martedì, 27 Febbraio 2024

Trading on Terror?

Ospitiamo con grande piacere il contributo a firma di Stefano Modena:

“Trading on terror? Questo è il titolo di un interessante documento di 66 pagine scritto da Robert J. Jackson Jr. della New York University e Joshua Mitts della Columbia University, pubblicato lo scorso 3 dicembre. I due professori americani hanno di fatto dimostrato come alcuni trader fossero informati dell’imminente attacco di Hamas almeno dal 2 ottobre e avessero preso posizioni ribassiste per lucrare sulla tragedia che si stava per consumare. Il grafico che riporta il volume totale delle azioni delle vendite allo scoperto dal primo settembre al 6 ottobre 2023 mostra infatti proprio in quel giorno un picco anomalo che lascia poco spazio alla fantasia.

Dallo studio emerge che le vendite allo scoperto del 2 ottobre hanno superato di gran lunga anche quelle di numerose altre crisi precedenti, incluse la recessione seguita all’invasione di Gaza del 2014 e della pandemia del Covid-19. Analizzando quanto accaduto nelle contrattazioni relative ad un solo titolo, Bank Leumi, la ricerca ha messo in evidenza che le vendite allo scoperto effettuate tra il 14 settembre e il 5 ottobre hanno portato agli speculatori un profitto di 3,2 miliardi di shekel, al cambio circa 800 milioni di euro. Jackson e Mitts mettono in evidenza la mancanza di norme che regolino casi simili di insider trading e si domandano se le leggi possano regolare questo tipo di transazioni. Nella teoria economica gli arbitraggi danno liquidità al mercato e consentono una più efficace allocazione delle risorse. Qui però bisogna interrogarsi se ciò possa essere valido anche in questo tipo di situazioni e come reagire. I profitti conseguiti in questo modo non solo sono moralmente ripugnanti, ma possono essere fonte di finanziamento di attività terroristiche e destabilizzanti.Lo studio costituisce un interessante punto di congiunzione tra geopolitica e finanza, spesso accusata di guadagnare dalle guerre. In questo caso si va oltre, poiché sembra che si possano preparare azioni belliche con il preciso scopo di creare condizioni per approfittare delle reazioni del mercato.Non meno inquietante è la possibilità che i fatti possano essere manipolati attraverso il lancio di falsi segnali ai mercati. Paradossalmente una maggiore diffusione delle informazioni note all’intelligence darebbe loro maggiori capacità di autoregolarsi, andando a ridurre le capacità speculative. A ben vedere qualcosa del genere era successo pochi giorni prima dello scoppio della guerra in Ucraina quando gli Stati uniti avevano diffuso informazioni che davano per certa l’invasione Russa con evidenze fotografiche satellitari dell’ammassamento di truppe. Il conflitto era scoppiato lo stesso e subito dopo il prezzo del gas si è impennato, ma non erano emerse notizie di enormi speculazioni nei giorni precedenti l’invasione. Pur mantenendo il focus sulla relazione tra soldi e potere lo studio dà un nuovo punto di vista sui conflitti mettendo in evidenza una capacità di manipolazione/utilizzo del mercato fino ad ora inimmaginabile”.

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