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Intervista a Maria Luisa Gota (Fideuram Vita e Intesa Sanpaolo Vita)

La road map verso la sostenibilità

Intesa Sanpaolo entra tramite Intesa Sanpaolo Vita nella Net Zero Asset Owner Alliance e nella Net Zero Insurance Alliance. Gli obiettivi e il significato dell’iniziativa

La road map verso la sostenibilità

Maria Luisa Gota, amministratore delegato e direttore Generale di Fideuram Vita e responsabile dell’area di coordinamento delle società del ramo vita in Intesa Sanpaolo Vita

Nel mese di dicembre Intesa Sanpaolo ha annunciato l’ingresso, tramite il gruppo assicurativo Intesa Sanpaolo Vita, nella Net Zero Asset Owner Alliance (NZAOA) e nella Net Zero Insurance Alliance (NZIA). Le due alleanze nascono sotto l’egida delle Nazioni Unite come iniziative del settore assicurativo, con l’obiettivo di arrivare all’azzeramento delle emissioni nette di gas serra (“Net Zero”) degli investimenti e delle attività assuntive entro il 2050 in coerenza con l’Accordo di Parigi.

La Net Zero Asset Owner Alliance (NZAOA) conta attualmente 71 membri, di cui oltre a Intesa Sanpaolo Vita, solo uno italiano. La Net Zero Insurance Alliance (NZIA), più recente, ha invece poco più di venti membri e anche in questo caso la presenza italiana è limitata ad un solo gruppo oltre a Intesa Sanpaolo Vita. Che cosa significa aver compiuto questo passo e che cosa comporta in termini di "best practices" per Intesa Sanpaolo Vita?

A raccontarlo a Investire Today è Maria Luisa Gota, amministratore delegato e direttore generale di Fideuram Vita e responsabile dell’area di coordinamento delle società del ramo vita in Intesa Sanpaolo Vita. «L’importante impegno che abbiamo assunto con l’adesione alla NZAOA è quello di decarbonizzare i portafogli di investimento attraverso un percorso graduale, ma rigoroso, che prevede obiettivi di riduzione delle emissioni e attività di engagement sugli emittenti», afferma Gota. «La condivisione di best practices quali l’utilizzo di specifiche metriche e scenari climatici scientificamente fondati sono un valore aggiunto dell’alleanza che si propone di avere un impatto determinante contando su oltre 10 mila miliardi di dollari di attivi in gestione. Inoltre, l’alleanza definisce standard comuni per la formulazione degli obiettivi di riduzione delle emissioni e per il reporting dei progressi. Con l’adesione alla NZIA assumiamo invece l’impegno di includere nelle nostre politiche assuntive del ramo danni elementi di carattere ambientale, secondo best practices comuni che sono in via di definizione».

Quali sono nel concreto le azioni che state portando avanti?
In accordo con gli impegni assunti, andremo a ridurre gradualmente la carbon intensity degli investimenti diretti sui sotto portafogli dove ciò ha più senso - azioni quotate e obbligazioni corporate -. Lo faremo valutando le informazioni disponibili sugli emittenti e sui loro stessi obiettivi di riduzione della carbon footprint.  A questo riguardo, una sfida che si pone a tutti gli investitori istituzionali è quella della disponibilità e affidabilità dei dati necessari per prendere decisioni. Su questo aspetto molto si è fatto, ma la strada è ancora lunga. Un’altra area di intervento riguarda l’offerta di prodotti di investimento assicurativo di tipo Unit Linked sui quali il nostro gruppo ha una quota di mercato di oltre il 20% e dove già negli anni scorsi abbiamo lavorato per costruire prodotti con una marcata connotazione Esg come, ad esempio, Prospettiva Sostenibile di Intesa Sanpaolo Life. L'obiettivo su questi prodotti è proprio arricchire le opportunità d'investimento con fondi interni assicurativi conformi agli articoli 8 e 9 della SFDR (Sustainable Finance Disclosure Regulation) oltre che con fondi esterni così classificati dalle rispettive società di gestione per dare la possibilità alle nostre reti di proporre percorsi di investimento nel segno della sostenibilità ambientale e sociale. L’attenzione su questi temi da parte dei clienti sta crescendo ma è fondamentale il ruolo delle reti nella proposta commerciale. I dati sono comunque incoraggianti: nelle Unit Linked di Fideuram Vita, caratterizzate da una gamma di opportunità particolarmente ampia, nel 2021 abbiamo osservato una crescita di oltre il 50% delle masse investite in fondi compliant agli articoli 8 e 9. Per accompagnare reti e clienti in questo percorso abbiamo definito internamente degli indicatori che misurano l’evoluzione nel tempo di questa offerta.

