martedì, 27 Febbraio 2024

Retail italiano in ritardo sulla sostenibilità

Bain & Company ha pubblicato il suo primo Retail Esg Pulse-check in Italia, con l’obiettivo di diventare il termometro della maturità Esg del settore e contribuire alla trasformazione green del Paese. Emergono ampi spazi di miglioramento e una grande urgenza di agire, in molti casi a partire ancora dalla pubblicazione del bilancio di sostenibilità

Il retail italiano è un settore ancora poco maturo sul fronte delle tematiche ESG, con molti elementi ancora non adeguatamente monitorati e, soprattutto, mancanza di obiettivi a medio-lungo termine, tra cui quelli science-based di decarbonizzazioneEmerge chiaramente anche il distacco rispetto ai player dell’industria di marca, alle best practice retail internazionali, ed alla normativa Europea in arrivo l’anno prossimo. 

Sono queste le principali evidenze che emergono dalla prima edizione del Retail ESG Pulse Check di Bain & Company Italia, che analizza il livello di maturità Esg del settore retail in Italia, attraverso l’approfondimento di tutti i report di sostenibilità dei principali operatori del settore.  

«Dalla mappatura emerge che parecchi operatori in più settori non hanno ancora pubblicato un primo bilancio di sostenibilità, anche in settori di dimensione rilevante  come l’elettronica, l’arredo, fino a settori dove registriamo l’assenza totale, come  i drugstore e il pet food: In questa prima edizione ci siamo quindi soffermati nel dettaglio sui tre settori – GD alimentare , abbigliamento e ristorazione – dove almeno il 75% delle aziende in analisi pubblica il bilancio»,spiega Andrea Petronio (nella foto in basso), senior partner e responsabile della pratice Retail di Bain & Company in Italia. «I player analizzati in questi 3 settori si possiamo considerare ad uno stadio di “avvio” rispetto alle aree tematiche Esg più rilevanti, con la grande distribuzione alimentare in media più indietro, con in generale evidenti lacune soprattutto in termini di obiettivi di medio-lungo termine. Rimane dunque necessaria un deciso cambio di passo a livello di sistema sul percorso di transizione Esg nel nostro Paese».

GDO fatica su obiettivi ESG di lungo termine in linea con i benchmark internazionali

La GDO sta comunque intervenendo bene su alcuni aspetti ambientali (energia rinnovabile e emissioni Scope 1 e 2), mentre risulta ancora carente sulla pianificazione a lungo termine delle vere sfide ambientali (principalmente su emissioni Scope 3, dove solo un player su 4 ha obiettivi di riduzione).  L’uguaglianza di genere rimane un tema caldo per il settore: se il 57% dell’organico è donna, solo il 23% è dirigente e il 4% siede in CDA, con un divario retributivo medio del 30%. «La grande distribuzione alimentare italiana«, spiega Matteo Capellini (nella foto in basso), expert associate partner di Bain & Company «è ancora in fase embrionale sui temi di sostenibilità, soprattutto se confrontata con le best practice internazionali e le aziende di beni di largo consumo. Esiste ancora una concezione di sostenibilità molto legata alla responsabilità sociale e alla filantropia, mentre il vero tema da affrontare è la trasformazione dei modelli di business per ridurre le esternalità negative dirette ed indirette. Non abbiamo dubbi che nei prossimi anni vedremo una fortissima accelerata, anche grazie alla spinta dalla CSRD, che contribuirà a definire i market leader di domani e sarà focalizzata soprattutto sul tema decarbonizzazione». 

Ristorazione in pole position, dove spiccano però i soli player internazionali

Il settore della Ristorazione in Italia ha un giro d’affari di 75 miliardi di euro ed è estremamente frammentato. le catene organizzate, infatti, pesano solo per il 5% del valore totale di mercato ma sono tra i player più avanzati nella scala di maturità Esg. Tuttavia, prosegue Capellini, «anche se il numero di iniziative in essere e l’ampiezza dei temi toccati è maggiore, rimane comunque un grande gap in termini di misurazione di impatto complessivo. Se poi guardiamo al confronto con i player internazionali, la ristorazione fatica su due temi: biodiversità e iniziative volte ad eliminare il divario retributivo tra uomini e donne». 

Abbigliamento, attenzione ai temi ESG. Ma i player internazionali possono ispirare

Il settore dell’abbigliamento – pur essendo per natura complesso e con un significativo impatto ambientale e sociale – mostra una buona attenzione rispetto alle tematiche Esg, con un’ottima copertura dei KPI all’interno dei bilanci di sostenibilità, anche guidato dalla maggior pressione sociale e mediatica che il settore affronta. «Tuttavia», conclude Petronio «in termini di decarbonizzazione, biodiversità e circolarità, l’industria è ancora molto indietro. I player internazionali mostrano un impegno maggiore e degli obiettivi più sfidanti, che i competitor italiani stentano ancora ad eguagliare. Il miglioramento dei retailer italiani da questo punto di vista è legato all’ispirazione che trarranno dalle «best practice» dei loro concorrenti internazionali, con la sfida di rendere la sostenibilità e la diminuzione delle esternalità negative un elemento intrinseco al concetto di qualità del prodotto».

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