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Scenari/Robeco

La moda sostenibile è un ossimoro?

“Secondo una ricerca dell’ente industriale Global fashion agenda, se si superassero le barriere delle economie di scala, il riciclo dei tessuti potrebbe creare opportunità da 100 miliardi di dollari entro il 2030. Le opportunità di crescita a lungo termine più interessanti sono quelle delle aziende che si occupano di riciclo da tessuto, che permettono che i materiali rimangano in circolazione costante.” L’analisi a cura di Sam Brasser, trend analyst

Robeco: La moda sostenibile, è un ossimoro?

Se da un lato è innegabile che la moda apporti gioia e sia un modo di esprimersi per milioni di persone in tutto il mondo, dall'altro l’industria della moda ha anche un forte impatto sociale e ambientale. L’analisi a cura di Sam Brasser, trend analyst.

“Il modo più efficace per ridurre l'impatto della moda sull'ambiente sarebbe una riduzione in termini assoluti dei volumi di consumo. Ciò appare irrealistico da qui ai prossimi dieci anni; per questo motivo siamo focalizzati sui modi in cui l'industria sta diventando più sostenibile. Ogni anno vengono prodotti circa 100 miliardi di capi di abbigliamento, 14 per ogni persona sul pianeta. Circa il 20% rimane invenduto. Meno dell'1% viene riciclato in nuovi capi di abbigliamento e il settore  è responsabile di circa il 2-8% delle emissioni globali di gas serra. A voler essere realisti, è necessario produrre molto meno perché le persone possano ancora permettersi di vestirsi. Quindi, se da un lato è innegabile che la moda apporti gioia e sia un modo di esprimersi per milioni di persone in tutto il mondo, dall'altro l’industria della moda ha anche un forte impatto sociale e ambientale. In sintesi, la situazione è piuttosto critica e un cambiamento è necessario ormai da tempo. Riteniamo che il passaggio a modelli di business più sostenibili e circolari richieda alle aziende di ripensare le modalità di produzione e utilizzo degli abiti. L'industria della moda crea una grande quantità di rifiuti per diverse ragioni, tra cui l'uso di materiali di bassa qualità e il continuo cambiamento delle preferenze dei consumatori.
 
Garantire la tracciabilità, l'autenticità e la trasparenza
L'adozione di passaporti digitali dei prodotti, riconosciuti a livello internazionale, sarà fondamentale per migliorare la trasparenza e aumentare la circolarità nel settore della moda nei prossimi anni. L'obiettivo dei passaporti digitali dei prodotti è quello di registrare, elaborare e condividere per via elettronica le informazioni relative ai prodotti tra le aziende della filiera, le autorità e i consumatori. I vantaggi attesi dall'adozione su larga scala dei passaporti digitali dei prodotti sono duplici: maggiore trasparenza per le aziende della filiera nonchè per i consumatori e maggiore efficienza in termini di scambio delle informazioni.
 
La crescente integrazione verticale tra i principali marchi globali sta spingendo la domanda di digitalizzazione delle funzioni aziendali e delle informazioni sui prodotti. Il report State of Fashion 2022 di McKinsey ha rilevato l'emergere di quattro casi di applicazione efficace per il passaporto digitale dei prodotti: tracciabilità dei materiali e delle catene di fornitura dei prodotti; protezione dalle contraffazioni; trasparenza del ciclo di vita e dell'impatto ambientale dei prodotti; connessione a esperienze e contenuti digitali. Inoltre, iniziative come l'European data space for smart circular applications della Commissione Europea, l'appello dell'American Apparel and Footwear Association alla digitalizzazione dell'abbigliamento e la battaglia del China Certification and Inspection Group contro la contraffazione stanno aumentando la pressione sull'industria della moda affinché adotti alcuni protocolli di passaporto digitale dei prodotti ampiamente riconosciuti.
 
Fibre sostenibili e riciclate
Chiudere il cerchio: anche se non esiste un modo semplice per ridurre la considerevole impronta ambientale della moda, la sostituzione di poliestere e cotone vergini con alternative riciclate rappresenterebbe un importante passo nella giusta direzione. A partire dal 2018, 130 firmatari della Carta dell'Onu dell'industria della moda a favore del clima si sono impegnati a raggiungere l'azzeramento delle emissioni di gas serra entro il 2050. Ciò richiederà l'adozione su larga scala di materiali di provenienza responsabile e di materiali riciclati. Attualmente, la produzione di materiali e la preparazione e lavorazione di filati e tessuti sono responsabili di circa due terzi di tutte le emissioni di gas serra del ciclo di vita di abbigliamento e calzature.
 
I due materiali più utilizzati nell'industria della moda - poliestere e cotone - comportano una serie di problemi dal punto di vista della sostenibilità. Il poliestere è economico, versatile e affidabile, caratteristiche che lo hanno portato a diventare la fibra di gran lunga più utilizzata al mondo: nel 2021 rappresentava circa il 58% della produzione globale di fibre. Prodotto a partire da combustibili fossili e spesso mescolato con altre fibre, il poliestere vergine richiede molte risorse ed è difficile da riciclare. Anche il cotone, la seconda fibra più utilizzata nella moda, che rappresenterà circa il 24% del mercato globale delle fibre nel 2020, è oggetto di controversie. È tra le colture più bisognose d'acqua, in quanto richiede circa 2.700 litri d'acqua (acqua potabile sufficiente per una persona per 900 giorni) per produrre una quantità di cotone sufficiente a confezionare una sola maglietta.
 
Opportunità di investimento nelle imprese di riciclaggio
Secondo una ricerca dell'ente industriale Global fashion agenda, se si superassero le barriere dovute a economie di scala, il riciclo dei tessuti potrebbe creare opportunità da 100 miliardi di dollari entro il 2030. Riteniamo che le opportunità di crescita a lungo termine più interessanti siano quelle delle aziende che si occupano di riciclo da tessuto a tessuto (closed-loop), in cui gli scarti tessili vengono riciclati in nuovi capi di abbigliamento in modo che i materiali rimangano in circolazione costante. Dal punto di vista della sostenibilità, preferiamo questo approccio a quello del riciclo a ciclo aperto, in cui un prodotto, come le bottiglie in Pet, viene riciclato in prodotti diversi, comprese le fibre per l'abbigliamento, prima di finire in discarica. Tuttavia, il riciclaggio a ciclo chiuso rimane oggi su scala ridotta e anche costoso. Nel caso del poliestere, ad esempio, 7,6 punti percentuali dell'8,1% di produzione di fibre provenienti da fonti riciclate nel 2020 provengono da bottiglie di plastica e non da tessuti riciclati.
 
Nei prossimi anni prevediamo ulteriori investimenti nelle infrastrutture necessarie per il riciclo dei materiali, con conseguente aumento della diffusione di diverse tecnologie di riciclo a ciclo chiuso e aperto, tra cui il riciclo meccanico da fibra a fibra, il riciclo rigenerativo della cellulosa, il riciclo rigenerativo di materiali sintetici, il riciclo termomeccanico di materiali sintetici e il riciclo rigenerativo misto. Sebbene lo sviluppo di tali tecnologie rappresenti un passo nella giusta direzione, l'impatto ambientale complessivo del riciclo è complesso e, talvolta, sono necessarie maggiori energie e risorse per riciclare un prodotto piuttosto che per produrlo ex novo. Inoltre, un maggiore utilizzo di materiale riciclato potrebbe portare a una riduzione del senso di colpa dei consumatori, con conseguente aumento dei consumi, motivo per cui sarà fondamentale esaminare ogni tecnologia di riciclaggio separatamente.“
 

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