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A caccia di dividend ‘aristocrats’, ‘kings’ e ‘diamonds’ e come riconoscerli

“Basti pensare al confronto tra il rendimento dell’indice Msci Ac World e il quintile di qualità più elevato all’interno di tale indice: nel periodo compreso tra il 31 dicembre 2012 e il 31 marzo 2022, l’indice Msci Ac World è aumentato del 211%, mentre il quintile di qualità più elevato all’interno di tale indice (misurato in base al return on equity e all’indebitamento netto/Ebitda) è aumentato del 368%.“ L’approfondimento a cura di Mark Peden, investment manager e global equities

Per gli investitori è il momento di considerare i dividend per sostenere i loro portafogli, visti i mercati azionari in fibrillazione.

In un contesto dominato da alta inflazione, tassi di interesse in aumento e timori crescenti di recessione economica, bisognerebbe prendere in considerazione un approccio più sfumato, che permetta di partecipare ai rialzi del mercato nei periodi positivi, e che garantisca al contempo una certa protezione nei periodi negativi. Perché può valere la pena considerare un approccio all’azionario focalizzato sui dividendi secondo Mark Peden, investment manager e global equities.


“L’azionario costituisce una parte importante in qualsiasi asset allocation, dimostrandosi un’eccellente asset class a lungo termine. Investire in azioni può sembrare semplice quando si ha un’opinione decisa sulla direzione del mercato: i tori possono acquistare il mercato, investire pienamente e ricercare un’esposizione ad alto beta, mentre gli orsi possono decidere di rimanere in disparte. Tuttavia, in un ciclo dove l’inasprimento dei tassi di interesse è solo uno tra i diversi fattori sfavorevoli, investire nell’azionario comporta, più che un entusiasmo sfrenato, un cauto ottimismo.
 
In un contesto come il nostro, dominato da alta inflazione, tassi di interesse in aumento e timori crescenti di recessione economica, bisognerebbe prendere in considerazione un approccio più sfumato, che permetta di partecipare ai rialzi del mercato nei periodi positivi, e che garantisca al contempo una certa protezione nei periodi negativi. Qui è dove vale la pena considerare un approccio all’azionario focalizzato sui dividendi.
 
In particolare, vale la pena di rivolgersi alle società che hanno aumentato i loro dividendi ogni anno per periodi pluridecennali, e concentrarsi su titoli a reddito di qualità che, nell’arco di un ciclo di mercato, sono destinati ad avere prestazioni migliori.

La storia dimostra che quando i titoli raggiungono un dividend yield superiore al 4% la crescita dei dividendi rallenta sensibilmente. Superato il 5% la crescita diventa trascurabile, mentre oltre il 6% i dividendi in genere diminuiscono


 
Basti pensare al confronto tra il rendimento dell’indice Msci Ac World e il quintile di qualità più elevato all’interno di tale indice: nel periodo compreso tra il 31 dicembre 2012 e il 31 marzo 2022, l’indice Msci Ac World è aumentato del 211%, mentre il quintile di qualità più elevato all’interno di tale indice (misurato in base al return on equity e all’indebitamento netto/Ebitda) è aumentato del 368%.
 
Per definire la qualità di un titolo, un buon punto di partenza è guardare agli “aristocratici”, “re”, o “diamanti” dei dividendi, ovvero ai Dividend ‘Aristocrats’, ‘Kings’ e ‘Diamonds’, che, in molti casi, sono nomi noti. Infatti, solo le aziende di alta qualità possono sostenere dividendi in crescita per lunghi periodi.
Sono definite ‘Dividend Aristocrats’ le aziende che, per oltre 25 anni, hanno aumentato ogni anno i loro dividendi. In Aegon global equity income fund ne possediamo diversi, tra cui Automatic data processing, NextEra, Albemarle e Air products.
I Dividend King sono invece quelle società che hanno aumentato il loro dividendo per oltre 50 anni consecutivi. Quest’anno Pepsico è entrata a far parte del gruppo d’élite. Ancora, Johnson & Johnson e Cincinnati Financial hanno invece aumentato i dividendi per oltre 60 anni consecutivi, arrivando al grado di ‘Dividend Diamonds’.
 
La nostra strategia punta a un premio di reddito del 30% rispetto al mercato azionario globale più ampio, riflesso dall’indice Msci all country world. Riteniamo che il 30% sia questo il punto ottimale per il reddito. Se infatti si va al di sotto di tale percentuale, il reddito potrebbe non garantire protezione, mentre se si va al di sopra si potrebbe prestare il fianco al taglio dei dividendi.
 
La storia dimostra che quando i titoli raggiungono un dividend yield superiore al 4% la crescita dei dividendi rallenta sensibilmente. Superato il 5% la crescita diventa trascurabile, mentre oltre il 6% i dividendi in genere diminuiscono. Lo sweet-spot per il nostro rendimento da dividendi è tra il 2% e il 4%, in quanto rappresenta il compromesso ottimale tra il premio di reddito e la crescita dell’income.“

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