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Bond neozelandesi: dietro lo stop motivi fiscali

In mancanza di un accordo tra il Paese e le società di clearing, il risparmiatore rischia di non poter smobilizzare i titoli se la banca depositaria non è riuscita ad agire di conseguenza alla sospensione del “bridge” aprendo un canale diretto con la Borsa neozelandese

Bond

Dallo scorso 24 agosto  continua la sospensione sul mercato italiano di alcune obbligazioni della Nuova Zelanda.  

Si tratta di 9 titoli governativi neozelandesi con scadenze fino al 2051 e due titoli World bank sustainable in dollari neozelandesi. Tutti i titoli hanno un Isin che inizia con ”Nz”. Per non fare confusione, occorre precisare che c’è un altro titolo Birs 2027 sustainable in dollari neozelandesi che continua ad essere quotato ma che ha un Isin che inizia con “Xs”.

La stop era arrivato come un fulmine a ciel sereno con l’avviso di Borsa Italiana del 22 agosto con cui si autorizzava il blocco delle contrattazioni dal 24 agosto sul Mercato telematico delle obbligazioni (Mot), segmento EuroMot, e nel Mercato EuroTlx.

La decisione era scattata a seguito delle segnalazioni giunte dagli International Central Securities Depositories (Icsd) relative alla liquidazione dei contratti sulle “domestic debt securities” New Zealand.

Per quanto si tratti di un emittente con un alto merito di credito, la vicenda è emblematica delle dinamiche sottese al funzionamento dei mercati finanziari.

In pratica, nonostante lo stop sia destinato a rientrare, alla base ci sarebbero problemi di regolamenti in materia di transazioni, tanto più delicati in quanto i titoli interessati dallo stop hanno tagli tra 1.000 e 10.000 dollari neozelandesi e quindi accessibili anche a un pubblico retail e non solo istituzionale.

A spiegarlo a Plus – Sole24Ore è Skipper Informatica secondo cui l’intervento delle società di clearing con le relative restrizioni è stato finalizzato ad evitare discrepanze fiscali tra controparti: “Ogni volta che si acquista un titolo di un mercato bisogna avere “aperta” quella piazza specifica quindi se voglio comprare un titolo di un determinato paese devo avere l’accesso garantito”.

“In questo contesto - spiega Giacomo Alessi, analista indipendente -  esistono degli aggregatori di mercati per il settlement (regolazione) dei titoli. In Italia e in Europa il più famoso è Euroclear. Attraverso Euroclear si ha accesso a diversi mercati. Il 9 agosto scorso la nuova Zelanda ha sospeso il “bridge”, o ponte con Euroclear perché evidentemente c’è stata una ridiscussione dei termini che non è piaciuta e quindi è tutto momentaneamente sospeso tecnicamente. Lo stesso orientamento è stato adottato anche da Clearstream”.

Nell’attesa però che il blocco venga rimosso, e che venga raggiunto un accordo tra il Paese e le società di clearing, “il risparmiatore rischia di non poter smobilizzare i titoli se la banca depositaria non è riuscita ad agire di conseguenza alla sospensione del “bridge” aprendo un canale diretto con la Borsa neozelandese”.

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