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Salone del Risparmio 2022

Come ripensare gli investimenti esg alla luce della crisi energetica?

Le riflessioni sul tema di Giulio Sapelli, Fondazione Enrico Mattei, Michele Cervone, JP Morgan, Alfonsino Mei, Enasarco e Paolo Proli, Amundi Sgr, nel corso della tavola rotonda organizzata da Investire e moderata dal direttore Sergio Luciano.

Come ripensare gli investimenti esg alla luce della crisi energetica?

Da sinistra: Sergio Luciano, Paolo Proli, Alfonsino Mei e Michele Cervone

Un futuro senza idrocarburi o con gli idrocarburi del futuro? Parte da questo interrogativo l’approfondimento organizzato dal mensile Investire che si è tenuto oggi in occasione del Salone del Risparmio.

Ad aprire l’appuntamento è la videointervista condotta dal direttore di Investire. Sergio Luciano. a Giulio Sapelli, direttore scientifico della Fondazione Enrico Mattei.

“Dobbiamo fare i conti con tutte quelle aspettative sui mercati finanziari, alimentate finora, che mettevano al centro le energie sostenibili. Ma occorre invece adottare un approccio integrato. Nel ventaglio delle energie del futuro sarà necessario includere anche quelle fossili. L’Italia è riuscita a dispiegare una diversificazione più efficace rispetto ad altre nazioni grazie anche alla sua posizione nel Mediterraneo. Guardare ai traguardi fissati da qui a una certa data, tra cui gli impegni di Glasgow serve a poco perché invece di guardare le date, e pianificare, dovremmo agire. L’ Italia inoltre è priva di mezzi per la raffinazione e quindi dovremo comprare anche i derivati dell’Oil e di questo dovremo tenere conto. Ovviamente dobbiamo scegliere tra le energie rinnovabili quelle che producono meno Co2 e tener conto che le nuovi fonti sostenibili hanno bisogno di sistemi di stoccaggio e di lavorazioni meccaniche. In tempi recenti si è tornato a parlare di nucleare. Il nucleare è un’attività industriale interessante ma non è in grado di rispondere a una domanda di energia elevata. Le centrali sono grandi cattedrali ma producono un quantitativo molto basso di energia elettrica. Il nucleare rappresenta invece un’occasione per creare un indotto industriale. Quello che dobbiamo chiederci in Italia è se abbiamo tutte le competenze per crearlo o se invece abbiamo maggiori opportunità di lavorare meglio sull’Oil & Gas”.

In questo momento ci troviamo però davanti a un bivio: è indispensabile attingere a fonti di energia di tipo tradizionale e nel contempo dobbiamo pensare al futuro guardando alle rinnovabili. Come si conciliano gli investimenti esg, proiettati al lungo termine, con le necessità immediate? Come generare inoltre rendimenti?


A rispondere Paolo Proli, head of retail division and executive board member di Amundi Sgr, Alfonsino Mei, presidente Enasarco e Michele Cervone, managing director JP Morgan nel corso della tavola rotonda moderata da Sergio Luciano, direttore Economy e Investire.

 “Come Amundi abbiamo iniziato un percorso verso la sostenibilità circa 30 anni fa. Abbiamo visto come nel corso del tempo ci sia stata una presa di coscienza complessiva globale”, dichiara Paolo Proli di Amundi Sgr. “Noi come investitore dobbiamo finanziare la transizione energetica che comprende ad esempio lo sviluppo dell’ecosistema dell’idrogeno. Possiamo lavorare ad esempio sull’elettrificazione della mobilità cittadina ma sappiamo che non è sufficiente. Stiamo lavorando per favorire lo sviluppo di tecnologie in grado di ridurre l’emissione di Co2 anche in collaborazione con Politecnico di Milano e come asset manager, attraverso un’attività di engagement, andiamo a spingere verso la sostenibilità anche le aziende in cui investiamo”.

 “Noi non vediamo una contrapposizione tra investimento tradizionale e quello esg perché riteniamo che fra qualche anno non si parlerà più di investimenti esg perché saranno tutti improntati a questi criteri ambientali, sociali e di governance”, sottolinea Michele Cervone di JP Morgan. “L’investimento esg ha già dimostrato e sta continuando a dimostrare che è un investimento “sensato” per tanti motivi. Basta osservare a quali problemi va incontro anche in termini reputazionali un’azienda che non rispetta i criteri di sostenibilità ambientale.  Dobbiamo quindi “smarcare” questo paradigma esg per rendere l’applicazione di tali criteri una prassi sostenuta anche dalla maggiore quantità disponibili. Tra qualche anno tutti i fondi saranno esg e non dovranno più essere caratterizzato come art.8 o art.9. Le aziende che non adotteranno modelli sostenibili non avranno infatti le caratteristiche necessarie per attirare capitali”.

 “Come presidente di Enasarco ho la responsabilità di gestire 8 miliardi di euro e di far sì che via siano le risorse per erogare le pensioni agli iscritti”, sottolinea Alfonsino Mei di Enasarco. “Il fondo pensione, come investitore di lungo termine, ha il dovere di non disperdere il patrimonio ma di incrementarlo. Come fondo siamo stati molto liquidi a lungo e oggi è tempo di fare delle scelte. Come investitore istituzionale mi interessa capire la direzione degli investimenti ma pretendo da parte dell’industria dell’asset management un rendimento per tutelare i miei iscritti perché devo fornire previdenza e assistenza. Stiamo lavorando presso le sedi istituzionali per far sì gli enti previdenziali possano effettuare investimenti importanti e quindi per rivedere le norme relative alla sostenibilità. Bisogna allargare la maglia e consentire ai fondi di previdenza di investire in modo anche importante pur garantendo la necessaria protezione. Chi investe in previdenza investe nel futuro e chi investe nel futuro deve necessariamente essere sostenibile”.

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