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Previdenza

Global Retirement Index: l’inflazione è pronta a mordere le pensioni

Secondo la decima edizione dell'indice messo a punto da Natixis Im il 2022 potrebbe essere l'anno più difficile per ritirarsi dal lavoro a causa di un contesto di mercato che influisce sulle prestazioni. Nella graduatoria generale l’Italia occupa il 31° posto

Marco Barindelli

Marco Barindelli, responsabile per l’Italia di Natixis Investment Managers

Secondo il Global Retirement Index (Gri) 2022  di Natixis Investment Managers, inflazione, volatilità dei mercati e bassi tassi d’interesse mettono sempre più sotto pressione la sicurezza pensionistica a livello globale.

Giunto alla sua decima edizione, l’indice prende in esame i fattori che condizionano la sicurezza pensionistica, combinando gli indicatori chiave su elementi essenziali per poter beneficiare di una pensione sostenibile e certa.

 La rilevazione di quest'anno inquadra il 2022 potenzialmente come uno dei peggiori anni per andare in pensione a memoria d'uomo. Questo perché i pensionati rischiano non solo di ricavare il reddito da pensione da un patrimonio già impoverito, ma anche di dover assumere maggiori rischi in portafoglio per recuperare il terreno già perso.

In Italia la sicurezza pensionistica si è confermata nel complesso sugli stessi livelli dell’anno scorso, con un punteggio del 62% (lo stesso del 2021) e un posizionamento complessivo al 31° posto, lo stesso occupato nella rilevazione condotta un anno fa.

Il Global Retirement Index di Natixis IM comprende 18 indici di performance, raggruppati in quattro macro-temi che coprono diversi aspetti chiave per il benessere in pensione: i mezzi materiali per vivere comodamente; l'accesso a servizi finanziari di qualità per aiutare a preservare il valore dei risparmi e massimizzare il reddito; l'accesso a servizi sanitari di qualità; un ambiente pulito e sicuro.

Su questi quattro macro-temi l’Italia si classifica al 20°posto (rispetto al 21°del 2021) per quanto riguarda i servizi sanitari, e per la qualità della vita, mentre è oltre il 25° posto sia per quanto riguarda le condizioni finanziarie in pensione sia per il benessere materiale dei pensionati.

Marco Barindelli, responsabile per l’Italia di Natixis Investment Management, ha commentato: "Se da un lato l'inflazione ha un impatto negativo sui singoli individui, dall'altro alcune istituzioni possono trarne un beneficio indiretto. In genere, le pensioni registrano performance migliori nei periodi di inflazione, quando le banche centrali attuano aumenti dei tassi di interesse per contenere l’aumento dei prezzi. Ciò è dovuto all'effetto altalenante che i tassi hanno sui costi delle prestazioni pensionistiche. In parole povere: più alto è il tasso, più basso è il valore attuale delle passività.  Ora che i tassi sono aumentati, il valore attuale delle prestazioni si sta riducendo per molti, anche se non tutti gli operatori previdenziali rispondono in egual misura. L’aumento dell’inflazione rende più difficile il confronto con il Tfr; d’altra parte i tassi più elevati consentono, in fase di accumulo, di investire i contributi a rendimenti progressivamente più elevati. Sul versante delle pensioni pubbliche, i conti potrebbero non essere altrettanto semplici, in quanto occorre tenere presente il maggior costo del debito”.

A livello globale, tra i 18 indicatori di performance del benessere dei pensionati esaminati, quest'anno il Gri mostra come la Norvegia balzi al primo posto dopo essere stata per quattro anni consecutivi sull’ultimo gradino del podio, seguita da Svizzera e Islanda. Nella top ten, presenti Irlanda (4°), Australia (5°), Nuova Zelanda (6°), Lussemburgo (7°), Paesi Bassi (8°), Danimarca (9°) e Repubblica Ceca (10°). 

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