La Banca centrale europea si avvicina alla riunione di settembre con un quadro più complesso del previsto: l’inflazione resta sopra il target, l’economia dell’Eurozona mostra una tenuta superiore alle attese e il costo dell’energia continua a risentire delle tensioni geopolitiche. In questo scenario, i mercati monetari stanno tornando a prezzare una nuova stretta sui tassi, mentre all’interno della Bce cresce l’attenzione per il rischio che le pressioni sui prezzi diventino più persistenti.
Schnabel apre a una nuova stretta
Isabel Schnabel, membro del comitato esecutivo della Bce, ha indicato la necessità di un ulteriore intervento restrittivo. Secondo la componente tedesca del board, con i tassi al 2,25% è difficile riportare stabilmente l’inflazione verso il 2% nel medio periodo. Il rischio, ha spiegato in un’intervista a Bloomberg, è intervenire troppo tardi e dover poi adottare misure più aggressive.
Inflazione ancora sopra il target
A luglio l’inflazione dell’Eurozona si è attestata al 2,9%, in lieve aumento rispetto al 2,8% di giugno. Il dato mantiene alta l’attenzione della Bce, soprattutto per l’impatto dei prezzi energetici e delle tensioni in Medio Oriente. Il capo economista Philip Lane ha segnalato che il carovita potrebbe restare vicino al 3% nel 2026, anche se il profilo dipenderà in larga parte dall’evoluzione dello scenario internazionale.
I mercati puntano su settembre
Le aspettative degli investitori si stanno già spostando verso una nuova mossa restrittiva. I mercati monetari scontano un rialzo dei tassi al 2,5% nella riunione del 10 settembre e assegnano una probabilità crescente a un ulteriore aumento di 25 punti base nei mesi successivi. La Bce aveva già alzato i tassi a giugno, dal 2% al 2,25%, dopo un anno di pausa, riaprendo così il ciclo di inasprimento monetario.
Crescita resiliente, ma il rischio è frenare troppo
Il quadro macroeconomico resta però meno fragile del previsto. Piero Cipollone, membro del comitato esecutivo della Bce, ha sottolineato che l’economia europea, pur rallentando, continua a mostrare una certa resilienza e che al momento non emergono segnali chiari di stagflazione. La difficoltà per Francoforte sarà quindi calibrare la politica monetaria senza comprimere eccessivamente la crescita, soprattutto in presenza di uno shock energetico che nasce dal lato dell’offerta.

