Dopo il rialzo di settembre, la Federal Reserve lascia aperto un percorso ancora restrittivo, ma il Fomc resta diviso sull’intensità delle prossime mosse. Quattro funzionari prevedono infatti altri due aumenti dei tassi entro la fine del 2026, mentre due non indicano ulteriori strette. Il quadro conferma una dispersione significativa delle attese all’interno della banca centrale, nonostante la decisione appena presa sia stata unanime.
Il dot plot segnala ancora una Fed restrittiva
Le nuove proiezioni sui tassi mostrano che la maggioranza dei policymaker continua a vedere spazio per un costo del denaro più elevato nei prossimi mesi. Il cosiddetto dot plot, che raccoglie le stime individuali dei membri del Fomc, indica una mediana coerente con almeno un altro rialzo nel 2026. Le previsioni, però, non rappresentano un impegno formale della Fed, ma la fotografia delle valutazioni dei singoli funzionari al momento della riunione.
Petrolio in calo nelle ultime ore, ma resta sopra 100 dollari
Nelle ultime ore il petrolio ha proseguito la discesa, pur restando su livelli elevati. Il Brent è sceso fino a circa 105,64 dollari al barile, mentre il WTI americano si è portato intorno a 102,10 dollari, estendendo le perdite dopo un calo di circa 3 dollari nella seduta precedente. A frenare i prezzi è stata soprattutto la notizia di maggiori forniture saudite verso l’Asia attraverso l’Oman, che ha attenuato parte dei timori sulle interruzioni dell’offerta.
Quattro membri vedono altre due strette
All’interno del Comitato emerge una componente più aggressiva: quattro funzionari prevedono altri due rialzi entro dicembre, segnale di una preoccupazione ancora forte per la persistenza dell’inflazione. All’estremo opposto, due membri ritengono invece sufficiente il livello raggiunto con la stretta di settembre e non incorporano ulteriori aumenti nel resto dell’anno. Il divario fotografa una Fed ancora incerta sulla velocità con cui raffreddare le pressioni sui prezzi.
Inflazione ancora il vero spartiacque
Il punto centrale resta l’inflazione, che la Fed continua a giudicare troppo elevata. Le nuove proiezioni indicano un Pce al 3,7% nel 2026, ancora ben al di sopra dell’obiettivo del 2%, mentre la crescita del Pil è stimata al 2,3%. Il mix di economia solida e prezzi persistenti lascia quindi margine a ulteriori strette, ma aumenta anche il rischio che una politica troppo aggressiva finisca per comprimere crescita e credito.
Per i mercati conta la dispersione delle attese
Dal punto di vista finanziario, il dato più rilevante non è solo la mediana, ma la dispersione delle previsioni. Un Fomc con traiettorie diverse rende meno leggibile il percorso dei tassi e aumenta la sensibilità di Treasury, dollaro e mercati azionari ai prossimi dati macro. Con Warsh che continua a evitare una guidance rigida, ogni dato su inflazione, occupazione e attività economica può modificare rapidamente le aspettative sulla curva dei Fed Funds.

