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Le azioni delle Pmi italiane perdono meno dell’intero panorama azionario

È quanto emerge dal report mensile sulle Mid Small Cap italiane a cura del team di ticerca di Intermonte

Quel debito "buono"che sostiene le Pmi

Il mercato azionario italiano (prezzi al 17 marzo 2022) è sceso del 9,2% nell'ultimo mese ed è in calo dell'11,9% YTD. L'indice FTSE Italia Mid-Cap (-6,3% nell'ultimo mese) ha sovraperformato l'indice principale del 2,9% (-1,2% YTD su base relativa), mentre l'indice FTSE Italy Small Caps (-5,6% nell'ultimo mese) ha performato il 3,5% meglio del mercato nell'ultimo mese, o +2,0% su base relativa dall'inizio del 2022. È quanto emerge dal report mensile sulle Mid Small Cap italiane a cura del team di ricerca di Intermonte.

Guardando alle performance delle mid/small cap in Europa, l'indice MSCI Europe Small Caps è sceso del 2,1% nell'ultimo mese, con una performance migliore delle mid/small cap italiane.

Dall'inizio dell'anno abbiamo attuato una revisione del +4% delle nostre stime EPS 2022, soprattutto grazie ad alcuni aggiornamenti degli utili dei titoli energetici, mentre abbiamo tagliato le previsioni per la nostra copertura mid/small cap del 5,4%. Nell'ultimo mese, se ci concentriamo sulla copertura mid/small cap, abbiamo tagliato le previsioni di EPS 2022 del 3,7%, principalmente a causa dell'impatto della guerra in Ucraina e di un nuovo rialzo nei costi delle materie prime e dell’energia. È interessante notare come la stagione dei risultati abbia ampiamente confermato le nostre stime per il 2021 (EPS 2021 in crescita dello 0,8% nell'ultimo mese).

Se confrontiamo la performance YTD con il cambiamento delle stime FY22 nello stesso periodo, vediamo che i titoli FTSE MIB hanno registrato un de-rating YTD del 16,8% (contro il -3,7% di un mese fa), mentre le mid-cap e le small-cap hanno subito un de-rating rispettivamente del 7,5% e del 6,0%. Su su base P/E, il nostro panel è scambiato con un premio del 47% rispetto alle large cap, ben al di sopra della media storica (17%) e al livello di un mese fa (34%).

Guardando all'andamento ufficiale dell'indice italiano, notiamo che la liquidità per le large cap nell'ultimo mese (misurata dai volumi medi moltiplicati per i prezzi medi in un periodo specifico) è al di sopra della media annuale, arrivando al 46,6% al di sopra della media a 1 anno, in accelerazione rispetto a un mese fa, quando la stessa metrica era +18,8%. La liquidità per le mid-cap ha visto una crescita più limitata, mostrando una variazione del +18,8%, mentre per le small cap la stessa metrica è diminuita del 2,6%. Vale la pena notare che la liquidità media giornaliera per i titoli inclusi nella nostra copertura mid/small cap è stata di 3.3 mln di euro nell'ultimo mese, ancora in crescita del 24% rispetto al periodo corrispondente di un anno fa.

Questo mese è stato caratterizzato da un newsflow negativo innescato dalla guerra in Ucraina, che ha aggiunto un'incertezza geopolitica senza precedenti a uno scenario macro già scosso dai timori di stagflazione. I mercati sono stati altamente volatili, una situazione che, se prolungata, potrà impattare negativamente le mid/small cap, in quanto asset relativamente più rischiosi. La performance relativamente migliore delle mid/small cap si spiega, in parte, con un migliore mix settoriale, in parte con una maggiore inerzia nel riequilibrare i portafogli meno liquidi. Durante la reporting season, l'approccio del mercato è rimasto cauto, soprattutto sui nomi esposti a Russia/Ucraina o soggetti a maggiori rischi di margin squeeze, mentre le principali reazioni positive si sono registrate per le società operanti nei settori digitale e rinnovabili, che hanno parzialmente recuperato il de-rating registrato a febbraio. Nel corso della prossima settimana, la conferenza STAR dovrebbe offrire l'opportunità ad alcuni titoli di alta qualità di rassicurare gli investitori sulla possibilità di confermare una direzione positiva delle stime per quest'anno. Per quanto riguarda l'Ucraina, un “cessate il fuoco” potrebbe innescare un rally di recupero per le azioni, ma alcuni problemi legati al rallentamento della crescita economica continueranno verosimilmente a pesare sulla fiducia degli investitori per il momento e finché i costi e la pressione dei prezzi dell'energia non si normalizzeranno. Per quanto riguarda i fondi PIR, attendiamo una maggiore visibilità per rivalutare le nostre stime, che rischiano di essere eccessivamente sfidanti nello scenario attuale.

 

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