martedì, 27 Febbraio 2024

Pensioni: in Italia c’è ancora molto da lavorare

Lo rivela lo studio Mercer CFA Institute Global Pension Index 2023 che vede i Paesi Bassi ritornare in cima alla classifica e il nostro Paese fermarsi sotto la media europea

Nel 2023 il regime previdenziale dei Paesi Bassi si posiziona in cima alla classifica dei paesi europei scalzando l’Islanda che scende al secondo posto, seguita dalla Danimarca che si conferma terza.

Lo rivelano Mercer e il CFA Institute nel 15° Mercer CFA Institute Global Pension Index (MCGPI), l’indice annuale delle pensioni.

Entrando nel dettaglio dei risultati i Paesi Bassi realizzano il punteggio complessivo più elevato dell’indice (85.0), tallonati dall’Islanda (83.5) e dalla Danimarca (81.3). L’Argentina ottiene il punteggio più basso (42.3). Anche se i Paesi Bassi hanno avviato una significativa riforma previdenziale, il sistema ha già la possibilità di assicurare benefici eccellenti nel passaggio dalla struttura retributiva collettiva a un modello più personalizzato a contribuzione definita. L’Italia si riconferma sotto la media europea su tutte e tre le dimensioni dell’indice, insieme ad Austria, Polonia e Turchia, sebbene ci sia un leggero miglioramento sulle 3 dimensioni rispetto al 2022, in particolar modo per l’indice di integrità (74.7 vs 75.9).

L’indice utilizza la media ponderata dei sotto-indici di adeguatezza, sostenibilità e integrità. Per ciascuna di queste macro-categorie, i sistemi previdenziali che hanno conseguito i valori più elevati sono il Portogallo per l’adeguatezza (86.7), l’Islanda per la sostenibilità (83.8) e la Finlandia per l’integrità (90.9). I sistemi con i punteggi più bassi per macro-categoria sono la Corea del Sud per l’adeguatezza (39.0), l’Austria per la sostenibilità (22.6) e le Filippine per l’integrità (25.7).

Per quel che concerne l’Italia, si sono evidenziati dei progressi in merito al sotto-indice di adeguatezza. Il costante peggioramento del debito pubblico Italiano viene compensato da altri elementi, tra i quali la trasferibilità tra fondi pensione dei benefici maturati e un buon replacement ratio. In merito alla sostenibilità il Paese migliora il suo punteggio (principalmente dovuto all’aumento di persone con età superiore a 50 anni che risultano iscritte a forme pensionistiche complementari) ma rimane nella parte bassa della classifica e nello specifico al penultimo posto. Gli elementi negativi sono rappresentati da una crescita economica bassa, da un livello del debito pubblico di contro elevato, da un’alta spesa governativa per le pensioni e da un livello di adesione alla previdenza complementare ancora molto basso.

L’indice dell’integrità rappresenta il valore più alto per l’Italia, tra i tre sotto-indici. Fattori a supporto sono certamente la presenza di un regulator in ambito fondi pensione (la Covip).

Il calo della natalità esercita pressioni su molte economie e sistemi previdenziali nel lungo termine e incide negativamente sui punteggi di sostenibilità di paesi come l’Italia e la Spagna. Alcuni regimi pensionistici asiatici invece, tra cui la Cina continentale, la Corea, Singapore e il Giappone, hanno avviato importanti riforme che hanno portato al miglioramento dei punteggi negli ultimi cinque anni.

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