Dottoressa Gota oltre ad essere amministratore delegato e direttore generale di Fideuram Vita e  responsabile dell’area di coordinamento delle società del ramo vita in Intesa Sanpaolo Vita, dal 1 marzo 2022 è anche responsabile sostenibilità. Che cosa significa aver riunito questi tre ruoli?
Credo che avere nella stessa area di coordinamento anche l’unità organizzativa dedicata alla sostenibilità faciliti la trasmissione al business dei nostri impegni in quest’area. Lavorare in modo naturalmente integrato con la Sustainability Manager permette di scaricare a terra più efficacemente le azioni sull’evoluzione del catalogo prodotti, attinenti alle iniziative commerciali e agli investimenti.

Come si traducono i criteri Esg nel ramo vita ai fini della costruzione di un prodotto?
Da marzo 2021 tutti i prodotti di investimento inclusi quelli assicurativi devono essere classificati in base agli articoli 6, 8 e 9 della Sustainable Finance Disclosure Regulation. In particolare, un prodotto di investimento assicurativo è conforme all'articolo 8 se promuove caratteristiche ambientali e/o sociali mentre è conforme all' articolo 9 se persegue un obiettivo ambientale e o sociale. La compagnia assicurativa classifica il prodotto in base al suo contenuto finanziario perciò nella costruzione del prodotto dovrà aver cura di inserire percorsi di investimento con caratteristiche di sostenibilità, scegliendo bene i sottostanti, siano essi titoli o OICR.

Quando un investimento può essere definito sostenibile?
Non esiste purtroppo una risposta univoca, ci viene però in aiuto ancora la SFDR con una definizione che traccia la strada: è un investimento in un’attività economica che contribuisce a un obiettivo ambientale o a un obiettivo sociale, a condizione che non arrechi un danno significativo a nessuno di tali obiettivi e che le imprese che beneficiano di tali investimenti rispettino prassi di buona governance. Per tradurre in pratica e misurare questi contributi entrano in gioco altri elementi che devono essere tenuti in considerazione e che hanno un diverso livello di maturazione regolamentare e di prassi, quali ad esempio l’allineamento agli obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 (SDGs) e alla Tassonomia Green dell’Unione Europea. A questo riguardo c’è un forte impegno da parte di imprese assicurative e gestori di fondi per assicurare che le preferenze di sostenibilità della clientela, che saranno necessariamente raccolte dagli intermediari a partire dal prossimo agosto con le modifiche alle normative MIFID e IDD, trovino risposte adeguate.

In ambito assicurativo, in particolare nei prodotti del ramo Vita, quanto è ancora lunga la strada affinché il cliente sia consapevole della differenza rispetto a un prodotto non Esg-compliant?
L’inclusione nella profilatura Mifid delle preferenze di sostenibilità sarà un momento chiave per accelerare la consapevolezza dei clienti su questi aspetti e ciò accadrà a partire dal prossimo agosto. In altri termini, la consulenza finanziaria, attraverso cui i nostri prodotti di investimento assicurativo vengono proposti, avrà un nuovo strumento per far emergere la preferenza di sostenibilità e proporre soluzioni adeguate. Gestori e consulenti saranno pertanto guidati in questo percorso.
 
 
 

 
 

 

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