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Inchieste

Bankitalia: quasi 2 miliardi di euro i diamanti venduti, commissioni al 14,5%

Il Direttore generale della Banca d’Italia Signorini: il programma Report, trasmesso da Rai3, ha fatto emergere "profili inquietanti"

diamante blu

Nel ripercorrere la vicenda della vendita dei diamanti tramite gli sportelli bancari, che si è tramutata in un maxi processo in corso a Milano, il Direttore generale della Banca d’Italia, Luigi Federico Signorini, ha fornito alcuni aggiornamenti sui numeri. Secondo quanto riportato da Mf, il dirigente di Via Nazionale ha parlato davanti alla Commissione d'inchiesta sulle banche intervenuta dopo che il programma Report, trasmesso da Rai3, ha fatto emergere, spiega Ruocco, presidente della stessa Commissione, "profili inquietanti". Dal canto suo Bankitalia, nella comunicazione successiva alla trasmissione, ha spiegato "di aver esercitato specifiche azioni di moral suasion nei confronti delle singole banche coinvolte". 

Alla data del 30 settembre 2021, secondo la rilevazione condotta da via Nazionale, erano 71.108 i clienti degli istituti di credito coinvolti nella vendita delle pietre preziose a prezzi che poi si sono rivelati del tutto fuori mercato. Il controvalore dei diamanti collocati risultava essere di 1,878 miliardi (la Procura di Milano aveva stimato un giro d'affari di 1,4 miliardi), per 272,7 milioni di euro di commissioni percepite. Questo significa che le commissioni incassate dagli istituti coinvolti ammontano ad una media del 14,5%. I dati ufficiali raccolti mettono poi in evidenza che sono stati 52.440 i clienti rimborsati (ovvero il 73,74%) per un controvalore di 1,160 miliardi di euro (61,82% del valore).

Nel caso specifico di Mps, sempre alla data di fine settembre, ha spiegato il Direttore generale della Banca d’Italia, Signorini, l'istituto, a fronte "di una potenziale contestazione per 344 milioni di euro, aveva rimborsato la clientela per 310 milioni". L'audizione si è tenuta in forma pubblica solo per una parte, quella più sensibile, invece, è stata coperta da segreto d'ufficio.

Al termine dell'intervento, Carla Ruocco, presidente della Commissione inchiesta banche, ha spiegato che l'incontro si è incentrato sulla ricostruzione "della dimensione del fenomeno della vendita di diamanti attraverso i canali bancari, le iniziative di rimborso avviate dalle banche nei confronti dei clienti nonché la ricostruzione normativa del riparto delle competenze fra le varie autorità di vigilanza in funzione della natura del prodotto o servizio offerto".

Su quest'ultimo aspetto, particolare attenzione "è stata posta dalla Commissione sugli elementi e sulle verifiche svolte sui diversi istituti, anche di natura ispettiva, che hanno condotto la Banca d'Italia a ritenere non riconducibile a un'attività finanziaria la compravendita dei diamanti attraverso il canale bancario". Ruocco intende ora proporre all’Ufficio di Presidenza di svolgere ulteriori approfondimenti attraverso "un’apposita audizione dell’Agm", l'autorità che più di altre si è mossa per tempo per sanzionare i soggetti coinvolti. Inoltre, aggiunge Ruocco, "la vicenda diamanti conduce anche a riflettere sull’efficacia degli attuali assetti della vigilanza bancaria e finanziaria e sulle possibili iniziative di carattere legislativo". 

La vicenda dei diamanti da investimento venduti allo sportello di alcune banche a prezzi gonfiati è partita nel 2012 nei resoconti della procura di Milano, si è chiusa nel 2021 (nel 2017 è intervenuto l'Antitrust con una multa) e ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio di 105 persone e cinque società, di cui quattro banche. Due gli intermediari coinvolti: International Diamond Business spa (in fallimento) e Diamond Private Investment spa (in liquidazione). L'indagine è stata condotta dalla Procura di Milano, sotto la direzione del pubblico ministero, Grazia Colacicco, che ha operato con il supporto del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza.

I reati ipotizzati, a vario titolo, sono truffa, autoriciclaggio, riciclaggio, corruzione fra privati e, in un caso, ostacolo all'autorità di vigilanza. I clienti che avevano investito nelle pietre preziose si sono trovati in mano diamanti che poi sul mercato hanno scoperto valere in media il 30%, con punte del 20%, di quanto loro avevano pagato. Le persone giuridiche per cui è stato chiesto il processo sono Banco Bpm, che insieme a un suo ex dirigente (Maurizio Faroni), dovrà anche rispondere di ostacolo all'autorità di vigilanza (l'istituto è nato nel 2017, dalla fusione del Banco Popolare e di Bpm, ereditando il dossier diamanti), la sua controllata Banca Aletti, Unicredit, Banca Mps e Idb. Altre due società indagate, Intesa Sanpaolo e Dpi, hanno invece chiesto il patteggiamento, ottenendo già il parere favorevole della procura.

 

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