Il Tesoro sceglie di restare alla finestra nella nuova, delicata fase del risiko bancario italiano. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha annunciato che il Mef, azionista di Monte dei Paschi con una partecipazione del 4,86%, non prenderà parte al voto dell’assemblea chiamata a pronunciarsi sulle mosse di Mps per Banco Bpm e Banca Generali. Una posizione che lascia agli azionisti e al mercato il compito di valutare i progetti in campo, mentre sulla banca senese incombe anche l’offerta lanciata da Intesa Sanpaolo.
Il Tesoro non entra nella partita assembleare
“Noi non partecipiamo e seguiremo la decisione del mercato”, ha spiegato Giorgetti indicando la linea del ministero dell’Economia in vista dell’assemblea straordinaria di Mps fissata per il 29 ottobre. Il ministro ha aggiunto che sarà il mercato, nella sua capacità di valutazione, a premiare l’offerta ritenuta migliore. Una scelta di non intervento nel voto che assume particolare peso proprio perché il Mef resta uno degli azionisti della banca dopo il progressivo processo di privatizzazione della partecipazione pubblica.
Mps gioca in difesa con Banco Bpm e Banca Generali
L’assemblea dovrà pronunciarsi sulle operazioni attraverso cui Siena tenta di ridisegnare il proprio futuro industriale: le offerte su Banco Bpm e Banca Generali, annunciate in agosto per un controvalore complessivo indicato in circa 34 miliardi di euro. Le due operazioni rappresentano anche una risposta alla pressione esercitata dall’offerta di Intesa su Mps e puntano, secondo il piano della banca senese, a rafforzare dimensioni, distribuzione e soprattutto il peso nel wealth management.
Intesa punta su Siena, il confronto si sposta sugli azionisti
Sul fronte opposto c’è Intesa Sanpaolo, che a giugno ha annunciato un’offerta pubblica di acquisto e scambio sulla totalità delle azioni Mps. L’operazione prevede 1,6 azioni Intesa e un euro in contanti per ogni titolo Mps portato in adesione; al momento dell’annuncio il corrispettivo complessivo era indicato in circa 30,6 miliardi di euro. Le offerte lanciate successivamente da Siena su Banco Bpm e Banca Generali restano, secondo Mps, irrevocabili anche nell’ipotesi in cui Intesa acquisisse il controllo della banca.
Il 29 ottobre diventa lo snodo del risiko
La partita entra così in una fase nella quale governance e mercato saranno strettamente intrecciati. Per effetto delle regole sulle misure difensive, le operazioni di Mps devono passare dall’assemblea e, secondo la documentazione riportata da Ansa, richiedono il voto favorevole dei due terzi dei soci presenti perché possano procedere. L’assenza del Tesoro dal voto restringe ulteriormente il confronto agli altri grandi azionisti e al mercato, trasformando il 29 ottobre in uno degli appuntamenti più rilevanti dell’attuale consolidamento bancario italiano.

