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Analisi

Intermonte: il flusso di listing e delisting sul mercato azionario di Borsa Italiana

Secondo uno studio svolto con il Politecnico di Milano, negli ultimi 20 anni le ammissioni a Piazza Affari sono state 448 (la maggior parte nel mercato non regolamentato EGM, ex AIM Italia) mentre i delisting sono stati 336 (la maggior parte sul listino principale EXM, già MTA)

Intermonte Sim e QCapital: un’iniziativa di club deal per investire in Pmi

Guglielmo Manetti, amministratore delegato di Intermonte Sim

Intermonte, investment bank italiana indipendente, presenta la sesta edizione dei “Quaderni di ricerca Intermonte”, studi sul mercato azionario realizzati con cadenza annuale in collaborazione con la School of Management del Politecnico di Milano. Quest’anno, la ricerca: “Sliding Doors: il flusso di listing e delisting sul mercato azionario di Borsa Italiana (2002- 2021)” propone un’analisi inedita del flusso di imprese che sono entrate e uscite dai listini di Borsa Italiana negli ultimi 20 anni. In particolare, considerando l’elevato flusso di delisting che ha caratterizzato il mercato non solo italiano, ma dei principali paesi a livello globale negli ultimi anni, si è cercato di capire: 1) i motivi della ‘disaffezione’ delle imprese verso la quotazione 2) quale correlazione esiste fra le strategie di listing (e delisting) da una parte e le performance operative e di mercato delle imprese dall’altra 3) l’eventuale evidenza di un comportamento ‘opportunistico’ da parte delle imprese che usano Piazza Affari per ragioni di convenienza.

Guglielmo Manetti, Amministratore Delegato di Intermonte, ha commentato: «I risultati dell’analisi mappano diversicomportamenti compositi da parte di aziende quotate e investitori (privati, corporate, fondi di private equity o altri), ma forniscono un’evidenza rassicurante per imprese e mercato: per le aziende sane la quotazione in Borsa risulta essere un acceleratore della crescita e remunera gli investitori in maniera soddisfacente. Il messaggio finale che ne traiamo è che la quotazione in Borsa rappresenta un vantaggio competitivo di lungo termine. In quest’ottica, utilizzare l’IPO come “porta scorrevole” può essere sì una fortetentazione laddove ci siano condizioni attraenti, ma vanifica numerose opzioni future di sviluppo e valorizzazione della società. Con queste evidenze ci auguriamo quindi di fornire interessanti spunti di riflessione per i molti soggetti coinvolti (aziende, investitori privati e pubblici, gestori del risparmio, intermediari e legislatore). Un particolare ringraziamento va al Politecnico di Milano, con cuiprosegue il proficuo rapporto di collaborazione iniziato nel 2016».

Giancarlo Giudici, Professore ordinario della School of Management del Politecnico di Milano e referente scientifico della Ricerca, ha aggiunto: «Ringraziamo Intermonte per la rinnovata fiducia e per l’opportunità di indagare di anno in anno tematiche di grande interesse per l’intera comunità finanziaria. Ci auguriamo che il nostro studio possa dare un contributo fattivo al dibattito in atto, con l’auspicio che il mercato dei capitali italiano diventi sempre più efficiente. La quotazione va sicuramente considerata un evento che genera opportunità di lungo periodo. Molte aziende solide si quotano, raccolgono denaro, crescono prima e dopo l’IPO, generando occupazione, innovazione, valore e buoni rendimenti. Da qui l’importanza di analizzare attentamente i modelli di business, mantenere un rapporto costante fra comunità finanziaria e imprenditori, a maggior ragione in tempi di transizione dove le imprese dovranno affrontare trasformazioni interne (come la sfida digitale) ed esterne (i megatrend mondiali) mantenendosi competitive. In poche parole, rimanere quotati molto spesso paga di più nel lungo termine rispetto a strategie più opportunistiche di breve respiro».

Considerando le domande iniziali cui si voleva dare una risposta, i numeri raccolti evidenziano svariati spunti interessanti:

Saldo positivo tra listing e delisting. Ma Piazza Affari perde €55 miliardi di capitalizzazione negli ultimi 5 anni

I dati mostrano che nel corso degli ultimi 20 anni le ammissioni a Piazza Affari sono state 448, mentre i delisting sono stati 336 di cui ben 268 sul listino principale (EXM, già MTA), che ne ha guadagnate ‘solo’ 185; per contro il mercato non regolamentato per le PMI (EGM, già AIM Italia, che conta oggi ben 174 società quotate) ha attratto 263 imprese quotate e ha visto solo 68 cancellazioni. Si è quindi osservato un trend di costante arretramento del numero di società quotate dal listino principale, a fronte di una forte crescitadel segmento non regolamentato.

Il saldo netto di listing e delisting è comunque positivo e, a fine 2021, è stata superata la soglia record di 400 società quotate (407) a Piazza Affari, ma si è vista anche una mutazione del profilo del mercato azionario, molto più orientato verso le small cap. 

I delisting hanno però causato una importante perdita di capitalizzazione per Piazza Affari, superiore, negli ultimi 5 anni, a € 55miliardi – “mangiandosi” quasi un quarto della crescita dei corsi azionari dello stesso periodo. In particolare, fra il 2017 e il 2021, sono ben 105 le emittenti che hanno dato l’addio a Piazza Affari. Al 31.12.2021 in Italia il rapporto fra capitalizzazione di mercato e PIL era del 43,8% (vs 218,2% USA; 102,0% UK; 107,6% Francia; 59,4% Germania).

Imprese neo-quotate negli ultimi 10 anni: perfomance operativa e di mercato

Sono 300 le imprese italiane entrate in Borsa dal 2012 al 2021 (63 su listino principale e 237 su EGM, ex AIM Italia). Se guardiamo alla performance operativa di tali imprese, si osserva un aumento del volume d’affari sia prima sia dopo la quotazione; il valore medio del CAGR dei ricavi sul periodo è +12,0% per il listino principale, +23,3% per EGM.

Per quanto riguarda la performance di mercato, nell’arco dei dieci anni si osserva un rendimento assoluto mediamente positivo siaper il listino principale (si arriva a +31,7% dopo 3 anni) sia per EGM (+20,0%). Al netto del rendimento dell’indice di mercato, si evidenzia che le ‘matricole’ di MTA/EXM sui 3 anni successivi rendono in media il 22,6% in più, mentre quelle del listino non regolamentato conseguono un rendimento differenziale pari a +6,2%. 

Il risultato è in controtendenza rispetto al passato e riguarda soprattutto le nuove quotazioni sul listino principale dal 2014 in avanti - per le quali si osservano rendimenti medi differenziali a 3 anni positivi rispetto all’indice MIB che vanno dal 5,4% al 72,0% - equelle sul mercato non regolamentato dal 2018 in avanti - con rendimenti differenziali medi a 3 anni per le quotate nel 2018 pari, ad esempio, a +106,3%. Il rendimento positivo medio è spesso però generato da una minoranza di imprese, che ottengono risultati molto lusinghieri.

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