martedì, 27 Febbraio 2024

Made in Italy: per gli investitori stranieri si apre uno spiraglio

Si prepara a prender piede la modalità “expansion” ovvero investimenti di minoranza nell’aumento di capitale finalizzati alla crescita. A fare il punto della situazione è Giovanna Voltolina mid-cap investor

E’ al momento uno spiraglio, che però fa ben sperare, la fotografia offerta dal recente report di Infocamere che osserva l’andamento della presenza delle società straniere nel capitale delle aziende italiane. Se nel 2017 erano 4.218 le aziende industriali italiane con presenza straniera, nel 2022 sono salite a 5.435 (+22%). E di queste ultime 4.043 sono quelle nelle quali un singolo azionista estero ha la maggioranza assoluta, in un trend incrementale costante al numero complessivo (+26%).

 “Numeri molto contenuti e significativamente depressi rispetto al vero potenziale di attrattività – commenta il mid-cap investor Giovanna Voltolina – che il nostro Paese ha rispetto al mondo, soprattutto se lo si osserva guardando alle pmi, che rappresentano il 90% del nostro sistema produttivo, nonché la vera risorsa ad elevatissimo potenziale, in grado di farci fare un enorme balzo in avanti a livello mondiale come economia”.

Lo spiraglio, agli occhi dell’investor è quella piccola (in rapporto al complessivo) evoluzione per la quale aziende e venture capital stranieri stanno iniziando ad investire nelle nostre pmi. E non solo rilevandone la maggioranza, ma anche in cosiddetta modalità “expansion” ovvero con investimenti di minoranza in aumento di capitale finalizzati alla crescita dell’azienda. 

“Nella realtà il problema a questo sviluppo sono proprio gli imprenditori italiani – riflette l’esperta – ancora un po’ riottosi e sospettosi verso l’investitore, sia italiano che straniero, per il timore che l’azienda gli possa essere ‘scippata’. Vi è poi il tema generazionale – continua Voltolina – che vede i ‘vecchi’ capitani d’impresa non essere riusciti a costruirsi una solida successione e quindi un futuro per l’azienda; nonché quello della burocrazia e delle politiche economiche stravolte e ad ogni cambio di Governo”.

In effetti se  si leggono i dati relativi al mercato italiano del private equity e venture capital relativi al primo semestre del 2023, elaborati da AIFI – Associazione Italiana del private Equity, Venture Capital e Provate Debt in collaborazione con PwC Italia,  si nota  come nei primi  6 mesi  si è registrata una raccolta sul mercato che arretra a 1.067 milioni (-32% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente), dei quali il 24% proviene da investitori individuali e family office e 23%  da fondi privati (23%) “Ma pochi in expansion (investimenti di minoranza in aumento di capitale finalizzati alla crescita dell’azienda), ovvero quella modalità che andrebbe sviluppata moltissimo, anche a livello di politica economica e finanziaria, perchè genera ricchezza, modernizzazione (in un panorama nostrano che vede alti tassi di obsolescenza tra le pmi, che – in rapporto al fatturato –  giustamente non possono permettersi grandi investimenti), possibilità di operare su mercati globali, con ricavi a ciò rapportati, quindi altissimi – continua Giovanna Voltolina – il tutto a beneficio del PIL e del benessere dell’economia italiana”.

In effetti sempre secondo il report pubblicato da AIFI e PwC l’ammontare investito è calcolato a 3.189 milioni di euro, peraltro in forte in calo (-71%) rispetto al primo semestre del 2022, (eccezionalmente caratterizzato però da operazioni importanti a valore). Di questi il buyout (acquisizioni di maggioranza o totalitarie) cuba 2.215 milioni, disegnando una decrescita del -39% rispetto al periodo nell’anno precedente; il venture capital (investimenti in imprese nella prima fase di ciclo di vita, startup, ecc.) assomma 410 milioni (in calo del -7%).

“Invece l’expansion – legge Giovanna Valtolina – ha generato 210 milioni, quindi poco, pochissimo – commenta la mid-cap investor – anche se in aumento del +13%. Uno spiraglio che per piccolo che sia indica invece con grande forza la strada su cui davvero bisogna investire, unitamente ad una cultura del lungo periodo, quella cioè in cui il passaggio generazionale non sia più, così come invece oggi è, il tramonto della pmi”.

Condividi articolo:

Iscriviti

Popolari

Gli articoli giorno per giorno

Settembre 2023
LMMGVSD
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
252627282930 

Altri articoli
Correlati

Alleanza Mediobanca-UBS con fondo che investe in real estate globale

Mediobanca Private banking e UBS Asset management, multi-managers real...

Tutto su ConsulenTia24, segui la diretta a partire dalle 15

Ospiti della puntata Luigi Conte, presidente di Anasf e...

T. Rowe Price: Petrolio, ecco come le dinamiche dei prezzi potrebbero impattare sui bond Usa

Dall'analisi a cura di Steve Boothe, head of investment‑grade...