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Il settore del trasporto aereo è in sofferenza ma attenzione al rimbalzo

“L’industria aerea è ancora ben lontana dalla redditività pre-pandemica a causa degli effetti del covid-19 e delle attuali condizioni macroeconomiche. La Iata (International air transportation association) stima perdite totali per il 2022 pari a circa 9,7 miliardi di dollari, migliori rispetto alle precedenti previsioni ferme a 11,6 miliardi di dollari.“ L’approfondimento a cura di Federico Vetrella, market strategist

Il settore del trasporto aereo è in sofferenza ma attenzione al rimbalzo

Il comparto dell’aerotrasporto sta soffrendo ormai da oltre due anni a causa degli effetti causati dalla pandemia da covid-19. Il calo repentino della domanda dovuto alle restrizioni imposte a limitazione del contagio ha causato, nel solo 2020, una perdita all’intera industria di oltre 137 miliardi di dollari. Da allora l’intero comparto ha faticato a ritornare ai volumi pre-pandemia a causa di continue risalite nel numero di casi e nella difficoltà di limitare il contagio all’interno dei velivoli. L’analisi a cura di Federico Vetrella, market strategist.

“Le conseguenze della pandemia insieme ad una carenza di personale stanno appesantendo i bilanci delle compagnie aeree ma le quotazioni ai minimi storici potrebbero rivelarsi un’ottima opportunità di acquisto.

I problemi del settore

Il comparto dell’aerotrasporto sta soffrendo ormai da oltre due anni a causa degli effetti causati dalla pandemia da covid-19. Il calo repentino della domanda dovuto alle restrizioni imposte a limitazione del contagio ha causato, nel solo 2020, una perdita all’intera industria di oltre 137 miliardi di dollari. Da allora l’intero comparto ha faticato a ritornare ai volumi pre-pandemia a causa di continue risalite nel numero di casi e nella difficoltà di limitare il contagio all’interno dei velivoli.

Oggi, anche se la pandemia non sembra più essere un problema primario per la maggior parte degli operatori, sorgono altri inconvenienti dovuti al rincaro delle materie prime ulteriormente inasprito dalle tensioni geopolitiche in Ucraina. Infatti, i prezzi record del petrolio stanno avendo effetti a cascata non solo sui costi delle compagnie ma anche sulle tariffe di volo che si ripercuotono sul consumatore finale.

Non ultimo, la ripresa relativamente veloce della domanda di voli ha causato una carenza di piloti, per la maggior parte messi fuori servizio durante la pandemia. Tuttavia, anche gli scioperi indetti dal personale per protestare su un aumento dei salari armonizzato alle pressioni inflazionistiche sta mettendo sotto pressione tutti gli operatori. Dunque, risulta chiaro come al momento ci sia un enorme disparità tra domanda e offerta con quest’ultima che difficilmente riuscirà a raggiungere un equilibrio nel breve termine.

In conclusione, l’industria aerea è ancora ben lontana dalla redditività pre-pandemica a causa degli effetti del covid-19 e delle attuali condizioni macroeconomiche. La Iata (International air transportation association) stima perdite totali per il 2022 pari a circa 9,7 miliardi di dollari, migliori rispetto alle precedenti previsioni ferme a 11,6 miliardi di dollari. Inoltre, quest’anno dovrebbe permettere di raggiungere all’incirca l’83% dei volumi di passeggeri registrati nel periodo pre-pandemia.

Dunque, il secondo semestre 2022 sarà molto probabilmente il periodo della rinascita per le compagnie aeree anche se il clima macroeconomico incerto e le costrizioni intrinseche all’industria potranno porre ulteriori difficoltà alla ripresa completa del settore.

Tre titoli da monitorare:

EasyJet

La compagnia low-cost si trova ad affrontare un periodo particolarmente difficile essendo uno degli operatori con il maggior numero di voli cancellati, ben 1394. Tuttavia, il tasso percentuale viene calmierato dal numero totale delle tratte e dunque si attesta solo al 5% del totale, o uno su 20.

Anche a livello di quotazioni il titolo è sotto pressione avendo perso quasi il 42% da gennaio e toccando ora le 3,61 sterline, il minimo dal novembre 2011. La principale compagnia low-cost sta dunque soffrendo in particolare a causa delle attuali esternalità negative che stanno sconvolgendo l’intera industria aerea. Tuttavia, il titolo potrebbe risultare particolarmente attraente per chi intende fare trading con un’ottica long dopo che le incertezze dello scenario macroeconomico si saranno stabilizzate.

Wizz Air

La compagnia ungherese è in forte crescita negli ultimi anni avendo fatto leva sull’aumento dei collegamenti tra i paesi dell’est Europa. Tuttavia, al momento anche la società di Budapest sta scontando il caos dovuto alla mancanza di personale (che nelle compagnie low-cost deve svolgere turni di lavoro molto lunghi) e alla confusione dell’hub londinese di Heathrow. Infatti, proprio i ritardi dell’operatore aeroportuale hanno costretto la compagnia a tagliare del 5% il numero dei propri voli.

Inoltre, nonostante Wizz Air si aspetti una perdita operativa nel primo trimestre 2022 di ben 285 milioni di euro, è comunque positiva sul breve periodo dove prevede una ripresa molto sostenuta della domanda estiva tra luglio e settembre.

In Borsa il titolo perde oltre il 62% da inizio anno, toccando le 18,42 sterline (a inizio anno quotava 46,30 sterline), in scia alle tensioni macroeconomiche e all’aumento dei costi dovuti al rincaro dei prezzi del petrolio.

British Airways

La compagnia di bandiera britannica non sta passando un periodo tranquillo. Infatti, in questo periodo sempre più passeggeri si stanno lamentando di ritardi, cancellazioni, attese interminabili e bagagli smarriti. La compagnia ha recentemente annunciato la cancellazione di più di cento voli programmati per questa estate per cercare di arginare il caos aeroportuale.

Infatti, le misure di taglio delle tratte sono state prese in un periodo in cui l’aumento della domanda di voli estivi ha coinciso con la carenza di personale di volo e aeroportuale.

British Airways fa parte, dal 2011, della società Iag (International airlines group) che comprende altri sette vettori aerei. Attualmente, il titolo Iag sta subendo un calo del 35% da gennaio toccando le 10,68 sterline, livello minimo da novembre 2020. Tuttavia, la domanda robusta e un miglioramento dello scenario macroeconomico nella seconda parte dell’anno potrebbero offrire un’opportunità di acquisto a prezzi irrisori.“

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