martedì, 27 Febbraio 2024

Nuovo Btp Italia: si avvicina il collocamento. Ma conviene davvero?

Il tasso reale annuo minimo garantito verrà comunicato al pubblico venerdì 3 marzo

Manca meno di una settimana al collocamento del nuovo Btp indicizzato all’inflazione e tra i risparmiatori inizia a serpeggiare il dubbio che possa essere meno allettante rispetto alle precedenti emissioni.

Occorre quindi tornare a fare il punto della situazione: l’ultima rilevazione a gennaio scorso indicava un incremento del costo della vita nell’Eurozona dell’8,5% in calo rispetto al 10,6%.  Nel frattempo le politiche delle banche centrali hanno iniziato a produrre i primi effetti ma le strette successive potrebbero avere effetti più contenuti.

In questo scenario il titolo di stato, in collocamento tra il 6 e il 9 marzo e con scadenza 14 marzo 2028, appare meno allettante del previsto. Si tratta della prima emissione di Btp Italia 2023, e della diciannovesima tranche per il titolo indicizzato al tasso di inflazione nazionale. L’ultimo collocamento risale al 14 novembre e il titolo aveva come scadenza novembre 2028.

Sulla base di quanto previsto per quest’emissione  ogni sei mesi l’obbligazionista riceverà la rivalutazione della cedola e del capitale sulla base delle variazioni registrate dall’indice dei prezzi nel semestre.

Va aggiunto anche un premio fedeltà alla scadenza: è fissato allo 0,8% del capitale nominale sottoscritto e verrà corrisposto solamente a coloro avranno mantenuto il titolo in portafoglio fino all’ultimo giorno.

Il titolo sarà collocato sul mercato sulla piattaforma elettronica MOT (mercato telematico delle obbligazioni e titoli di Stato di Borsa Italiana) attraverso le banche dealer Intesa Sanpaolo e Unicredit. Il collocamento avverrà in due fasi: nella prima, dal 6 all’8 marzo l’offerta sarà rivolta ai piccoli risparmiatori; la seconda fase avrà luogo la mattina del 9 marzo e sarà riservata agli investitori istituzionali.

La convenienza a investire in questo momento nel Btp Italia dipende da diversi fattori. In primis il ministero dell’Economia non ha ancora comunicato quale sarà il rendimento minimo del titolo (il tasso reale annuo minimo garantito verrà comunicato al pubblico venerdì 3 marzo). In ogni caso sarà un rendimento variabile, con una cedola fissa cui si andrà poi a sommare una parte commisurata all’inflazione rilevata dall’Istat. Ne consegue che sarà tanto più generoso quanto più alta sarà l’inflazione.

In ogni caso il BTp Italia 2028 sarà comunque emesso in una fase di alta inflazione. A gennaio, seppur scesa dai massimi toccati a ottobre e novembre, era ancora al 10%, decisamente superiore all’8,6% medio registrato nell’Area Euro.

Va precisato poi che avrà una durata più corta di un anno rispetto all’emissione di novembre. La scadenza quinquennale è fra le più gettonate sia tra i Btp tradizionali a cedola fissa, sia per i titoli indicizzati all’inflazione. E questo, almeno tendenzialmente, potrebbe giocare a favore della sottoscrizione.

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