Il petrolio torna bruscamente indietro e il Brent scivola sotto la soglia dei 90 dollari, mentre gli investitori ridimensionano il premio al rischio incorporato nelle quotazioni nelle ultime settimane. A pesare è soprattutto la lettura data dal mercato al nuovo piano di sanzioni statunitensi contro l’Iran: misure severe sul fronte economico, ma considerate per ora meno pericolose per le forniture globali rispetto a una possibile escalation militare in Medio Oriente. Il benchmark europeo arriva nell’area di 89,4 dollari al barile, con una flessione nell’ordine del 3%.
Il mercato riduce il premio per il rischio geopolitico
Il movimento delle quotazioni segnala un cambio di percezione degli operatori, che sembrano attribuire minore probabilità a uno scenario di interruzione immediata delle forniture. Washington ha ampliato la pressione economica su Teheran e minacciato conseguenze per i Paesi che continueranno a intrattenere rapporti commerciali con l’Iran, senza però accompagnare finora il piano con misure capaci di incidere direttamente e nell’immediato sui flussi di greggio. È proprio questa distinzione tra pressione finanziaria ed escalation militare ad aver favorito le vendite sul petrolio.
Washington stringe sull’Iran, ma gli operatori restano cauti
Il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha annunciato un ampliamento della strategia sanzionatoria, con l’obiettivo di aumentare l’isolamento economico di Teheran e spingere i suoi partner commerciali a ridurre i rapporti con il Paese. Secondo quanto riportato da Reuters, gli Stati Uniti hanno prospettato anche il ricorso a sanzioni secondarie, ma senza imporre nell’immediato misure generalizzate ai principali acquirenti del petrolio iraniano. Un elemento che, almeno nel breve termine, ha ridotto i timori di uno shock improvviso sull’offerta mondiale.
Brent ai minimi settimanali, giù anche il Wti
Le vendite hanno interessato entrambi i principali benchmark. Nel corso della seduta del 25 agosto il Brent ha progressivamente ampliato le perdite, scendendo fino all’area dei 89 dollari, mentre il West Texas Intermediateamericano è arretrato verso quota 82 dollari al barile. I prezzi sono così tornati sui minimi di circa una settimana, cancellando parte del rialzo accumulato nelle sedute precedenti, quando le tensioni sull’Iran e sulla sicurezza delle rotte energetiche avevano sostenuto una forte componente di rischio geopolitico.
Resta l’incognita Hormuz: il sollievo dei mercati può essere fragile
Il ribasso non significa tuttavia che i rischi siano scomparsi. Le tensioni nel Golfo Persico restano elevate e il mercato continua a guardare con particolare attenzione allo Stretto di Hormuz, snodo strategico per il commercio mondiale di energia. Nelle ultime ore sono inoltre emersi nuovi episodi di tensione nel trasporto marittimo e interruzioni produttive in altre aree, dalla Russia al Kazakhstan. Il prezzo del greggio resta quindi estremamente sensibile a qualsiasi segnale di nuova escalation, con una volatilità destinata a rimanere elevata finché il quadro tra Washington e Teheran non diventerà più chiaro.

