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Inflazione, oggi serve strategia indicizzata e a breve duration

“In un contesto di elevata inflazione, politiche monetarie volte a contrastare la corsa dei prezzi cercando tuttavia di non strozzare l’economia, ed elevata volatilità sui mercati, è difficile gestire il proprio portafoglio. Le obbligazioni indicizzate all’inflazione offrono protezione contro l’aumento del paniere dei prezzi, ma non va trascurata la loro sensibilità all’aumento dei tassi di interesse.” L'analisi a cura di Jonathan Baltora, head of sovereign, inflation and Fx, Fixed Income

Inflazione, oggi serve strategia indicizzata e a breve duration

 
A giugno l’inflazione Usa ha raggiunto il livello più elevato dal 1981, aumentando oltre le aspettative, per poi rallentare un po’ la sua corsa a luglio. La Federal Reserve ha comunicato che andrà avanti in modo aggressivo con continui rialzi dei tassi per contrastare l’inflazione, anche a costo di provocare una recessione. Nell’eurozona l’inflazione è schizzata a +8,9% a luglio e a 9,1% ad agosto, marcando un nuovo record. L’analisi a cura di Jonathan Baltora, head of sovereign, inflation and Fx, Fixed Income.

“L’inflazione continua a correre, alimentata da costi esorbitanti dell’energia. Quasi ovunque le banche centrali hanno avviato la stretta monetaria, ma la crescita economica è in rallentamento, e il rischio di recessione rende il compito più delicato. Come navigare l’inflazione evitando che eroda il valore degli investimenti? Ecco i vantaggi dell’investire in portafogli che non solo abbiano una indicizzazione all’inflazione, ma anche una duration relativamente contenuta.
 
Per anni gli economisti si sono chiesti come mai l’inflazione restasse bassa, nonostante la massa di liquidità pompata nel sistema finanziario e i tassi negativi. Oggi ci troviamo di fronte a un’inflazione galoppante, esplosa in tutto il mondo dopo la pandemia di covid-19, spinta da una forte domanda di beni e servizi, dai “colli di bottiglia” che hanno portato alla scarsità di alcune merci e materie prime, e dall’invasione russa dell’Ucraina, che ha spinto alle stelle i prezzi dell’energia. 
 
A giugno l’inflazione Usa ha raggiunto il livello più elevato dal 1981, aumentando oltre le aspettative (+9,1% rispetto a un anno prima), per poi rallentare un po’ la sua corsa a luglio (+8,5%). La Federal Reserve (Fed) ha comunicato che andrà avanti in modo aggressivo con continui rialzi dei tassi per contrastare l’inflazione, anche a costo di provocare una recessione. Nell’eurozona l’inflazione è schizzata a +8,9% a luglio e a 9,1% ad agosto, marcando un nuovo record. In Italia l’ultimo dato la vede all’8,4%. Sulla scia della Fed, la Banca centrale europea (Bce) ha alzato i tassi d’interesse dello 0,75% in una mossa piuttosto aggressiva.
 
Rallentamento della crescita
Nel frattempo, la crescita globale è rallentata. Un po’ ovunque si parla di recessione: per l’Europa, a cominciare dalla Germania, per la Gran Bretagna (la Bank of England si è spinta a parlare di lunga e profonda recessione) e per gli Stati Uniti (dove l’economia è in recessione tecnica dopo due trimestri consecutivi di contrazione).
A nostro avviso la recessione può arrivare ma non nel breve. Infatti, il mercato del lavoro tiene, con livelli di disoccupazione bassi sia negli Stati Uniti che in Europa. Sia gli economisti e sia i mercati hanno sbagliato molto negli ultimi anni e continuano a credere che l’inflazione sia un fenomeno transitorio. Io invece ritengo che l’inflazione sia un fenomeno di lunga durata e, di questo passo, saremo soggetti a pesanti delusioni perché la strada per tornare sotto il 2% è molto lunga.
 
Rendimento dall’inflazione puntando sulla parte breve della curva
In un contesto di elevata inflazione, politiche monetarie volte a contrastare la corsa dei prezzi cercando tuttavia di non strozzare l’economia, ed elevata volatilità sui mercati, è molto difficile gestire il proprio portafoglio. 
L’ideale sarebbe puntare su uno strumento meno ‘nominale’ possibile, uno strumento cioè che aiuti a mantenere invariato il potere di acquisto nonostante l’accelerazione dell’inflazione.
In quest’ottica le obbligazioni indicizzate all’inflazione offrono protezione contro l’aumento del paniere dei prezzi, ma non va trascurata la loro evidente sensibilità all’aumento dei tassi di interesse. Da qui la necessità di investire in portafogli che abbiano non solo un’indicizzazione all’inflazione, ma anche una duration relativamente contenuta per catturare quasi esclusivamente le altissime cedole che vengono offerte in questa fase di inflazione storicamente molto elevata.
 
Le obbligazioni indicizzate all’inflazione con duration breve (tra uno e tre anni e fino a cinque anni) sono quindi un’asset class che potrebbe aiutare a proteggere il portafoglio dall’erosione del valore reale degli investimenti e dai movimenti dei tassi d’interesse.”

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