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Sostenibilità

Esma combatte il greenwashing: ecco come

Nel mirino anche i potenziali conflitti di interesse delle agenzie di rating Esg. La collaborazione con Sec

Prodotti rischiosi sotto tiro di Esma e Consob

L’americana Sec e l’europea Esma, equivalenti della Consob italiana, hanno dichiarato guerra al greenwashing, mettendo nel mirino anche i potenziali conflitti di interesse delle agenzie di rating Esg. Lo riporta Plus del Sole 24 Ore.

La strategia dell’Esma

Sul greenwashing, è da segnalare in particolare l’attivismo di Esma che punta a circoscrivere il fenomeno anche grazie a una definizione più stringente. «Non sarà una definizione strettamente “legale” – fanno sapere da Esma –. Piuttosto, forniremo una descrizione delle varie forme che questo fenomeno del greenwashing può assumere». Una casistica dell’ambientalismo di facciata che sarà utile agli eurocommissari di Bruxelles per prendere provvedimenti e «prevenire il greenwashing». Senza dimenticare il coordinamento con le authority di vigilanza dei singoli Paesi. «Sia l’Esma che le autorità nazionali monitorano continuamente i rischi nei mercati finanziari dell’Ue – fanno sapere dall’authority europea –. L’Esma e le autorità nazionali di vigilanza si scambiano regolarmente opinioni sui risultati delle rispettive valutazioni del rischio, al fine di costruire una visione globale dei rischi nei mercati dell’Ue e condividere possibili problemi o sacche di vulnerabilità di particolare rilevanza tra i Paesi».

Regole anti greenwashing

Si sta stringendo il cerchio dunque contro chi fabbrica e colloca prodotti green in modo scorretto. A chiedere una stretta sul greenwashing sono gli stessi gestori. In Francia, in particolare, vi è una grande sensibilità sul tema. È il caso di Sycomore AM, società di gestione transalpina specializzata sui temi della sostenibilità (9,1 miliardi di euro in gestione) che fa capo a Generali Investments. «A proposito di greenwashing, è fondamentale l’attività di regolamentazione che sta portando avanti l’Europa anche sul versante tassonomia – spiega Anne-Claire Imperiale, responsabile investimenti Esg di Sycomore AM –. Sono necessarie ancor più informazioni e dati soprattutto sugli asset intangibili delle aziende». Greenwashing da contrastare soprattutto quando si forniscono dati in tema di cambiamento climatico: «Fondamentale è verificare come viene misurato l’impatto ambientale. Ad esempio sulle emissioni CO2 bisogna focalizzarsi su Scope 3, le emissioni indirette dovute all’attività dell’azienda». A fare da argine al marketing troppo verde, devono essere le vendite corrette degli strumenti finanziari. «Nella vendita dei prodotti, la regolamentazione Ue offre diversi strumenti per evitare il greenwashing – evidenzia Imperiale –. Un fondo articolo 9 (il riferimento è alla disciplina europea Sfdr sulla trasparenza della finanza sostenibile, ndr) deve investire esclusivamente in iniziative sostenibili che hanno un obiettivo ambientale o sociale».

Rating Esg e trasparenza

Anche sui rating Esg, Imperiale è molto dura: «Sui rating Esg credo che sia necessaria una standardizzazione dei parametri. Ad oggi non c’è trasparenza sulla metodologia che viene usata». E aggiunge: «Noi abbiamo un nostro modello basato sui Kpi (indicatori di performance, ndr) pubblicati dalle società perché non ci basiamo solo su un rating esterno».

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