Btp oltre il 4%, i titoli di Stato tornano a sedurre i risparmiatori: rendimenti più alti, ma attenzione a scadenze e concentrazione

Il ritorno dei rendimenti obbligazionari su livelli che non si vedevano da tempo riporta i titoli di Stato al centro delle scelte dei risparmiatori. Il Btp decennale italiano ha chiuso venerdì 21 agosto intorno al 4,08%, mentre il Bund tedesco viaggia poco sopra il 3,2%: numeri che tornano ad apparire interessanti in un’area euro dove l’inflazione di luglio è stata pari al 2,9%. Ma il rendimento più elevato non cancella i rischi: durata, emittente e possibilità di dover vendere prima della scadenza restano elementi decisivi nella costruzione del portafoglio.

Il Btp sopra il 4% torna a fare concorrenza agli altri investimenti

Sul mercato secondario il rendimento del decennale italiano è risalito oltre la soglia psicologica del 4%, chiudendo il 21 agosto al 4,08%, con uno spread sul Bund di circa 82 punti base. Il dato va però letto correttamente: non coincide necessariamente con la cedola del titolo, ma esprime il rendimento a scadenza ai prezzi di mercato del momento. Per chi mantiene il bond fino al rimborso, il livello attuale offre una remunerazione nominale superiore all’inflazione dell’eurozona rilevata a luglio; chi vende prima, invece, resta esposto alle oscillazioni dei prezzi. I titoli di Stato italiani beneficiano inoltre della tassazione agevolata al 12,5% prevista per i relativi redditi finanziari.

Più rendimento significa anche più sensibilità ai tassi

La corsa dei rendimenti non riguarda soltanto l’Italia. Il Bund decennale tedesco ha recentemente toccato livelli che non si vedevano da circa quindici anni, mentre sull’intero mercato obbligazionario europeo pesano timori sull’inflazione, maggiore emissione di debito pubblico e riduzione del sostegno delle banche centrali. La Bce mantiene il tasso sui depositi al 2,25% e non reinveste più integralmente i titoli in scadenza dei programmi APP e PEPP. Per il risparmiatore il punto essenziale è che quando i tassi di mercato salgono, i prezzi delle obbligazioni a tasso fisso tendono a scendere; questo rischio di tasso aumenta quanto più lunga è la scadenza.

Dalle scadenze agli emittenti: perché non basta scegliere il rendimento più alto

Un portafoglio obbligazionario non dovrebbe essere costruito inseguendo esclusivamente il titolo che offre la cedola o il rendimento maggiore. Concentrare tutto su Btp della stessa durata significa esporsi contemporaneamente allo stesso rischio Paese e alle medesime oscillazioni dei tassi. La Banca d’Italia ricorda che la diversificazione può passare attraverso scadenze differenti, strumenti a tasso fisso e variabile ed emittenti diversi, dagli Stati dell’area euro agli organismi sovranazionali. Una distribuzione delle scadenze consente inoltre di evitare che l’intero capitale debba essere reinvestito nello stesso momento e alle condizioni di mercato di un’unica fase.

Il vero nodo è quanto tempo si può lasciare investito il capitale

La durata dell’investimento diventa quindi importante quanto il rendimento promesso dal mercato. Le scadenze brevi tendono a essere meno sensibili alle variazioni dei tassi, mentre i titoli a dieci, venti o trent’anni possono subire movimenti di prezzo molto più marcati: possono guadagnare valore se i rendimenti scendono, ma perdere terreno se la curva dei tassi continua a salire. Per questo il ritorno dei Btp sopra il 4% rappresenta un’opportunità da valutare all’interno dell’intero patrimonio e non un invito automatico ad aumentare l’esposizione al debito italiano. In una fase caratterizzata da inflazione incerta, grande offerta di obbligazioni e tensioni geopolitiche, la capacità di distribuire capitale tra tempi e rischi diversi resta una delle principali difese del risparmiatore.

Condividi articolo:

Popolari

Gli articoli giorno per giorno

Altri articoli
Correlati

OpenAI punta a 70 miliardi di ricavi annualizzati entro il 2026

La crescita dell'intelligenza artificiale continua a sostenere l'espansione di...

UniCredit, cda straordinario: possibile focus su Banca Generali

Nuovi movimenti nel settore bancario italiano, con UniCredit che...