Il risiko bancario italiano entra in una nuova settimana decisiva. Banco BPM ha convocato per martedì 25 agosto un consiglio di amministrazione straordinario, fuori dal calendario ordinario, per avviare l’esame dell’offerta pubblica di scambio lanciata da Monte dei Paschi di Siena. Secondo Radiocor, sul tavolo del board ci sarà essenzialmente l’operazione proposta da Luigi Lovaglio, mentre l’attenzione del mercato è già concentrata sulla posizione di Crédit Agricole, primo azionista di Piazza Meda con oltre il 29% del capitale.
Un’offerta da 25,3 miliardi senza premio iniziale
L’offerta prevede 1,567 nuove azioni del Monte per ogni titolo Banco BPM consegnato, con una valorizzazione indicativa di 16,729 euro per azione e un controvalore complessivo di circa 25,3 miliardi di euro. Sulla base dei prezzi ufficiali precedenti all’annuncio, l’operazione non incorpora un premio per gli azionisti di Banco BPM. L’Ops è interamente in azioni e si inserisce nel più ampio progetto di Lovaglio, che prevede anche una seconda offerta su Banca Generali.
Crédit Agricole diventa l’ago della bilancia
Il passaggio più delicato riguarda Crédit Agricole, che secondo Reuters possiede il 29,3% di Banco BPM e che già a luglio aveva espresso contrarietà a una precedente ipotesi di aggregazione con Siena. La riunione di martedì servirà quindi anche a misurare l’atteggiamento dei consiglieri riconducibili al socio francese. Se entrambe le Ops di Mps andassero in porto integralmente, Reuters calcola che Crédit Agricole diventerebbe il maggiore azionista del nuovo gruppo con circa l’11% del capitale.
Il piano di Lovaglio vale 34 miliardi e promette 2,6 miliardi di sinergie
La proposta su Banco BPM è soltanto metà della strategia con cui Luigi Lovaglio prova a ridisegnare gli equilibri del credito italiano. Secondo Reuters, le due offerte su Banco BPM e Banca Generali valgono complessivamente circa 34 miliardi di euro e, nelle stime di Mps, potrebbero produrre 2,6 miliardi di sinergie annue ante imposte. Siena punta a creare uno dei maggiori gruppi bancari europei e a mantenere la propria autonomia di fronte all’offerta di Intesa Sanpaolo, ma il piano dovrà ottenere il via libera di almeno due terzi del capitale presente all’assemblea Mps fissata per il 29 ottobre.
S&P avverte: l’operazione è industrialmente forte, ma complessa
Sul progetto cominciano intanto ad accumularsi le valutazioni degli analisti. Secondo S&P, l’operazione presenta un solido razionale strategico nel consolidamento bancario, ma anche rischi di esecuzione superiori a quelli delle principali aggregazioni recenti. Il nodo è la contemporaneità delle operazioni: Mps dovrebbe completare l’integrazione di Mediobanca e, nello stesso tempo, affrontare Banco BPM e Banca Generali. Per il mercato, dunque, la questione non riguarda soltanto la convenienza dello scambio, ma la capacità di sostenere una trasformazione industriale di dimensioni eccezionali.

