Il 5% è una soglia psicologica, ma soprattutto un prezzo. Quello che gli Stati Uniti devono riconoscere agli investitori per convincerli a finanziare il proprio debito a lungo termine. Il rendimento del Treasury decennale è tornato oltre quel livello, mentre il debito federale ha superato i 40 mila miliardi di dollari. Ma dietro la risalita dei tassi non ci sono soltanto deficit e inflazione: sul mercato obbligazionario sta arrivando anche l’enorme domanda di capitali necessaria a finanziare la corsa globale all’intelligenza artificiale.
Treasury al 5%, torna una soglia che fa paura ai mercati
Il rendimento del Treasury a dieci anni ha superato brevemente il 5%, un livello che aumenta il costo di finanziamento non soltanto per Washington ma, indirettamente, per famiglie e imprese americane. Mutui, prestiti e debito societario si confrontano infatti con un benchmark diventato molto più caro. Il movimento non è isolato: anche i rendimenti a lunga scadenza di altri grandi mercati obbligazionari hanno registrato forti rialzi, in un contesto segnato da inflazionepersistente e maggiore premio per il rischio.
Il debito Usa supera i 40 mila miliardi
A rendere più delicata la situazione è la dimensione raggiunta dal debito federale americano, che ad agosto ha oltrepassato per la prima volta quota 40 mila miliardi di dollari. Di questi, circa 32.300 miliardi erano titoli detenuti dal pubblico, secondo i dati del Tesoro Usa. L’aumento dei rendimenti rende progressivamente più oneroso rifinanziare una montagna di debito di queste dimensioni e alimenta l’attenzione degli investitori sulla sostenibilità dei conti pubblici americani. Il tema centrale è il costo degli interessi: nel 2025 gli interessi netti sul debito federale hanno raggiunto circa 1.250 miliardi di dollari, pari al 18,5% delle entrate, secondo un’analisi di DoubleLine. Il deficit resta inoltre molto elevato: il Congressional Budget Office ha stimato in circa 2 mila miliardi il disavanzo accumulato nei primi undici mesi dell’anno fiscale 2026. Più il debito viene rifinanziato a rendimenti elevati, maggiore diventa la pressione futura sul bilancio federale.
L’AI entra nella battaglia per i capitali
C’è poi un concorrente sempre più ingombrante per il Tesoro: la rivoluzione dell’intelligenza artificiale. Data center, chip e infrastrutture energetiche richiedono investimenti giganteschi e le grandi società tecnologiche stanno aumentando il ricorso al mercato obbligazionario. Secondo BofA Securities, i grandi hyperscaler avevano già collocato 121 miliardi di dollari di bond nel 2025, contro una media di 28 miliardi l’anno tra il 2020 e il 2024. Morgan Stanley stima che il debito legato all’AI possa avvicinarsi a 570 miliardi nel 2026. Il meccanismo è quello della competizione per il risparmio disponibile: più capitali vengono assorbiti dalle emissioni societarie, maggiore può diventare il rendimento necessario affinché i Treasury restino appetibili. Il presidente della Federal Reserve Kevin Warsh ha indicato proprio la raccolta degli hyperscaler tra i fattori che possono contribuire alla pressione sui rendimenti, insieme a crescita economica e geopolitica. Non c’è però unanimità sull’entità dell’effetto: secondo PIMCO, riportata da Fortune, il peso dell’AI sui Treasury sarebbe sovrastimato rispetto ad altri fattori macroeconomici.
Dal Treasury ai Btp, perché il 5% riguarda anche l’Europa
Quando sale il rendimento dell’asset considerato il riferimento mondiale per il tasso privo di rischio, le conseguenze possono propagarsi agli altri mercati obbligazionari. Rendimenti americani più elevati aumentano la concorrenza esercitata dai Treasury nei confronti degli altri titoli sovrani e societari. È uno dei fattori che contribuiscono a spiegare perché la tensione sui bond sia diventata un fenomeno più ampio, con rialzi osservati anche sui titoli a lunga scadenza di Germania, Francia, Regno Unito e Giappone. Il vero interrogativo diventa allora quanto a lungo il mercato resterà disposto ad assorbire contemporaneamente il fabbisogno del Tesoro americano e quello delle società impegnate nella costruzione dell’infrastruttura dell’AI. Il 5% sul decennale non equivale di per sé a una crisi e alcuni gestori continuano a considerare interessanti parti della curva dei Treasury. Segnala però che il capitale ha nuovamente un prezzo elevato e che debito pubblico, inflazione e investimenti tecnologici stanno contendendosi la stessa liquidità.

