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Finanza sostenibile

Esg e asset alternativi, l’82% dei gestori italiani ha policy di sostenibilità

È quanto emerge dalla ricerca Aifi-Invest Europe contenuta nel report sui temi green

Ambrosetti Am Sim e Nummus.Info, accordo sull'analisi Esg

L’82% dei gestori italiani di asset alternativi possiede una policy Esg «dimostrando quindi un elevato livello di attenzione in merito alla progressiva adozione di un approccio strutturato verso elementi di sostenibilità». È quanto emerge dalla ricerca condotta da Aifi, l’associazione italiana di private equity, venture capital e private debt, presieduta da Innocenzo Cipolletta., secondo quanto riportato da Plus del Sole 24 Ore. Un’indagine realizzata l’anno scorso assieme a Invest Europe fra 350 operatori del Vecchio continente e a cui hanno partecipato 42 gestori italiani.

La ricerca è contenuta nella corposa guida realizzata da Aifi dal titolo «Report di sostenibilità - Impegno e trasparenza sui temi Esg» che fa il punto sulla normativa green europea; ma soprattutto nel documento è possibile consultare una struttura di questionario Esg che i gestori possono inviare alle imprese. Un manuale utilissimo, primo del suo genere in Europa per i gestori specializzati nel settore.

Altri dati dell’indagine

La ricerca condotta da Aifi e Invest Europe ha uno spaccato italiano molto interessante. Oltre ai dati sulla policy Esg, viene sottolineato il rilievo che i gestori italiani di private equity e venture capital danno ai piani di formazione in materia Esg: il 72% li ha già implementati; c’è poi un 18% che intende farlo nei prossimi 12 mesi e soltanto un 10% che non ha la volontà di muoversi in tal senso. Altro elemento da evidenziare sul versante italiano è quello della governance: il 76% dei gestori raccoglie dati sulla presenza di policy anticorruzione nelle società target.

Per quanto riguarda invece le risposte di tutti i gestori europei, c’è massima concentrazione sulle iniziative di taglio alle emissioni di CO2: «Oltre la metà delle portfolio company – si legge nel documento – hanno messo in atto iniziative per ridurre le emissioni di carbonio». Inoltre, dal punto di vista della parità di genere, il 78% dei gestori europei intervistati raccoglie informazioni sulla percentuale di donne nel board e sul numero di dipendenti.

Il tavolo Aifi

L’Aifi da tempo è attiva nell’ambito dei temi Esg. È stata tra le prime in Europa a realizzare le linee guida per definire, si legge nella guida, «una strategia di investimento che integri elementi di natura finanziaria con aspetti ambientali, sociali e di buon governo». Un lavoro che è continuato poi nel corso degli ultimi anni con la costituzione di un tavolo di lavoro Esg dove sono presenti una trentina di associati nazionali e internazionali «per condividere delle best practice associative che saranno messe a punto nel pieno rispetto delle normative europee».

Ed è stato proprio dal tavolo di lavoro che sono nati i bisogni poi declinati nella guida presentata in questi giorni e realizzata in collaborazione con la società Sirsa, specializzata in consulenze strategiche Esg.

Questionario e obiettivi

Le domande sulla sostenibilità per le società partecipate devono essere calibrate in base a una serie di elementi: asset class, settori, Paesi. Un set di domande ad hoc che rispetti le peculiarità sia dell’investitore che della azienda. La guida Aifi è molto pratica e operativa sotto questo aspetto e consente ai gestori di partire da una base comune di argomenti.

Allo stesso tempo i consulenti segnalano anche il tema cruciale dei feed back e del piano d’azione: è fondamentale, come chiave di successo, «organizzare una sessione di feed back con le società partecipate per condividere i risultati dell’analisi e spiegare come i dati raccolti vengono analizzati e utilizzati». 

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