martedì, 27 Febbraio 2024

The Rock Trading: ecco come si sono volatilizzate le criptovalute

Dalla ricostruzione della vicenda effettuata dagli inquirenti gli asset degli utenti sarebbero finiti in un unico calderone, insieme a quelli della società che li utilizzava per altre operazioni

Nell’intricata matassa della vicenda The Rock Trading (Trt), gli inquirenti stanno iniziando a sciogliere qualche nodo. Seguendo uno dei fili, emergono aspetti inquietanti sulla gestione degli asset della piattaforma.

Come riporta il Corriere della Sera, la videoregistrazione della seduta del cda dello scorso 16 febbraio rivela una situazione drammatica: l’amministratore di quella che era la prima piattaforma italiana di monete virtuali, Andrea Medri, è il primo a non raccapezzarsi per quanto sta accadendo, come emerge da alcuni stralci di conversazioni.

“Andrea, scusami, ma in pratica la società ha usato dei soldi di proprietà di un cliente per delle altre cose? Cioè che ad esempio ha preso 3 milioni di euro e comprato criptovalute perché nel portafoglio di quel certo cliente mancavano criptovalute?”.

”Sì… ma attenzione: la società ha fatto queste opere di conversione supponendo ci fossero proprio gli asset sottostanti di copertura, però poi questi asset di copertura purtroppo a quanto pare apparentemente non ci sono…».

“Quando noi abbiamo un ammanco, in una società come la nostra dove in un conto omnibus ci sono i vari asset di tutta la clientela, quindi non c’è una distinzione se non all’interno della nostra contabilità dove diciamo che il cliente A ha tot e il cliente B ha tot… secondo me l’ammanco è superiore a quello evidenziato…”

Medri ammette inoltre che: “Durante questo periodo capitava a volte che, a fronte di richieste di prelievi in euro, io mi permettevo, magari erroneamente, probabilmente erroneamente, di convertire criptoasset detenuti sulla piattaforma in attesa che fossero poi rimpiazzati, dopo, dai trasferimenti dei wallets che non sono sempre immediati”.

Peccato però che i sottostanti bitcoin, ethereum e altri criptoasset non c’erano proprio e non via ad oggi alcuna traccia di dove siano finiti.

Ma fatto ancora più grave, come sottolinea giustamente il Corriere della Sera, “è che non lo capivano neppure Medri e il suo socio Davide Barbieri, a giudicare dalle loro sequestrate chat del 27 gennaio scorso, pescate in un collegato fascicolo in mano ad altri pm e ora depositate nel procedimento volto a chiedere al tribunale fallimentare di mettere in liquidazione giudiziale l’insolvente Trt”.

Dalla ricostruzione di questi dialoghi in pratica è emerso il meccanismo che avrebbe fatto saltare la piattaforma che da settimane ha interrotto l’operatività per mancanza di liquidità.

In pratica le criptovalute affidate dagli utenti alla piattaforma venivano fatte confluire su un unico portafoglio centrale, “hot wallet”, dove gli asset degli utenti erano mescolati con gli asset della società provenienti dalle commissioni applicate ai clienti sulle operazioni.

 “Gli utenti non avevano alcun possibilità di gestire autonomamente le proprie criptovalute; e la gestione della piattaforma era assai negligente perché non si assicurava di confrontare periodicamente il saldo del proprio «hot wallet» con il saldo della contabilità interna, finendo per impiegare criptovalute di clienti (a loro insaputa e danno) per eseguire operazioni a favore di terzi”.

La vicenda giudiziaria sta andando avanti intanto tra decreti ingiuntivi, esposti e ricorsi di imprese che vantano crediti nei confronti della Trt.

La situazione è aggravata dalla deposizione del revisore dei conti che su incarico della società BDO Italia aveva verificato i bilanci Trt  e che ai pm segnala la “significativa divergenza tra il totale delle commissioni relative alle transazioni avvenute sulla piattaforma Trt e il dato dei ricavi contabilizzati”.

Al momento risulta persino difficile stimare in modo realistico l’ammanco di criptovalute: Medri al cda indicava un “ammanco in un range tra i 15 e i 20 milioni di euro”, “mentre l’esame dei file interni sembra riportare 18.689 clienti detentori di 1361 bitcoin per un controvalore di 31 milioni di euro, 7401 ethereum pari a un controvalore di 11 milioni di euro, altre criptovalute pari a 12 milioni di euro, e valuta per un ammontare di 19 milioni di euro, 29 mila sterline e 9mila dollari”.

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