Il mercato delle criptovalute entra sempre più nel cuore della finanza tradizionale, ma continua a mostrare una doppia anima. Da una parte cresce l’impiego di Bitcoin come garanzia per accedere al credito e acquistare una casa; dall’altra aumentano le operazioni delle autorità contro piattaforme sospettate di utilizzare gli asset digitali per sottrarre denaro ai risparmiatori. Due vicende emerse negli ultimi giorni, tra Ucraina e Stati Uniti, raccontano quanto rapidamente stia cambiando il confine tra innovazione, credito e rischio.
Ucraina, la rete delle false piattaforme crypto
La polizia nazionale ucraina e il servizio di sicurezza SBU hanno smantellato una rete che avrebbe utilizzato false piattaforme d’investimento per colpire cittadini di oltre 20 Paesi. Gli investigatori hanno finora individuato 62 vittime e sostengono che nell’organizzazione fossero coinvolti più di 46 cittadini ucraini. Nei periodi di picco, secondo l’SBU, l’attività avrebbe movimentato fino a un milione di dollari al mese.
Il meccanismo: rendimenti fittizi e portafogli svuotati
Secondo gli inquirenti, gli utenti venivano attirati con la promessa di investimenti redditizi e indirizzati verso siti che imitavano servizi crypto legittimi. Nei conti personali comparivano operazioni e profitti fittizi, mentre il collegamento del portafoglio digitale consentiva a un software malevolo, definito “drainer”, di effettuare trasferimenti non autorizzati. Nelle perquisizioni di 23 uffici e abitazioni sono stati sequestrati dispositivi informatici, denaro e 16 auto di lusso; l’indagine è ancora in corso.
Negli Usa il Bitcoin entra nel mutuo per la casa
Sul versante opposto c’è l’esperimento finanziario di Better Mortgage e Coinbase, diventato disponibile al pubblico negli Stati Uniti a fine agosto. Il cliente può impegnare Bitcoin senza venderli per finanziare l’anticipo su un mutuo conforme agli standard Fannie Mae: il modello prevede due finanziamenti e, per la parte garantita dalle crypto, un rapporto iniziale del 250%, cioè 2,50 dollari in Bitcoin per ogni dollaro finanziato per il down payment. Le variazioni del prezzo di BTC non provocano margin call né richieste automatiche di nuovo collaterale.
Il nodo del collaterale e il rischio per il mutuatario
Il punto più delicato riguarda ciò che accade ai Bitcoin impegnati. Better ha dichiarato a CoinDesk di poter riutilizzare il collaterale, purché mantenga una quantità equivalente di Bitcoin disponibile per la restituzione; il cliente, inoltre, non può recuperare gli asset semplicemente estinguendo il prestito destinato all’anticipo, perché la garanzia resta vincolata fino al rimborso o al rifinanziamento del mutuo principale. È una forma di finanza ibrida che evita la vendita immediata delle crypto, ma aggiunge al rischio di mercato anche quello legato alla struttura contrattuale e alla controparte.
Dalle crypto speculative agli asset per il credito
Le due vicende mostrano due direzioni molto diverse dello stesso mercato. In Europa le autorità rafforzano il contrasto alle frodi digitali e agli schemi costruiti intorno a falsi investimenti; negli Stati Uniti Bitcoin comincia invece a essere utilizzato come leva per accedere a prodotti finanziari tradizionali. La partita si sposta così dalla semplice compravendita di token alla gestione del rischio finanziario, della custodia e delle garanzie: un passaggio destinato a rendere sempre più importante la lettura delle condizioni contrattuali oltre all’andamento del prezzo delle criptovalute.

