La partita del risiko bancario italiano si gioca ormai anche sul terreno della comunicazione con i mercati internazionali. Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Monte dei Paschi di Siena, sceglie una lettera al Financial Times per contestare la rappresentazione di un gruppo chiamato a gestire contemporaneamente una complessa integrazione tra più istituti. Al centro della replica c’è Mediobanca: per Lovaglio non è una nuova operazione da avviare, ma un’integrazione già in corso e incorporata nel piano industriale di Mps. Una precisazione che arriva nel pieno della sfida per ridisegnare gli equilibri del credito italiano.
La replica al Financial Times: “Il rischio è sovrastimato”
La lettera risponde alla rubrica Lex del quotidiano britannico, che aveva messo l’accento sulla difficoltà di governare insieme Mediobanca, Banco Bpm e Banca Generali. Lovaglio contesta questa impostazione perché, sostiene, trattare Mediobanca come una nuova acquisizione finisce per amplificare ciò che resta da fare e il rischio di esecuzione. Il ceo distingue inoltre i nuovi dossier: Banco Bpm avrebbe la natura di una tradizionale aggregazione bancaria, mentre Banca Generali rappresenterebbe un’espansione soprattutto nel wealth management.
Mediobanca, dall’86,3% al progetto di fusione
La ricostruzione societaria conferma che il processo è già avanzato, anche se non ancora concluso. Dopo l’Opas del 2025 Mps è salita all’86,3% di Mediobanca; il 17 febbraio 2026 è stato avviato il percorso di piena integrazione attraverso la fusione per incorporazione e il successivo delisting. Il 10 marzo i consigli di amministrazione hanno poi approvato formalmente il progetto di fusione, fissando anche il rapporto di cambio in 2,450 azioni Mps per ogni titolo Mediobanca. Mps ha indicato il completamento della riorganizzazione societaria entro il quarto trimestre 2026.
Il piano industriale ha già incorporato le sinergie
Mediobanca è già entrata anche nell’architettura del piano industriale Mps 2026-2030, approvato a febbraio. Il documento punta alla creazione di un gruppo bancario integrato e stima in circa 700 milioni di euro il potenziale di sinergie legato alla combinazione, preservando al tempo stesso le competenze distintive di Mediobanca nel corporate & investment banking e nel private banking. L’integrazione ha inoltre iniziato a produrre attività operative: Mediobanca ha comunicato a giugno l’avvio della distribuzione di prodotti strutturati e dell’integrazione delle attività con Mps.
Banco Bpm e Banca Generali, la nuova prova per Mps
Il punto più delicato riguarda quindi non tanto l’avvio del dossier Mediobanca, quanto la capacità di Mps di affiancargli due nuove operazioni di grande dimensione. Le offerte in azioni su Banco Bpm e Banca Generali valgono complessivamente circa 34 miliardi di euro: 25,3 miliardi per Banco Bpm e 8,7 miliardi per Banca Generali. Il progetto prospetta 2,6 miliardi di sinergie annue ante imposte e 4 miliardi di distribuzioni straordinarie agli azionisti Mps. È su questa capacità di gestire contemporaneamente crescita, consenso degli azionisti e complessità industriale che si concentra ora il giudizio del mercato.

