Un altro tassello va al suo posto nel nuovo assetto di Pirelli. La galassia che fa capo a Marco Tronchetti Provera ha portato la propria partecipazione complessiva al 29,9% del capitale, completando un percorso avviato due anni fa e rafforzando ulteriormente il peso dell’azionista italiano nella Bicocca. Un’operazione finanziaria che arriva mentre la governance di Pirelli sta attraversando una delle trasformazioni più profonde degli ultimi anni.
Camfin compra il 3,34% e arriva al limite fissato nel 2024
L’ultimo passo è stato realizzato da Camfin Alternative Assets, che ha rilevato da un primario istituto bancario un pacchetto pari al 3,34% di Pirelli. Con questa acquisizione, Marco Tronchetti Provera & C., Camfin, CAA e Longmarch Holding arrivano complessivamente a circa il 29,9% del capitale, raggiungendo il livello massimo che i rispettivi consigli di amministrazione avevano autorizzato nell’ottobre 2024. Il programma prevedeva infatti la possibilità di effettuare acquisti nell’arco di 24 mesi fino a una partecipazione complessiva del 29,9%. L’operazione chiude quindi un percorso pianificato, ma assume oggi un significato più ampio: consolida Camfin e MTP come azionisti stabili e rafforza la loro capacità di incidere sulle scelte strategiche della società senza superare quota 30%, soglia centrale nella disciplina italiana delle offerte pubbliche obbligatorie.
Il paradosso Sinochem
La fotografia dell’azionariato rimane particolare. Sinochem, attraverso Marco Polo International Italy, detiene ancora circa il 34,1% di Pirelli, una partecipazione superiore a quella riconducibile a Tronchetti Provera. Sul piano della governance, tuttavia, il peso del socio cinese è stato fortemente ridimensionato dalle prescrizioni adottate dal governo italiano attraverso il Golden Power. Le misure decise nell’aprile 2026 prevedono che, finché Marco Polo conserverà più del 9,99%, il socio cinese possa concorrere alla nomina di un massimo di tre consiglieri, due dei quali indipendenti. I suoi rappresentanti non possono inoltre ricoprire ruoli come presidente, vicepresidente o amministratore delegato né guidare i principali comitati. È così venuta meno la corrispondenza tradizionale tra peso nel capitale e influenza sulla gestione.
La nuova governance è già nelle mani della componente italiana
Il cambio di equilibrio è emerso con chiarezza nell’assemblea del 25 giugno. La lista presentata da Camfin, CAA, Longmarch e MTP ha ottenuto circa il 58,1% dei voti rappresentati, mentre alla lista presentata da Marco Polo sono andati tre consiglieri. Il nuovo consiglio ha poi nominato Marco Tronchetti Provera presidente esecutivo, Giovanni Tronchetti Provera vicepresidente e Andrea Casaluci amministratore delegato. C’è poi un passaggio ancora più significativo. Il 22 settembre Pirelli ha reso noto che MTP & C. ha dichiarato l’esistenza di una situazione di controllo su Pirelli. Il consiglio ha quindi incaricato il Comitato Controllo, Rischi e Corporate Governance di esaminare il quadro dei rapporti con l’azionista controllante, anche in vista di un possibile regolamento di gruppo che preservi l’autonomia societaria e la tutela del mercato.
Un miliardo negli Stati Uniti: la governance incontra la strategia
Il rafforzamento azionario arriva nello stesso momento in cui Pirelli accelera sul fronte industriale. Il consiglio ha appena approvato, a maggioranza e con il voto contrario dei tre consiglieri indicati da Marco Polo, un piano da circa 1 miliardo di euro per ampliare lo stabilimento di Rome, in Georgia. L’obiettivo è portare entro il 2033 la capacità produttiva fino a 6 milioni di pneumatici l’anno. Il progetto dovrebbe creare circa mille nuovi posti di lavoro e comprende lo sviluppo della tecnologia Cyber Tyre. Per Pirelli gli Stati Uniti rappresentano il maggiore mercato mondiale nel segmento High Value, con circa il 40% dei volumi globali del comparto. Il piano rafforza quindi la strategia “local-for-local”, riduce la dipendenza dalle catene internazionali e rende ancora più importante una governance stabile nel momento in cui il gruppo deve affrontare un nuovo ciclo di investimenti.
Il 29,9% vale più del semplice numero in portafoglio
Per il mercato il dato va dunque letto oltre la percentuale. Alla vigilia dell’operazione il sistema Camfin-MTP disponeva di circa il 26,2% del capitale; con l’ultimo acquisto arriva praticamente alla soglia del 30%, mentre Sinochem resta primo azionista nominale ma con diritti di governance limitati. È una configurazione insolita, nella quale la partecipazione più piccola dispone oggi di un’influenza societaria assai maggiore rispetto a quella che la sola fotografia dell’azionariato lascerebbe immaginare. La Borsa ha accolto la notizia senza scossoni: nelle prime contrattazioni del 23 settembre il titolo Pirelli si muoveva in moderato rialzo, nell’ordine di circa mezzo punto percentuale. Il messaggio agli investitori è però soprattutto di medio periodo: con la nuova struttura del consiglio, il rafforzamento di Camfin e il piano americano, Pirelli sta entrando in una fase nella quale assetto proprietario e strategia industriale risultano sempre più strettamente collegati.

