa strada: Paraguay, Argentina, Messico, Panama, Brasile ma anche Tonga e Tanzania: El Salvador ha spianato la strada ad economie simili alla sua.

15 settembre. Diventa chiaro che i veti cinesi non scalfiscono bitcoin. A metà settembre la Cina dichiara illegali tutte le criptovalute, bandendone l’acquisto anche attraverso exchange stranieri: nessuna ha più diritto di cittadinanza nell’ex Celeste Impero, a parte lo yuan digitale a cui il governo di Xi Jinping lavora alacremente. Nella nota con cui la People's Bank of China annuncia la novità definisce pagamenti e transazioni in criptovalute, “attività finanziarie illegali”, che mettono a rischio gli attivi degli individui, la sicurezza nazionale e la stabilità. Ma al mercato sembra non interessare: bitcoin reagisce con una flessione del prezzo del 10% da 45mila a 41mila dollari. Nelle settimane successive però non solo recupera ma aggiorna un nuovo record storico, a sfiorare i 70mila dollari il 10 novembre.

D’altronde già in maggio quando Pechino aveva vietato le attività di trading e di mining, la reazione era stata simile. Dopo l’iniziale perdita di hash rate causata dalla fuga delle farm dalla regione dello Sichuan – ricca di energia idroelettrica inutilizzata – verso Nord America, Russia, Kazakhistan, il recupero era stato poderoso e la produzione era tornata rapidamente a regime.

15 ottobre. Le cripto entrano nel piano operativo di vigilanza bancaria dell’OCC (Office of the Comptroller of the Currency). L’agenzia federale del Ministero del Tesoro Americano ha elencato tra le sue 11 priorità di vigilanza per l'anno fiscale che si concluderà il prossimo settembre 2022, sicurezza informatica, cambiamento climatico e "partnership fintech per potenziali attività legate alla criptovaluta e altri servizi". E bitcoin di fatto entra ufficialmente tra le attività finanziarie di competenza dell’agenzia di vigilanza bancaria. È una vera consacrazione nell’alveo della finanza tradizionale: dal 2018 OCC si occupa di bitcoin. E tra il 2020 e il 2021 aveva pubblicato tre lettere interpretative su temi come la possibilità per le banche di offrire servizi di custody di criptovalute, di detenere stable coin e di autorizzare pagamenti in cripto. Questo passo ulteriore rappresenta la quadratura del cerchio.

18 ottobre. A Wall Street viene quotato il primo Etf Usa basato su BTC. Una notizia importante che squarcia il velo di diffidenza istituzionale intorno all'asset class. Il prodotto è tutt’altro che perfetto: si chiama ProShares Bitcoin Strategy e arriva buon ultimo dopo una serie di molti altri fondi indice, europei e canadesi, sulle cripto. Per essere autorizzato come fondo, l'Etf investe non direttamente sulla cripto ma tramite contratti derivati. Nel giorno di apertura il prezzo aumenta del 5%: il debutto si consacra con il secondo migliore di sempre in termini di scambi (sopra il miliardo di dollari) nella sua categoria. Ma al di là dell’hype, l’autorizzazione della Sec è il segnale dell'accettazione delle cripto come nuova asset-class e della necessità delle autorità di vigilanza di regolarne l'accesso senza vietarlo o sconsigliarlo. Aumenta dunque la domanda e si riduce il rischio percepito perché un regulator autorevole come la Sec considera bitcoin sufficientemente affidabile per basare su di esso un prodotto finanziario regolamentato.

Da ultimo a consolidare l’ingresso delle cripto tra le asset class ci sono questi dati: i fondi che investono sulle valute digitali, secondo Bloomberg Intelligence, valgono 63 miliardi di dollari. Il numero di veicoli di investimento in bitcoin & co è passato dai 35 di fine 2020 agli 80 attuali e sono raddoppiate anche le masse gestite: da 24 miliardi di dollari a 63. 

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