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Una recessione "pilotata" dalla Fed; l'ultima arma delle banche centrali

“Dall’ultima riunione della Fed dello scorso mercoledì le stime di crescita del Paese sono state riviste al ribasso all’1,7% nel 2022, rispetto al 2.8% previsto a marzo scorso, mentre il tasso di crescita nel primo trimestre negli Stati Uniti è previsto in contrazione di -1.5 punti percentuali. In particolare, la curva dei rendimenti dei Treasury statunitensi, specialmente nell’ultima settimana, si è invertita“. L’approfondimento a cura di Giacomo Calef, country manager

Una recessione "pilotata" dalla Fed l'ultima arma delle banche centrali

La Banca Centrale Europea ha confermato un primo rialzo dei tassi di interesse di riferimento a luglio di 25 punti, con l’obiettivo di far rientrare l’inflazione della zona euro verso il target del 2%. Se non dovesse migliorare la situazione inflazionistica europea, potrebbe spingere per un ulteriore aumento di 50 punti nel mese di settembre. L’analisi di Giacomo Calef, country manager.

“IL BEAR MARKET OBBLIGAZIONARIO – ANALISI DEI PRINCIPALI AVVENIMENTI DELLA SETTIMANA
La Banca Centrale Europea, la scorsa settimana, con l’obiettivo di far rientrare l’inflazione della zona euro verso il target del 2%, ha confermato un primo rialzo dei tassi di interesse di riferimento a luglio di 25 punti base e, se non dovesse migliorare la situazione inflazionistica europea, potrebbe spingere per un ulteriore aumento di 50 punti nel mese di settembre. Un altro argomento della riunione dello scorso 9 giugno ha riguardato la conclusione del programma di acquisti netti di attività nell’ambito dell’Asset purchase programme (App), dal primo luglio 2022.

L’uscita di questa notizia, combinata alla prospettiva di rialzi sempre più aggressivi da parte della Federal Reserve, ha provocato importanti ribassi sui mercati. Se da un lato gli indici azionari sono stati penalizzati ampiamente da queste misure, dall’altro anche l’obbligazionario, considerato erroneamente più sicuro, ha subito notevoli ribassi, come avevamo già precedentemente anticipato. Ad esempio, i titoli di stato a 10 anni di Germania e Italia hanno registrato perdite di valore da inizio anno alla giornata del 14 giugno, rispettivamente di circa il 17% e il 27%. Infatti, vediamo che, essendosi ridotto il prezzo dei titoli obbligazionari già in circolazione, i rendimenti dei titoli di Stato sono saliti notevolmente. I Buoni del Tesoro Poliennali a dieci anni, ad esempio, questa settimana hanno superato il 4,2% di rendimento annualizzato, rendendoli nuovamente attrattivi per quegli investitori che cercano un buon ritorno dall’obbligazionario (non considerando l’inflazione). A seguito delle tensioni accumulate, la Bce ha indetto quindi una riunione straordinaria per calmare i mercati da eventi speculativi che potessero riguardare i Paesi europei più esposti a livello di debito sovrano, dando mandato per la creazione di uno strumento anti-spread e prolungando il reinvestimento del Pepp fino alla fine del 2024, in modo che il rallentamento economico, provocato anche dalla politica monetaria restrittiva, non si acuisca in certi Paesi rispetto ad altri. In particolare, i titoli in scadenza verranno reinvestiti in maniera flessibile nel debito di quei Paesi considerati più a rischio, dove la misura è stimata valere tra i 200 e i 250 miliardi di euro nell’arco di 12 mesi. Dunque, si tenterà di evitare una frammentazione tra i vari Stati, consentendo una efficace trasmissione della politica monetaria perseguita dalla Bce. 

COME GLI EVENTI DELL’ULTIMA SETTIMANA HANNO INFLUENZATO IL MERCATO AZIONARIO

Il dato dei prezzi al consumo nella zona euro venerdì è stato confermato all’8,1% su base annua, nel mese di maggio, rispetto al 7,4% del mese precedente. Analoga situazione stanno attraversando gli Stati Uniti d’America, dove l’ultimo dato sull’inflazione registra un +8,6% su base annua, segnando un nuovo massimo da 40 anni a questa parte, che si pensava fosse stato toccato a marzo con un +8.5% dove buona parte dell’inflazione è ancora determinata da una forte domanda. La decisione delle banche centrali di perseguire delle politiche monetarie più stringenti, raffreddando l’economia, fa rivedere al ribasso le stime di crescita dei vari Paesi.

Dall’ultima riunione della Fed dello scorso mercoledì le stime di crescita del Paese sono state riviste al ribasso all’1,7% nel 2022, rispetto al 2.8% previsto a marzo scorso, mentre il tasso di crescita nel primo trimestre negli Stati Uniti è previsto in contrazione di -1.5 punti percentuali. In particolare, abbiamo potuto notare che la curva dei rendimenti dei Treasury statunitensi, specialmente nell’ultima settimana, si sia invertita. Questo fenomeno si verifica quando i rendimenti dei titoli di Stato a breve termine offrono un rendimento più alto rispetto a quelli di lungo termine e, storicamente, questo evento è tipicamente associato ad una possibile recessione di quel Paese; per cui gli investitori richiedono rendimenti più alti nel periodo. Ricordiamo, inoltre, che le tensioni sui mercati risultano accentuate dalle continue aperture-chiusure in Cina, dai tagli delle esportazioni di materie prime energetiche dalla Russia (specialmente in Europa) e dai prezzi delle materie prime che rimangono a dei livelli record. Invece, negli Stati Uniti, la Fed continua ad alzare i tassi in modo sostenuto anche per contrastare un forte consumo interno e un solido mercato del lavoro che inaspriscono i dati sull’inflazione del Paese. Tuttavia, si consideri che, nonostante queste misure possano rallentare l’economia nel breve periodo, se il Paese dovesse entrare in recessione la Fed avrebbe però più spazio per poter reagire, tagliando in un secondo momento i tassi e perseguendo una politica monetaria più espansiva. Dunque, come si può vedere dal grafico sopra riportato, è possibile osservare tutta questa incertezza sui mercati, dove i principali listini arrivano a perdere addirittura un -31.58% nel caso del Nasdaq e un -23.7% nel caso dello S&P500“.

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