Una settimana dominata dalle banche centrali, dai timori sull’inflazione e da un petrolio ancora sopra quota 100 dollari lascia il segno sulle Borse europee. A pagare il conto più pesante è Piazza Affari, con il Ftse Mib che chiude l’ottava in calo dell’1,8%, mentre gli investitori fanno i conti con una politica monetaria tornata più restrittiva. Nel listino milanese spicca la corsa di Diasorin, mentre Stellantis finisce sotto una forte pressione delle vendite.
Banche centrali protagoniste, torna la pressione sui mercati
Il filo conduttore della settimana è stato il costo del denaro. La Federal Reserve ha aumentato i tassi di 25 punti base e anche la Bank of Japan ha stretto la politica monetaria, portando il proprio riferimento all’1,25%, il livello più alto dal 1995. La Bank of England ha invece lasciato i tassi invariati. Una combinazione che ha riacceso sui mercati il confronto tra inflazione e crescita, con l’energia che continua a rappresentare una variabile decisiva.
Milano maglia nera, vendite sull’automotive
Nel bilancio dell’ottava il Ftse Mib perde l’1,8%, facendo peggio delle altre principali piazze europee indicate da Radiocor: Parigi cede l’1,5%, Francoforte l’1,1% e Madrid l’1,6%, mentre Londra riesce a mantenersi appena sopra la parità con un +0,1%. A livello settoriale è soprattutto l’automotive a soffrire, con un arretramento del 3,1%, seguito da materie prime e retail, entrambi in calo del 2,5%. In controtendenza l’health care, che guadagna il 2,9%.
Diasorin guida il listino, Poste e Campari in evidenza
A Piazza Affari la settimana premia soprattutto Diasorin, indicata da Radiocor in progresso del 4,4%, sostenuta anche dalla buona intonazione del comparto sanitario. Alle sue spalle si colloca Poste Italiane con un +3,2%, alla vigilia della riapertura dei termini dell’Opas su Tim prevista da lunedì 21 settembre. Bene anche Campari, in rialzo del 3,1%, e Brunello Cucinelli, che mette a segno un +3% sostenuta dalle attese degli analisti sui risultati trimestrali.
Stellantis scivola, sotto pressione anche UniCredit
Sul versante opposto è Stellantis a concentrare le vendite: Radiocor indica una flessione settimanale del 10%, attribuita ai timori degli analisti sulla velocità di recupero dei margini in Nord America rispetto alla ripresa dei volumi. In rosso anche UniCredit, che lascia sul terreno il 4,7% nonostante i progressi sul dossier Commerzbank, mentre Buzzi arretra del 4,1%. I dati pubblicati da Borsa Italiana durante la seduta confermano la forte debolezza di Stellantis e la pressione sul comparto.
Euro più debole, bitcoin in controtendenza
Il clima di maggiore cautela si riflette anche sul mercato valutario. Nell’arco della settimana l’euro perde l’1,2% nei confronti del dollaro, mentre tra gli asset più volatili il bitcoin procede nella direzione opposta e mette a segno un rialzo del 4,1%. Sullo sfondo resta il petrolio, ancora sopra i 100 dollari al barile nonostante il ridimensionamento registrato nelle ultime sedute: una variabile che continua a condizionare aspettative sui prezzi, banche centrali e valutazioni degli investitori.

