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Nota sui mercati

De Luca (Gamma Capital Markets): "Troppo pessimismo, ecco perché gli scenari sono positivi"

Il responsabile asset management offre una chiave di lettura sugli investimenti in controtendenza

De Luca (Gamma Capital Markets): "Troppo pessimismo, ecco perché gli scenari sono positivi"

L’inflazione non è più imputabile unicamente alle strozzature provocate dai cosiddetti “colli di bottiglia” generati dalla mancanza di chip e dalla scarsità di materie prime poiché, nell’ultimo periodo è stata riscontrata una domanda in forte crescita anche da parte dei consumatori. L’analisi di De Luca, responsabile asset management.

Inflazione, Federal Reserve e il nuovo ruolo della tecnologia

“Nell’ultimo periodo abbiamo riscontrato una domanda in forte crescita anche da parte dei consumatori. In pratica, l’inflazione non è più imputabile unicamente alle strozzature provocate dai cosiddetti “colli di bottiglia” generati dalla mancanza di chip e dalla scarsità di materie prime. Infatti, all’interno della fase post-covid in cui ancora ci troviamo, la ripresa è ancora a macchia di leopardo con alcuni Paesi che sono usciti dalla crisi economica prima di altri e che hanno in un certo modo “squilibrato” alcune consuetudini dell’import-export causando modifiche anche nelle rotte dei container in giro per il mondo. Oltre a ciò, molte aziende hanno tolto dagli scaffali i prodotti che, a causa dei rincari, hanno accusato un calo della marginalità insostenibile. Questa riduzione della redditività comporterà inevitabilmente un taglio degli utili e un conseguente re- pricing degli utili futuri calcolato con il metodo Dcf (discounted cash-flow). E questo spiega perché i mercati azionari stanno perdendo: gli indici si stanno semplicemente adeguando alla nuova realtà.

Ma la vera domanda ora è: quanto di questo riprezzamento è già incorporato ai livelli attuali? Quanta recessione e inflazione contiene un Nasdaq a -30% da inizio anno?

Io credo che le banche centrali non abbiano fatto altro che fotografare la situazione aggiustando al ribasso le stime di crescita e al rialzo quelle inflattive, con il risultato che il mercato ha puntato dritto adeguandosi a sua volta a rialzi Fed da 0,75 punti base per volta. Jerome Powell ha fatto quello che prima di lui è stato visto fare dai Ceo americani: ha anticipato le paure e i timori. Così come i manager hanno già messo a bilancio le poste e le voci più negative, anche la Fed ha agito secondo la logica del “meglio prima che poi” accelerando sulla velocità della propria azione. E allora ben vengano le stime di rallentamento degli utili e di rialzo poderoso dei tassi. Ma subito. Seguendo la logica del “via il dente, via il dolore” la banca centrale americana è ancora sul podio a dirigere tutte le altre. E la linea ora è questa: abbattere l’inflazione nel minor tempo possibile, per entrare e uscire dalla recessione ancor più velocemente. Colpire duro, servendo un gran colpo di coda all’inflazione. Perché è questa ora la vera sfida: abbassare i prezzi ad ogni costo. Al netto di fattori esogeni che vanno oltre quello che la Fed può fare (potendo influenzare solo la domanda e non l’offerta).

E qui entra in gioco il nuovo ruolo della tecnologia.

Dal lato dell’offerta, infatti, il maggior deflattore su cui possiamo contare in questo momento è proprio quello tecnologico. I robot stanno sostituendo il capitale umano perché costano meno, non sono sindacalizzati e non si stancano, non prendono vacanza né maternità. L’utilizzo dell’intelligenza artificiale in Nvidia ha generato già software tridimensionali che necessitano in continuazione di microchip innovativi per funzionare e di cloud computing per archiviare i dati.

A questi prezzi, i titoli azionari delle aziende tecnologiche hanno già incorporato gli scenari più cupi?

La risposta per me è si. L’utilizzo della tecnologia migliorando la marginalità innesterà una ripresa a V degli utili e quando il mercato leggerà questo nuovo quadro non potrà che mettere a segno un rimbalzo importante. Ci penseranno poi gli algoritmi che lo governano a tradurre in nuovi acquisti sugli indici. Ecco perché inizio a riaccumulare quello che più mi convince: titoli Growth, mega-Cap Usa e cinesi, Faang, Biotech, Alternative Energy. Sto ancora alla larga dalle small cap europee.

Riassumendo e concludendo: credo che la tecnologia più innovativa sia tornata (finalmente?) ai livelli pre-covid e che ci sia un eccesso di pessimismo sul mercato.

Tutti negativi? Ecco, è il momento giusto per comprare.“
 

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