“La Bank of Japan torna al centro dei mercati, tra attese di nuovi rialzi, volatilità dello yen e possibili effetti sugli utili azionari giapponesi”. L’analisi a cura di David Clewell, co-portfolio manager, multi-asset global income di T. Rowe Price.
“Nel breve termine, ci aspettiamo una certa volatilità dello yen giapponese, poiché nei prossimi giorni il mercato dovrà assimilare le dichiarazioni del presidente della Fed statunitense Kevin Warsh e del governatore della Banca del Giappone Kazuo Ueda. Sarebbe quindi una sorpresa se la Banca del Giappone decidesse di non aumentare i tassi, soprattutto considerando che la Federal Reserve statunitense ha recentemente aumentato i tassi accompagnando la mossa con un messaggio più restrittivo riguardo al proprio mandato in materia di inflazione.
Un’altra sorpresa sarebbe se il governatore Kazuo Ueda smorzasse le aspettative del mercato riguardo a ulteriori aumenti dei tassi fino al 2027. La questione chiave nella riunione di questa settimana potrebbe quindi essere meno l’atteso aumento dei tassi in sé e più la fermezza con cui la Banca del Giappone manterrà aperta la porta a un’ulteriore normalizzazione per impedire un significativo deprezzamento dello yen rispetto al dollaro statunitense. Il nostro scenario di base prevede che lo yen rimanga all’interno di un intervallo ristretto, con il limite superiore intorno a 164, poiché gli investitori cercheranno di evitare l’impatto di un intervento inaspettato.
Il tasso di cambio USD/JPY a 140 potrebbe rappresentare il minimo per ragioni tecniche, anche se la BOJ dovesse impegnarsi fermamente in un ciclo sostenuto di aumenti dei tassi. È inoltre importante monitorare il ritmo delle fluttuazioni dello yen.
La volatilità dello yen può minare la fiducia nelle decisioni di spesa delle imprese e rischia di creare maggiore incertezza politica per la BOJ. Uno yen più forte potrebbe diventare un fattore sfavorevole per i titoli azionari giapponesi; si tratta di un ambito in cui un apprezzamento sostenuto dello yen potrebbe assumere un’importanza crescente.
Riteniamo che un livello di circa 152 yen rispetto al dollaro statunitense sia un livello importante da monitorare. Ciò corrisponde all’incirca alle ipotesi di cambio incorporate nelle previsioni delle società giapponesi. Storicamente, una volta che il tasso di cambio supera tali ipotesi, la crescita degli utili giapponesi si è appiattita o è diventata negativa. Con i titoli azionari giapponesi già scambiati a valutazioni relativamente elevate e dipendenti dal continuo sostegno degli utili, uno yen significativamente più forte potrebbe quindi rappresentare una sfida maggiore per il mercato”.

