lunedì, 4 Marzo 2024

Europa e Svizzera, ecco dove trovare aziende con “storie di crescita”

“Le azioni europee, e quelle svizzere, sono le naturali protagoniste della transizione energetica: i gas devono essere compressi, le reti elettriche efficientate così come andrà adeguata l’efficienza energetica degli edifici. Gli avanzamenti tecnologici procedono con rapidità in tutta la catena del valore della produzione delle energie rinnovabili.” L’approfondimento a cura di Carlo Benetti, market specialist

La “guerra del gas” avrebbe dovuto indebolire la compattezza dei paesi dell’Unione Europea e dividere le pubbliche opinioni, ma l’inverno mite e la inattesa rapidità con cui i governi europei hanno trovato fornitori alternativi ha mandato all’aria anche questo piano. L’analisi a cura di Carlo Benetti, market specialist.

“L’anniversario di un anno di guerra è passato. Una strana guerra quella in cui si ha paura della sconfitta dell’avversario. Putin non vince e non vuole perdere, nel frattempo si allunga la lista dei suoi errori previsivi. Si sono rivelate fallaci le previsioni sulla resistenza dell’esercito ucraino e sulla compattezza dei paesi europei, si sta dimostrando sbagliata anche una terza previsione: il tentativo di “congelare” l’Europa non è riuscito. 
 
La “guerra del gas” avrebbe dovuto indebolire la compattezza dei paesi dell’Unione Europea e dividere le pubbliche opinioni, ma l’inverno mite e la inattesa rapidità con cui i governi europei hanno trovato fornitori alternativi ha mandato all’aria anche questo piano. I prezzi del gas tornati ai livelli del 2021 e non costituiscono più una minaccia, sono ancora cari rispetto alla media storica ma ben al di sotto dei livelli della scorsa estate.
 
In pochi mesi abbiamo quindi assistito a un drastico cambiamento dello scenario, inatteso tanto quanto l’invasione dell’Ucraina un anno fa che sorprese i listini europei in una fase tonica: nel febbraio del 2022, aiutati anche dal rafforzamento dell’euro, i listini erano positivi dell’8% dall’inizio dell’anno. 
 
Dodici mesi dopo tornano l’interesse e i flussi di denaro, lo Stoxx 600 è cresciuto di circa il 20% da ottobre e da inizio anno è davanti alla borsa americana, il Dax e Cac 40 sono ai massimi storici, Milano è a valori non visti da oltre dieci anni. Bene anche gli indici settoriali, il lusso del Msci e i titoli bancari sono positivi da inizio anno del 17% e del 18% rispettivamente. Il premio al rischio in Europa è attualmente più interessante rispetto agli Stati Uniti.
 
Gli investitori cercano buone storie nei listini europei per diversificare il portafoglio e ridurre la concentrazione sugli Stati Uniti: il P/E è inferiore a quello delle borse americane, il gap delle valutazioni tra i listini sulle due sponde dell’Atlantico si è formato nel 2016 e non si è mai chiuso, le azioni europee si presentano decisamente a buon mercato. 
 
Su tutto resta la profonda incertezza del prossimo futuro, il rischio politico continua a essere il braccio e il fulcro che reggono i piatti della bilancia su cui si pesano le condizioni economiche dell’Europa. L’inflazione persistente ha raffreddato la corsa delle obbligazioni: il mercato è stato catturato nella narrazione semplificatoria della Fed che avrebbe avuto facile successo nel far rientrare l’inflazione mettendo fine agli inasprimenti, gli acquisti di bond hanno sostenuto il mercato e questo effervescente avvio di anno è stato il migliore da molti anni.
 
Ora però gli investitori sono tornati a fare i conti con il principio di realtà, il mercato del lavoro negli Stati Uniti resiste agli aumenti dei tassi, l’inflazione rallenta la discesa e i verbali dell’ultima riunione della Fed confermano che i banchieri di Palazzo Eccles proseguiranno con i rialzi. Il tasso obiettivo si è spostato a 5,4% entro l’estate, i flussi verso i fondi obbligazionari si sono invertiti, le scosse avvertite nel mercato obbligazionario si sono estese a quello azionario. 
 
Il rischio è quello di passare da una narrazione all’altra, noi restiamo del parere che si possa, si debba, rimanere investiti in azioni anche quando c’è nebbia, anche quando si deve procedere con cautela. In queste fasi emerge il valore della gestione attiva nel reddito fisso e nelle azioni, della attenta selezione negli investimenti alternativi, dell’asset allocation tattica implementata correttamente.
 
Anche nelle fasi di bassa crescita non mancano storie di crescita. Si possono individuare in Europa, sensibile alla crescita globale, alla riapertura della Cina e al ritorno dei suoi turisti, e in Svizzera, dove non mancano società con le carte in regola per affrontare la fase di incertezza e che resistono all’inflazione grazie al pricing power.
 
Le aziende devono investire in tecnologia per resistere in mercati sempre più competitivi, lo fanno con particolare intensità le aziende svizzere, per loro il miglioramento dei processi è indispensabile per recuperare in produttività lo svantaggio della valuta storicamente forte.
 
Le azioni europee, e quelle svizzere, sono le naturali protagoniste della transizione energetica: i gas devono essere compressi, le reti elettriche efficientate così come andrà adeguata l’efficienza energetica degli edifici. Gli avanzamenti tecnologici procedono con rapidità in tutta la catena del valore della produzione delle energie rinnovabili: molte società di media o piccola capitalizzazione sono protagoniste nella digitalizzazione, nell’intelligenza artificiale e nei sistemi informativi applicabili all’adozione di sistemi energetici flessibili, coerenti con l’obiettivo delle “emissioni nette zero”. 
 
Un’altra storia di crescita riguarda la medicina e la ricerca farmaceutica. Sono prossimi alla commercializzazione farmaci innovativi basati sulle proprietà dei peptidi, mini-proteine che partecipano a molte funzioni biologiche, come la risposta immunitaria o l’attività cardiovascolare, e le società leader in questo campo sono basate in Svizzera. In definitiva, la storia dei mercati dimostra che si può, si deve, restare investiti anche nei momenti di incertezza, gli obiettivi finanziari di lungo termine non vengono compromessi dalla volatilità ma, semmai, dall’emotività. Il tempo è sempre dalla parte delle storie di crescita, dalla parte dell’investitore.”

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