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Transition Energy, perché la guerra non può fermarla

Nonostante l’emergenza abbia riportato in auge carbone e rigassificatori, il flusso degli investimenti nelle rinnovabili continuerà la sua corsa. Ne parliamo con Alessio Bucco di Credem che presenta la nuova strategia sviluppata da Euromobiliare e Pictet

Alessio Bucco

Alessio Bucco, Responsabile Investment Center Private Banking del Gruppo Credito Emiliano

Se da un lato la preoccupazione degli investitori si sta concentrando sugli impatti della guerra in corso in Ucraina, e quindi sul breve termine, dall’altro la crisi energetica continua adevidenziare in tutta la sua portata l’importanza della Transition Energy come tema di investimento a lungo termine.

Il dibattito in corso sulle soluzioni da adottare per l’approvvigionamento di gas, e per la riduzione della dipendenza energetica dalla Russia, ribadisce l’urgenza di incrementare gli investimenti in quest’ambito, tanto più che le fonti di energia pulita come il solare e l’eolico sono meno esposte ad interruzioni da parte di terzi.

In questo scenario l’Investment Center Private Banking del Gruppo Credito Emiliano ha deciso di lanciare una strategia, “Euromobiliare Pictet Action 4Transition”, che va a lavorare sulle principali transizioni che ci accompagneranno nei prossimi anni, grazie alla collaborazione tra Euromobiliare SGR e Pictet AM, società di gestione specializzata negli investimenti tematici sui macro trend da quasi trent’anni.

A descrivere questa soluzione, e da quali riflessioni è stata ispirata, è Alessio Bucco, Responsabile Investment Center Private Banking del Gruppo Credito Emiliano.

“Il fondo, che sarà in collocamento in esclusiva per i clienti del Gruppo Credem, è caratterizzato da una strategia flessibile azionaria che sarà basata su un portafoglio di titoli high conviction valorizzando le società che non solo beneficeranno degli investimenti previsti per i prossimi anni, ma saranno probabilmente anche in grado di indirizzare il cambiamento. Parliamo di transizioni energetiche, relative alla filiera produttiva e distributiva, fino ad arrivare a temi più vicini al quotidiano, come ad esempio, la mobilità e gli stili di vita in termini di strumenti di comunicazione, di modalità di lavoro, alimentazione e farmaceutica. La soluzione, che rappresenta uno strumento esclusivo basato sulla lunga esperienza e capacità di gestione della casa di investimento in questi ambiti, utilizzerà filtri e modelli appositamente ideati per selezionare società in grado di generare impatti positivi sul nostro ecosistema”.

Da quale considerazione siete partiti per lanciare questa iniziativa?

“L’attuale situazione geopolitica ha distolto l’attenzione di molti investitori da alcuni temi che fino a qualche tempo fa erano centrali nella scelta degli investimenti. Tra questi, i piani di sviluppo presenti nelle agende governative delle principali economie mondiali hanno generato, e continueranno a farlo, investimenti rilevanti, seppur ancora probabilmente non soddisfacenti, con l’obiettivo di finanziare in maniera significativa principalmente energie rinnovabili, mobilità elettrica e riqualificazione immobiliare in ottica green. Parliamo di investimenti che per la sola transizione energetica hanno raggiunto la cifra record di 755 miliardi di dollari nel 2021 a livello globale, con un incremento del 27% rispetto al 2020 secondo il Bloomberg New Energy Finance. Tornare a confrontarsi su temi che nel corretto orizzonte temporale possono generare rendimenti e diversificazione di portafoglio rimane una delle chiavi centrali di una consulenza di qualità che deve sì rimanere attenta alla situazione di breve termine, ma non può e non deve farlo a scapito di una gestione di portafoglio che per i profili meno conservativi deve essere orientata alla generazione di valore nel medio e lungo termine”.

La situazione attuale potrebbe portare a una contrazione di questi investimenti?

“In Europa si sta discutendo della riapertura di vecchie centrali a carbone, costruzione di rigassificatori o centrali nucleari. Probabilmente alcune misure nel breve termine saranno necessarie, seppur queste non siano in linea con i piani europei. Nonostante ciò, non vi sarà un arretramento: è sempre più evidente che il futuro dovrà essere necessariamente diverso. Il perché è presto detto:si tratta non solo di misure non sostenibili dal punto di vista ambientale, ma anche antieconomiche.

Secondo un’analisi di Lazard pubblicata nel 2021, il costo livellato dell’energia (levelized cost of energy o LCOE) eolica offshore, ma soprattutto quella eolica onshore e solare,è di gran lunga più basso rispetto a quello prodotto dalle centrali a carbone (oltre il doppio) e di quelloderivante da impianti a gas o nucleare (dalle 3 alle 4 volte), considerando la costruzione dell’impianto e la sua durata, la manutenzione e il costo delle materie prime; una situazione molto diversa rispetto a qualche anno fa grazie agli importanti progressi tecnologici del settore”.

Dalla prossima estate i distributori di prodotti dovranno tener conto delle preferenze espresse dalla clientela in termini di investimenti sostenibili. Ma qual è la sensibilitàsul tema in questo momento?

“Lo scorso anno il tema della sostenibilità degli investimenti è stato un argomento centrale dell’industria ed ha generato un importante sviluppo sul fronte dell’offerta; la domanda al contrario non ha avuto lo stesso grado di evoluzione. I clienti infatti hanno considerato sicuramente molto rilevante il tema, ma la consapevolezzanon ha ancora raggiunto il livello auspicato. In altri termini, la trasformazione ha interessato in un primo momento soprattutto gli operatori specializzati e gli asset manager.

La definizione di nuovi prodotti compliant agli articoli 8 e 9 SFDR è stata stimolata in parte dalla normativa e in parte dalla consapevolezza degli operatori, piuttosto che dalla domandadei clienti che si conferma invece ancora basata su logiche di allocazione finanziaria tout court.

Nel 2022 questo aspetto è destinato a cambiare in maniera sensibile. Si pensi ad esempio al fatto che le preferenze ESG faranno parte della profilatura dei clienti, che quindi saranno tenuti a esprimersi su questo tema.

Sarà poi compito dei professionisti della consulenza confrontare quanto il portafoglio dei clienti sia allineato con le preferenze espresse,stimolandone eventualmente l’interesse. A tal proposito una ricerca Consob pubblicata nel 2021 segnala infatti come ben il 78% dei clienti intervistati si aspetti di essere informato e ricevere informazioni in materia ESG dal proprio consulente come punto di riferimento”

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