martedì, 27 Febbraio 2024

Enasarco, l’imperativo categorico della continuità nel risanamento

“Non c’è pace tra gli ulivi” è il titolo di un film con Raf Vallone e Lucia Bosè, scolpito nella storia del cinema italiano, usato come metafora per mille titoli giornalistici, dedicati nei decenni (il film è del ’50!) a tanti scenari di litigio, dissapore o vero e proprio scontro. Tanti scenari, tra cui quello dell’Enasarco, la grande cassa previdenziale privata con circa 230 mila iscritti che quindi provvede al futuro pensionistico della maggior parte dei lavoratori autonomi del commercio, dagli agenti rappresentanti ai consulenti finanziari.

La recente approvazione da parte dell’assemblea dei delegati del budget assestato 2023 e del budget per il 2024, è stata ottenuta senza pathos ma con la sorpresa di alcune astensioni tra le file della maggioranza, pur passando comunque, sia pure con un margine non larghissimo. Prove tecniche di rimpasto? Visto da lontano, il quadro potrebbe sembrare quello. E – per carità – tutto è possibile, la democrazia in Italia ha messo in scena bel altri carnevali. Ma non è così. Non deve esserlo.

La sfida della lista “FarePresto!”, quella che ha vinto le elezioni due anni fa ed ha poi faticato molto, giuridicamente, per sventare una serie di trabocchetti nei quali i perdenti avevano tentato di farla cadere, è appena agli inizi. Al di là delle persone, la bonifica gestionale in nome della quale “FarePresto!” ha vinto deve proseguire. E’ noto – e anche ovvio – che ci sono stati scambi di opinioni anche vivaci all’interno della maggioranza che la compone. Ma è fisiologico, in democrazia: a patto di non far degenerare le divergenze di opinioni in rottura. La coesione formatasi attorno al ruolo dell’Anasf è essenziale per la miglior gestione dell’ente, e quindi del futuro dei suoi assistiti.

La presidenza, affidata dalla lista ad Alfonsino Mei – che aveva avuto l’investitura dell’Anasf di Luigi Conte a guidarla ed era stato il comandante in campo della lunga campagna elettorale e della difesa degli eletti contro il fuoco di sbarramento dei perdenti – ha retto la prova, e questo è comunque un dato positivo. Ma questo scricchiolio delle astensioni, da chiunque voluto, non va sottovalutato, è una spia d’allarme di cui tener conto per placare gli animi quanto prima. Per carità: cambiare opinione, in democrazia, non è un crimine ed è normale dialettica, che però genera inefficienza e può – se non governata – determinare autogol.

“Ricordo che uno dei principali obiettivi di Enasarco è quello di garantire una copertura previdenziale ad agenti e rappresentanti di commercio, consulenti finanziari ed agenti in attività finanziaria – ha giustamente detto Mei, nel suo breve intervento di apertura – offrendo loro un sistema di welfare completo e sempre più personalizzato. Infatti, Enasarco fornisce una pensione integrativa obbligatoria, con l’obiettivo di dare ai nostri iscritti un sostegno concreto per una vecchiaia serena e senza preoccupazioni economiche (…) Ritengo fondamentale questo passaggio assembleare ed il ruolo di controllo di voi delegati, perché lo dobbiamo sempre ricordare: i veri proprietari di Enasarco sono i nostri iscritti che versano i loro contributi attraverso il loro giornaliero duro lavoro, soprattutto in questo contesto economico così difficile”.

Il quadro macroeconomico è preoccupante. “La riduzione del numero dei contribuenti, anche se limitata (è stata del -0,7% nell’anno 2023) rimane un forte segnale a cui va posta la necessaria attenzione”, ha sottolineato Mei: “L’aumento della platea degli iscritti sarebbe un fondamentale aiuto sotto il profilo previdenziale per la nostra Fondazione, ma l’allargamento dovrebbe passare necessariamente da un processo condiviso tra tutti gli attori del mondo della mediazione, comprese le parti sociali, le istituzioni ed il mondo politico. Ogni fuga in avanti su questo tema rischia di mettere in discussione il difficile nuovo percorso che si sta tentando di costruire di un’Enasarco del futuro sempre più punto di riferimento sia per gli iscritti e per le aziende”.

La grande cassa degli agenti e dei consulenti ha insomma davanti a se una sfida impressionante, quella di aprire la strada a un assetto innovativo della gestione previdenziale che sia imitabile dal sistema previdenziale italiano, che è tutto esposto al rischio di una crisi senza precedenti, come le proiezioni demografiche e attuariali dimostrano, dall’Inps all’ultimo ente privato. E l’Enasarco è l’unica cassa privata al cui interno gravita la categoria dei professionisti del risparmio, che più di tutte può con consapevolezza presidiare la gestione ottimale delle risorse. Il sistema ha bisogno che quest’alchimia funzioni, o meglio continui a funzionare, perché nonostante mille turbolenze la partenza – questo primo anno di gestione – è stata positiva. Occorre però porre al riparo la cassa innanzitutto dai retaggi (e dai ritorni di fiamma) di una vecchia lottizzazione dissipatrice sempre pronta a rialzare la testa – i bilanci del passato non descrivono certo un percorso da imitare – sia da personalismi e dissapori intestini, a chiunque addebitabili. Torna in mente l’apologo di Menenio Agrippa: tutte le parti di un organismo concorrono a mantenerlo vivo e attivo, l’importante è che ciascuna di esse sia consapevole non solo e non tanto della propria funzione, quanto anche e soprattutto della sua interdipendenza dalle funzioni altrui.

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